26/01/2023
- Andrea Lanfri in vetta all'Aconcagua -
Nel 2015, all'età di 29 anni, Andrea Lanfri ha contratto una meningite con sepsi meningococcica che lo ha privato di entrambe le gambe e di sette dita delle mani.
Una pugnalata all'entusiasmo di un ragazzo ancora giovane. Ma spesso, parafrasando De Andrè, i fiori più belli nascono superando i momenti peggiori. Così, da quella che sembrava una situazione compromessa, Lanfri ha trovato la motivazione per continuare a respirare la vita a pieni polmoni.
Dopo un'intensa e prolifica esperienza nell'atletica leggera, ha riabbracciato la sua passione per l'alpinismo salendo, in una manciata di anni, montagne di assoluto rilievo, con un approccio spesso originale: dal vulcano Chimborazo (6292 m.) in Ecuador, al Monte Rosa, dalla Cima Grande di Lavaredo, al Cervino; fino a superare, nel 2019, i 7000 metri della Puntha Hiunchiuli.
Questa rinascita atletica è stata accompagnata dalla sensibilità per alcune importanti questioni ambientali: nel 2021 ha partecipato come testimonial a una grande manifestazione contro l'eccessivo sfruttamento estrattivo delle Alpi Apuane.
Dal 2022 ha salito in rapida successione l'Everest, il monte Kilimangiaro, e ora ha toccato - in solitaria - la vetta dell'Aconcagaua che, con i suoi 6.961 metri, è la montagna più elevata della Cordillera delle Ande e dell'emisfero australe.
In occasione della scalata dell'Everest ho avuto modo di scambiare con lui due chiacchiere (intervista successivamente pubblicata su Il Dolomiti).
Mi rimasero particolarmente impresse le seguenti parole, per la forza che esprimono e la speranza che donano:
«... si può sempre ripartire. Questa è stata la convinzione che mi ha accompagnato dopo l’intoppo che ha segnato la mia vita. Bisogna sempre cercare di reagire positivamente e di guardare il lato buono delle cose. Ripeto: ripartire è possibile.
Ora con le protesi faccio molta più fatica di un'altra persona, ma il motto che ho impresso nella mente – e che poi è una sorta di mantra che mi ripeto durante le avventure – è che la fatica è temporanea, ma la soddisfazione di un’esperienza dura per sempre».
di Pietro Lacasella