08/09/2026
Il post di un collega, come dargli torto ?
"Parto da una premessa personale, visto che sembra contare: **sono un medico di medicina generale, ho 1.400 assistiti e un figlio.** Questi cambiamenti incidono anche sulla mia vita, sul mio lavoro e sul tempo che posso dedicare ai pazienti.
Fin dalle prime discussioni sul Ruolo Unico e sull’attuazione del DM 77, il sindacato di maggioranza ha sostenuto la propria linea indicando tre obiettivi: evitare la dipendenza, garantire ai giovani medici un reddito adeguato fin dall’inizio e preservare il rapporto fiduciario.
**Ma dove ci ha portato questa strategia?**
🔴 **Autonomia professionale.** Ci ritroviamo con obblighi orari che si aggiungono all’assistenza dei nostri pazienti, senza le corrispondenti tutele del lavoro dipendente. Nelle situazioni che descrivo, anche chi ha oltre 1.500 assistiti e non è nel Ruolo Unico deve svolgere ulteriori ore settimanali. Il passaggio al Ruolo Unico, poi, può comportare un aumento delle ore dovute se diminuiscono gli assistiti. E quando gli impegni non entrano più nella giornata, si finisce per lavorare anche di notte, dovendo comunque garantire l’assistenza ai propri pazienti. Con quale sostenibilità? E per svolgere quali attività nelle AFT, con quali benefici concreti per i cittadini?
🔴 **Attrattività per i giovani.** Garantire un reddito iniziale è un obiettivo condivisibile. Ma bisogna guardare anche alle condizioni in cui quel reddito viene guadagnato. Se il lavoro diventa un incastro continuo di ambulatorio e turni, con difficoltà persino a organizzare una sostituzione per malattia o ferie, viene meno quella flessibilità che per molti era una ragione importante per scegliere la medicina generale. Non possiamo stupirci se alcuni colleghi cercano altre strade, anche passando alla specializzazione.
🔴 **Rapporto fiduciario.** Come pensiamo di rafforzarlo se sottraiamo tempo al medico per destinarlo ad altre attività? Garantire al cittadino un professionista disponibile a ogni ora può rispondere a un bisogno organizzativo, ma la continuità delle cure richiede anche conoscenza della persona, della sua storia e dei suoi problemi. **La disponibilità di un medico di turno non basta, da sola, a preservare il rapporto con il proprio medico.**
Alla luce di questi risultati, considero fallimentare la strategia seguita finora, pur riconoscendo i tentativi di correggerla attraverso gli accordi regionali e locali.
Dire che **«poteva andare peggio»** non basta a rivendicare un successo. Una linea sindacale va valutata anche sulla distanza tra gli obiettivi dichiarati e le condizioni di lavoro che ha contribuito a costruire.
**Questo cambiamento lo stiamo subendo, e lo stiamo pagando in autonomia, flessibilità e tempo di cura.**
Per me è necessario cambiare strada: continuare a difendere questa impostazione significa insistere in un vicolo cieco."