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05/05/2026
L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas che viene rilasciato nel sangue quando, dopo aver mangiato,  i livelli di g...
29/05/2024

L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas che viene rilasciato nel sangue quando, dopo aver mangiato, i livelli di glucosio aumentano. L’insulina aiuta le cellule del corpo ad assorbire il glucosio dal sangue e ne riduce la produzione da parte del fegato, evitando così che i livelli di zucchero nel sangue diventino troppo alti.

Dopo l’ingestione di carboidrati (dolci, pane, pasta, riso, patate, ecc), i livelli di zucchero nel sangue aumentano. Il pancreas rilascia insulina nel sangue, fino a raggiungere le cellule dei diversi tessuti e segnalando alle stesse di prelevare il glucosio circolante, facendo in modo che i livelli ematici di questo zucchero diminuiscano. Tale funzione è particolarmente importante in quanto il glucosio in quantità troppo elevate può avere effetti tossici, provocando gravi danni alle cellule.

L’insulino-resistenza fa sì che le cellule muscolari, adipose ed epatiche non rispondano correttamente alla presenza dell’insulina, con il risultato che la loro capacità di assorbire glucosio dal sangue cala.

Se c’è un’insulino-resistenza le cellule smettono di rispondere all’insulina quando essa arriva in corrispondenza della loro superficie; come risposta il pancreas produce quantità ancora maggiori di insulina, la cui quota nel sangue aumenta ulteriormente portando ad una condizione denominata iperinsulinemia. Ciò aggrava ancora di più la situazione, con il risultato che in poco tempo si assisterà ad un aumento dei livelli sia di insulina sia di zuccheri nel sangue, frutto dell’inefficace tentativo dell’organismo di contenere le quantità circolanti di zuccheri.

Quando la concentrazione di glucosio nei vasi sanguigni supera una certa soglia viene diagnosticato il diabete di tipo 2, una malattia purtroppo sempre più comune (in Italia ne sono affetti più di 3 milioni di persone).

Diversi fattori possono contribuire allo sviluppo di insulino-resistenza, come:

aumentata quantità di grassi circolanti nel sangue, dovuta, spesso a diete ipercaloriche e all’eccesso di tessuto adiposo.
diete ricche di carboidrati, con assunzione di cibo svariate volte nella giornata, a poche ore di distanza tra un’assunzione e l’altra
infiammazione cronica;
sedentarietà, in quanto l’attività fisica tende al contrario ad aumentare la sensibilità delle cellule all’insulina;
alterazioni del microbiota intestinale: nell’intestino vivono miliardi di batteri in perfetto equilibrio tra di loro e con il nostro corpo. Se insorgono peggioramenti del loro ambiente ne possono derivare conseguenze negative per il metabolismo, tra cui anche l’insulino - resistenza;
E’ importante rendersi conto che la condizione di insulino-resistenza può affliggere anche soggetti normopeso o sottopeso.

All’insorgenza, solitamente l’insulino-resistenza non dà sintomi; essi si manifestano in un secondo momento, come conseguenza degli alti livelli di glucosio nel sangue e possono essere: fame, letargia, difficoltà di concentrazione, ipertensione arteriosa, aumento di peso, soprattutto a livello del ventre, trigliceridemia e LDL elevate.
Per diagnosticare l’insulino-resistenza, esistono vari metodi, uno dei più utilizzati è l’HOMA-IR Index , un metodo matematico che si basa sulle concentrazioni di glucosio e insulina a digiuno.

E’ necessario cambiare efficacemente il proprio stile di vita e rivolgersi ad uno specialista con lo scopo di ottenere due importanti risultati:

- prevenzione del diabete
- dimagramento

08/04/2024

Novità: presso Bertozzo Medical e’ disponibile la diagnostica con ecografia dell’addome.

Poco frequentemente i Pazienti sono informati del fatto che l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige garantisca ai cittadini ...
28/02/2024

Poco frequentemente i Pazienti sono informati del fatto che l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige garantisca ai cittadini residenti in Alto Adige un rimborso pari a 50 euro, per quelle branche i cui tempi di prenotazione per visite non urgenti abbiano superato i 60 giorni.

E’ necessario farsi fare un’impegnativa dal proprio medico di medicina generale e presentarla, insieme con la fattura, all’Azienda sanitaria.
Nel link tutte le informazioni per ottenere il rimborso.

Con delibera 450/2014 la Giunta provinciale ha approvato i criteri per i rimborsi relativi all’assistenza specialistica indiretta. Il regolamento prevede che l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige garantisca ai cittadini e alle cittadine un rimborso pari a 50 euro per quelle branche i cui tempi d...

Buone feste!
20/12/2023

Buone feste!

Storia dei probioticiI probiotici hanno accompagnato l’uomo nel corso della storia.Già nell’Antico Testamento (Genesi 18...
06/12/2023

Storia dei probiotici
I probiotici hanno accompagnato l’uomo nel corso della storia.
Già nell’Antico Testamento (Genesi 18:8) si legge che “Abramo doveva la sua longevità al consumo di latte acido”. Nel 76 a.C., lo storico romano Plinio raccomandava il consumo di prodotti lattiero-caseari fermentati (una fonte di probiotici) per trattare alcuni disturbi gastrointestinali.
Secoli dopo, Robert Boyle (1663) prediceva la possibile relazione tra i processi fermentativi e il decorso di alcune malattie, ma dovettero passare altri secoli, grazie agli studi di Louis Pasteur,per avere la conferma di queste analogie. In questo periodo si cominciò a chiarire il ruolo patogeno dei batteri in alcune malattie infettive. Emersero voci che sostenevano che non tutti i batteri fossero dannosi ma che alcuni potessero essere benefici. Nel 1892, il ginecologo tedesco Albert Döderlein descrisse come i batteri della flora vaginale producessero acido lattico che inibiva la crescita di batteri patogeni. I bacilli produttori di acido lattico appartenenti al genere Lactobacillus sono stati infatti definiti “bacilli di Döderlein”.
Alla fine del XIX secolo, si iniziò a studiare la relazione tra la patologia gastrointestinale e il tipo di allattamento dei neonati. La mortalità dei neonati alimentati con formula artificiale, rispetto a quelli allattati al seno dalle madri, era drasticamente più alta, per cui venne avviata una serie di studi per descrivere il microbiota intestinale dei neonati, in base al tipo di alimentazione ricevuta.
Theodor Escherich, nel 1884 sviluppò un nuovo metodo per lo studio microbiologico delle feci dei neonati al fine di comprendere la fisiopatologia di alcuni processi patologici. A lui si deve la scoperta di specie importanti come il Bacterium coli comune (Echerichia coli) e il Bacterium lactis aêrogenes (Klebsiella pneumoniae).
Nel 1899, Henry Tissier, pediatra francese dell’Istituto Pasteur, isolò da un neonato un batterio che presentò come possibile cura per la diarrea e che chiamò “bifidus” per la sua particolare morfologia a “Y”. Il Bacillus bifidus era il microbiota predominante nell’intestino dei neonati sani allattati al seno, che avevano la capacità di rimuovere i batteri putrefattivi che causavano la malattia
Nel 1900, Ernest Moro, discepolo di Escherich, caratterizzò la specie Lactobacillus acidophilus, isolata dalle feci infantili.
Nel 1907, il microbiologo russo Elie Metchnioff, vincitore del premio Nobel, sviluppò una dieta a base di latte fermentato ricco di lattobacilli (la nascita dello yogurt), che riduceva la presenza di batteri produttori di tossine nell’intestino, sostenendo che ritardasse l’invecchiamento umano
Nel 1917, Alfred Nissle isolò un ceppo non patogeno dalle feci di un soldato che non fu contagiato durante un’epidemia di Shigellosi, che fu utilizzato come probiotico per il trattamento di vari disturbi intestinali e che chiamò E. coli Nissle.
La parola probiotico deriva dal greco “pro-vita”: a favore della vita, contro la parola antibiotico “contro la vita”, e fu coniata per la prima volta da Lilly e Stillwell nel 1965.
Questi autori hanno definito i probiotici come “sostanze secrete da un microrganismo che stimolano la crescita di un altro”. Da allora, il termine ha subito numerose revisioni ed estensioni. Forse la definizione più completa e appropriata di probiotico è “una preparato o un prodotto che contiene ceppi vitali di microrganismi in quantità sufficienti da modificare la microflora in un determinato compartimento dell’ospite (per impianto o colonizzazione) e che produce effetti benefici in tale ospite”.
I criteri utilizzati per classificare i microrganismi come probiotici sono i seguenti:
• Devono essere di origine umana.
• Non possono essere patogeni.
• Possibilità di essere trasportati con diversi meccanismi di rilascio.
• Stabilità in acido e bile.
• Adesione al tessuto epiteliale.
• Capacità di persistere nel tratto gastrointestinale.
• Produzione di sostanze antimicrobiche.
• Capacità di modulare la risposta immunitaria.
• Capacità di modulare l’attività metabolica.
I microrganismi probiotici sono tipicamente batteri fermentativi, produttori di acido lattico, anaerobi facoltativi e non mobili, che hanno la capacità di prevalere nel tratto gastrointestinale umano rispetto ad altri batteri potenzialmente patogeni.

Indirizzo

Via Fago, 21
Bolzano
39100

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