14/06/2026
🔥 Vi è mai capitato, nell’ultimo periodo, di scattare con una rabbia improvvisa, quasi feroce, per un contrattempo banale? Una mail arrivata cinque minuti prima di staccare, una domanda ripetuta due volte, una fotocopiatrice inceppata... e dentro si scatena un incendio che sembra del tutto sproporzionato rispetto all'accaduto.
👁️ Oppure, vi è successo di accorgervi, quasi con spavento, di guardare un collega con un astio profondo? Un collega che magari sta solo facendo il suo lavoro, ma le cui richieste, i cui passi nei corridoi o persino il tono di voce cominciano a essere percepiti come un attacco personale, quasi come se fosse un persecutore venuto lì appositamente per mettervi in difficoltà.
Spesso, di fronte a tutto questo, si tende a darsi un'unica, rassicurante spiegazione: «È solo stanchezza.
Non vedo l'ora che arrivino le vacanze, mi bastano due settimane di stop per rimettermi in sesto e risolverò tutto».
Si proietta così nei giorni di ferie l'attesa di un miracolo.
👉🏻 Ma siamo proprio sicuri che sia così?
Se vi riconoscete in queste sensazioni, l'ultima cosa che dovreste fare è colpevolizzarvi o pensare che si tratti solo di un calo di energie stagionale.
In ambito clinico, questi scoppi d'ira apparentemente ingiustificati, così come questo senso di minaccia costante verso chi ci circonda e l'illusione che basti "staccare la spina" per guarire sono i segnali stradali di un territorio ben preciso: il burnout.
Quando per mesi, o forse per anni, si è indossata la corazza della persona forte — quella che soddisfa i bisogni di tutti, che dice sempre di sì, che risolve ogni problema senza mai disturbare — accade che le riserve biologiche ed emotive semplicemente finiscano.
La rabbia per un piccolo contrattempo non è legata a quel singolo episodio, ma è l'ultima goccia che fa traboccare un vaso colmo da troppo tempo.
L'astio verso il collega non è cattiveria, ma il tentativo di una mente prosciugata dal difendersi da ogni minima richiesta esterna.
E le vacanze, purtroppo, possono essere solo un anestetico temporaneo se, una volta rientrati, si ricomincia a correre con lo stesso identico copione, rimettendo sui binari la stessa vecchia fatica.
Se vi sentite così, provate a fare un piccolo passo indietro.
Questa stanchezza non vi definisce, racconta solo che avete camminato troppo a lungo portando pesi non vostri.
🌱 Forse, questo momento può diventare lo spazio per iniziare a fare l'unica cosa davvero rivoluzionaria:
concedersi il permesso di fermarsi, respirare e comprendere che non sono le ferie a dovervi salvare, ma un nuovo modo, più gentile, di stare al mondo e sul lavoro.