Alessia Ricci - Counselor

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Alessia Ricci - Counselor Ognuno di noi possiede delle potenzialità e delle risorse: il counselor aiuta ad esprimerle.

Sono professional counselor umanistico esistenziale integrato, iscritta ad AssoCounseling. Mi sono formata attraverso il Master triennale in Counseling Umanistico Esistenziale Integrato presso Aicis Promuovere Comunità Empatiche Bologna e dopo aver svolto, in un paio di decenni, numerosi percorsi esperenziali, formativi, di crescita personale e tirocini, tra cui, per citarne uno, il tirocinio di un anno presso Udi Bologna - Unione Donne in Italia vittime di violenza. Sono anche Business Coach umanistico esistenziale integrato, Formatrice Aif e Facilitatrice, trainer dello yoga della risata e Custode del Gioco. Questa pagina vuole essere uno spazio di suggestioni, citazioni, spunti di riflessioni e osservazioni che possano in qualche modo avvicinare, far RIvolgere lo sguardo o invitare all'ascolto personale. Come counselor, nella vita di tutti i giorni, nel mio studio in presenza a Bologna, ma anche online, in un clima di ascolto, accoglienza e accettazione incondizionata, accompagno le persone che desiderano avere cura di se', migliorare la propria qualità di vita, esplorare le proprie emozioni e valorizzare le proprie risorse per il proprio benEssere personale . E' nutriente per me e mi piace creare sinergie tra i miei colleghi e diversi professionisti e ideare e condurre workshop di gruppo esperenziali.

21/10/2026
21/10/2026

: riconoscere i propri errori serve per apprendere, per evolvere e per attuare cambiamenti. Negarli non aiuta in nulla.

21/10/2026

Un pensiero ogni giorno, per chi ama prendersi un momento per sé 🍃 Se è quello che stai cercando ❣️con un click lo trovi sul nostro sito www.ilcalendariofilosofico.it

21/10/2026

LA LEGGEREZZA CHE PESA, LA PESANTEZZA CHE SALVA. Kundera e l'arte di scegliere il legame.

La trama, in breve
Tomáš è un chirurgo praghese, divorziato, che ha fatto della leggerezza una filosofia di vita. Ha un figlio che di fatto non frequenta e collezioni di amanti, con regole precise: niente notti insieme, niente intimità, niente coinvolgimento. Il sesso sì, l'amore no. Per lui, ogni legame è una zavorra.
Poi accade l'imprevisto. In una piccola città di provincia conosce Tereza, una giovane cameriera, fragile, bisognosa, attaccata a lui con tutta se stessa. Lei lo raggiunge a Praga e Tomáš, quasi contro la sua volontà, la accoglie. Resta con lei, la sposa, la tradisce di continuo e la fa soffrire, ma non riesce a lasciarla. Quando Praga viene invasa dai carri armati sovietici nel 1968, i due fuggono a Zurigo. Tereza, schiacciata dal senso di estraneità, torna a Praga. E Tomáš, che in Svizzera avrebbe potuto riprendersi la sua leggerezza, la segue. Rinuncia alla carriera, alla libertà e al prestigio, e finisce a fare il lavavetri. Sceglie la pesantezza, e scopre che la sua vita ha finalmente un senso.
Accanto a lui c'è Sabina, la sua amante storica, pittrice, libera e irriverente. Sabina è la vera campionessa della leggerezza: tradisce per principio, abbandona per principio, tradisce persino il tradimento. Lascia Praga, poi Ginevra, poi l'America, in una fuga continua da qualsiasi radice. Ma alla fine, nonostante la libertà totale, resta sola e inquieta, sospesa in una leggerezza che non ha più nulla di gioioso.

Il commento psicologico
✔️1. La leggerezza come difesa.
Quella di Tomáš non è libertà: è protezione. Chi sceglie di non legarsi spesso non ama la leggerezza, ma teme la dipendenza, l'esposizione, la possibilità di essere ferito o di ferire. In termini psicologici, parleremmo di uno stile di attaccamento evitante: l'intimità viene vissuta come una minaccia all'autonomia, e allora si costruiscono regole per tenerla a distanza. Il famoso "niente notti insieme" di Tomáš è un perfetto sistema di sicurezza emotiva.
✔️2. Il legame che nasce quando non lo si cerca.
Tomáš non decide di amare Tereza. Succede. Ed è questo che disorienta: l'amore vero non obbedisce al progetto. Lui stesso si interroga se sia davvero amore o solo compassione. Eppure è proprio nella cura, nella responsabilità, nel prendersi carico di un'altra persona fragile che qualcosa dentro di lui si trasforma. Il legame lo costringe a uscire dal narcisismo del "io scelgo sempre tutto" e a entrare in una dimensione relazionale più adulta.
✔️3. La pesantezza come senso.
Kundera ribalta il pregiudizio: ciò che è pesante non è necessariamente negativo. Il peso è ciò che ci ancora, ci dà direzione e ci rende significativi per qualcuno. Una vita senza peso è una vita in cui nulla conta davvero, perché nulla trattiene. In terapia lo vediamo spesso: persone con un'esistenza apparentemente libera e senza vincoli che portano un senso di vuoto, di irrilevanza, di "non essere davvero da nessuna parte". Il vincolo, quando è scelto, non imprigiona: orienta.
✔️4. Sabina, o la leggerezza come condanna.
Il personaggio di Sabina è il contrappunto perfetto. Lei non scappa da qualcuno, scappa dal fatto stesso di appartenere. Ogni volta che una relazione si approfondisce, tradisce, per anticipare l'abbandono o per non restare intrappolata. Ma ciò che pratica come libertà finisce per diventare ripetizione compulsiva. Non è libera di restare, e questa è la forma più sottile di mancanza di libertà. La sua infelicità non nasce dall'aver scelto la leggerezza, ma dal non poter più scegliere altro.
✔️5. Né peso né leggerezza: la questione è la scelta.
Sarebbe un errore leggere il romanzo come un elogio ingenuo del sacrificio. Il punto è un altro: Tomáš si lega scegliendo, tornando a Praga per Tereza quando avrebbe potuto restare libero. Il peso scelto è diverso dal peso subìto. Nelle relazioni disfunzionali, ad esempio, il legame non è scelto ma imposto da paura, colpa o dipendenza, e allora sì che diventa una gabbia. La maturità relazionale sta nel poter dire: "potrei andarmene, e resto".

Conclusione
Molti di noi oscillano tra Tomáš e Sabina: il desiderio di essere liberi e il bisogno di appartenere.
Kundera ci ricorda che la domanda non è "meglio leggeri o pesanti?",
ma "che cosa sono disposto a portare, e per chi?".
Forse l'amore comincia proprio lì, quando smettiamo di temere il peso e scopriamo che, a volte, è esattamente ciò che ci tiene a terra.
Dott. Roberto Cavaliere Psicoterapeuta

20/10/2026

Alison Espach, "La magia dei momenti no"

📖 📚

19/10/2026

SCEGLI CON CURA LE PERSONE DA FREQUENTARE 👤🌸

"Per cattive compagnie non mi riferisco solo a gente cattiva, viziosa o distruttiva; di quelle si dovrebbe evitare la compagnia perché la loro influenza è velenosa e deprimente.
Mi riferisco soprattutto alla compagnia di persone amorfe, di gente la cui anima è morta, sebbene il corpo sia vivo;
di gente i cui pensieri e la cui conversazione sono banali; che chiacchiera anziché parlare, e che esprime opinioni a cliché invece di pensare".🔆

- Erich Fromm, “L'arte di amare”

18/10/2026

Al giorno d'oggi siamo tutti presi dalla preoccupazione di vivere, e in questa corsa con il tempo, spesso dimentichiamo di piacere di esistere.

Romano Battaglia

18/10/2026

Sono diventata un'esperta.
Di cadute.
E non è che ogni volta fa meno male.
Ma almeno non perdo più tempo a resistere.
A chiedermi il perché.
A disperarmi.
Ho imparato ad arrendermi.
Ad ogni caduta.
A soffrire. A sentire male. A stare nel dolore.
Sapendo che è solo la fase prima di un'altra rialzata.
Ogni volta che cado rinasco.
Più sveglia, più ricca, più forte, più vera.
È un viaggio quello che si fa cadendo.
Dentro se stessi.
È un'occasione, un'opportunità, una possibilità.
Se partiamo con la sola voglia di ritornare non troveremo mai nulla in quell'abisso.
Ma se proviamo a starci diventeremo i re e le regine del nostro regno interiore.
Sono un'esperta di cadute.
E ne vado fiera.
So cadere.
È l'unico modo per imparare a camminare.

Elena Bernabè

18/10/2026

chi conosce le nostre fragilità sa anche dove può ferirci. È una conseguenza poco raccontata della confidenza: ciò che condividiamo per sentirci al sicuro può riemergere, durante un litigio, nella scelta di una parola, in una frase pronunciata con troppa disinvoltura, persino in un silenzio deliberato. La qualità di un legame si riconosce anche dall'uso che facciamo di ciò che sappiamo dell'altro. La familiarità rende prevedibili molte abitudini, mentre la fiducia cresce attraverso esperienze più impegnative, nelle quali ci scopriamo vulnerabili e osserviamo come quella vulnerabilità viene trattata.

Conoscere profondamente una persona comporta anche il rischio di convincersi di averla compresa una volta per tutte. Le attribuiamo intenzioni, anticipiamo le sue risposte, interpretiamo i suoi silenzi alla luce delle esperienze condivise. Persino una frase apparentemente innocua come «Ti conosco, so come sei fatto» può trasformarsi in un modo per interrompere il dialogo, sottraendo all'altro la possibilità di raccontare qualcosa di nuovo su di sé. La mentalizzazione, intesa come capacità di comprendere i comportamenti alla luce degli stati mentali propri e altrui, ci ricorda quanto siano parziali le nostre interpretazioni. Pensieri, desideri e sentimenti continuano a evolversi anche nelle persone che frequentiamo da una vita. Conservare interesse per questa complessità significa lasciare aperta la possibilità di scoprirsi nuovamente, senza obbligare chi abbiamo accanto a rimanere fedele all'immagine che ne custodiamo.

La vulnerabilità rende questa responsabilità ancora più delicata. Raccontare un'esperienza dolorosa, confessare una paura o mostrare una parte di sé abitualmente nascosta espone al giudizio e, insieme, esprime il desiderio di essere accolti. La sensazione di vicinanza può diventare molto intensa, soprattutto quando incontriamo qualcuno che sembra comprenderci immediatamente. L'apertura emotiva, tuttavia, può precedere la costruzione di una fiducia sufficientemente solida. Occorre tempo per osservare come una persona si comporta quando è contrariata, quando riceve un rifiuto, quando conosce un nostro limite o dispone di informazioni che potrebbe utilizzare contro di noi. La sicurezza affettiva si consolida attraverso queste esperienze. Custodire una confidenza, rispettare una fragilità e mantenere una promessa diventano parte della memoria emotiva della relazione, influenzando il modo in cui ci sentiremo liberi di esprimerci in futuro.

Il desiderio di intimità porta con sé anche bisogni che meritano di essere osservati con attenzione. Cerchiamo comprensione, rassicurazione, appartenenza; desideriamo qualcuno che riconosca il nostro valore e sappia offrirci conforto nei momenti difficili. Queste aspettative fanno parte dell'esperienza affettiva, ma possono occupare uno spazio così grande da rendere secondaria la soggettività dell'altro. Quando una persona viene investita del compito di farci sentire costantemente amati, ogni sua indisponibilità rischia di trasformarsi in una delusione, ogni confine in un rifiuto. Il bisogno di conferme può rendere difficile ascoltare ciò che quella persona sta vivendo, soprattutto quando la sua esperienza interferisce con le nostre aspettative. La capacità di intimità richiede allora di interrogare anche le ragioni per cui cerchiamo qualcuno e la disponibilità che abbiamo a riconoscerne i bisogni quando entrano in conflitto con i nostri.

La vicinanza affettiva può inoltre risvegliare il timore della separazione. Una risposta che tarda ad arrivare, un bisogno di solitudine, un interesse coltivato autonomamente possono suscitare inquietudine in chi vive la distanza come il segnale di un possibile abbandono. La teoria dell'attaccamento aiuta a comprendere come le esperienze relazionali contribuiscano a modellare le nostre aspettative di disponibilità e sicurezza. Queste aspettative possono influenzare il modo in cui interpretiamo anche comportamenti ordinari del partner. Imparare a tollerare l'autonomia reciproca diventa così un passaggio importante della vita affettiva. Possiamo condividere progetti, abitudini e desideri conservando una parte di esperienza che appartiene soltanto a noi. La libertà di essere individui distinti offre alla relazione la possibilità di evolversi, perché ciascuno continua a portare nell'incontro qualcosa che l'altro ancora non conosce.

La responsabilità emotiva diventa particolarmente evidente durante i conflitti. Quando qualcuno ci comunica di essere stato ferito da un nostro comportamento, possiamo sentirci accusati, fraintesi o ingiustamente giudicati. La reazione difensiva spesso arriva prima della comprensione: ricordiamo le nostre buone intenzioni, contestiamo il tono della critica, cerchiamo elementi che dimostrino quanto l'altro abbia esagerato. In questa dinamica, il bisogno di proteggere l'immagine che abbiamo di noi stessi può impedirci di ascoltare l'esperienza di chi abbiamo davanti. Riconoscere l'impatto delle nostre azioni richiede di tollerare il disagio di scoprirci capaci di ferire anche quando desideravamo comportarci diversamente. Una riparazione autentica prende forma attraverso l'ascolto, l'assunzione della propria parte di responsabilità e la disponibilità a modificare comportamenti che producono sofferenza. La reciprocità rimane essenziale: un legame nel quale uno solo è chiamato continuamente a comprendere, giustificare e riparare finisce per consumare proprio quella fiducia che dovrebbe sostenerlo.

Erich Fromm, ne *L'arte di amare*, individua nella cura, nella responsabilità, nel rispetto e nella conoscenza alcune componenti fondamentali dell'amore. La sua riflessione invita a considerare quanto contino le capacità che portiamo dentro una relazione e il modo in cui scegliamo di esercitarle. L'intimità acquista consistenza attraverso gesti che raramente ricevono particolare attenzione: ricordare qualcosa che per l'altro è importante, accorgersi di una preoccupazione, mantenere un impegno preso, rispettare un momento di stanchezza, tornare su una conversazione difficile per comprenderne meglio le ragioni. Anche il linguaggio contribuisce a questa costruzione quotidiana. Le parole pronunciate durante un conflitto possono lasciare tracce durature, soprattutto quando colpiscono aspetti della nostra identità che avevamo affidato all'altro con fiducia. La cura si manifesta anche nella capacità di riconoscere questo potere e di esercitare una responsabilità consapevole verso ciò che conosciamo delle persone che amiamo.

La profondità di una relazione emerge nel tempo, attraverso la continuità delle esperienze e il significato che attribuiamo a ciò che accade tra noi. Le persone cambiano, attraversano crisi, scoprono nuovi desideri e talvolta si allontanano dalle versioni di sé che avevamo imparato ad amare. Accogliere queste trasformazioni richiede curiosità, flessibilità e una certa capacità di sopportare l'incertezza. Anche la conoscenza più profonda lascia sempre qualcosa da scoprire, e proprio questa parte sconosciuta può continuare ad alimentare l'incontro. L'intimità appartiene alla qualità della nostra presenza, all'attenzione che dedichiamo all'esperienza dell'altro e alla responsabilità con cui trattiamo ciò che ci viene affidato. **Conoscere le fragilità di una persona ci consegna una parte della sua storia. Il modo in cui scegliamo di custodirla racconta anche la nostra.**

𝗟'𝗶𝗻𝘁𝗶𝗺𝗶𝘁à 𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁à 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗹'𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼
«L’intimità non è qualcosa che possiedi, è qualcosa che fai». In questa frase, il verbo *fare* restituisce all'intimità la sua dimensione quotidiana, fatta di scelte, comportamenti e attenzioni che danno forma alla qualità di un legame. L’amore, per quanto intenso, non ci rende automaticamente capaci di comprendere un’altra persona. Occorre imparare a riconoscerne le emozioni, accogliere ciò che fatichiamo a capire e lasciare che anche le sue esigenze trovino un posto nella relazione. È un esercizio affettivo che richiede attenzione, disponibilità e una sincera volontà di conoscersi.

L’intimità cresce anche attraverso le imperfezioni di questo processo. Possiamo essere distratti, interpretare male una richiesta, reagire impulsivamente o avere difficoltà a esprimere ciò che proviamo. La possibilità di parlarne, di sentirsi ascoltati e di ritrovare un'intesa contribuisce a costruire quella sicurezza emotiva che permette di mostrarsi per ciò che si è. La reciprocità rende possibile questo movimento, perché ciascuno deve poter esprimere la propria esperienza senza sentirsi continuamente responsabile dell'equilibrio emotivo dell'altro.

Questa distinzione diventa essenziale nelle relazioni segnate da dinamiche manipolative, dove persino l'empatia e la responsabilità possono essere utilizzate per alimentare sensi di colpa e ottenere ciò che si desidera. **La capacità di intimità comprende anche il rispetto della libertà altrui, dei confini personali e del diritto di sottrarsi a ciò che procura sofferenza.** Amare sinceramente qualcuno comporta anche riconoscere che la sua volontà ha lo stesso valore della nostra.

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