03/09/2026
Capita che durante una gravidanza possano sorgere delle complicazioni che mettono a rischio la salute del bambino e quella della mamma. Quando succede è inevitabile che dense nubi si affastellino all’orizzonte e minino la serenità di chi porta in grembo la futura vita. Se a questo poi si aggiunge un periodo di ricovero in ospedale che allontana la donna dagli affetti, in particolare da un altro figlio, il quadro si fa ancora più cupo e scuro. Da qui viene l’importanza di trovarsi in mani sicure, competenti, comunicative ed empatiche che riescano a trasmettere quella tranquillità che inevitabilmente manca in situazioni simili. L’esperienza raccontata da questa neomamma dopo il periodo passato nel reparto di Ostetricia e Ginecologia testimonia la passione che tutti gli operatori mettono nello svolgimento del proprio servizio, declinato come qualcosa che è più di un lavoro.
Buongiorno,
vorrei far arrivare questa mia lettera alla Direzione dell'ospedale Perrino e soprattutto al reparto di Ostetricia e Ginecologia, al direttore Massimo Stomati, alla dottoressa Chiara Leone, alla dottoressa Erika Zanzarelli, alle ostetriche, alle infermiere, alle oss e al personale della Neonatologia.
Per me è davvero importante che queste parole possano arrivare alle persone che si sono prese cura di me e del mio bambino in uno dei momenti più delicati della nostra vita.
Scrivo questa lettera perché sento il bisogno di lasciare qualcosa di più di un semplice “grazie” alle persone che si sono prese cura di me e del mio bambino durante uno dei periodi più difficili di sempre.
A causa di un problema insorto durante la gravidanza, ho trascorso circa un mese ricoverata nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'ospedale Perrino”.
Un mese può sembrare poco, ma quando lo si trascorre in ospedale, con la paura che il bambino che porti in grembo possa nascere troppo presto e troppo piccolo e, contemporaneamente, con il cuore rivolto a casa, dove hai lasciato un altro bambino di appena due anni, le giornate assumono tutto un altro peso.
Sono state giornate di attese, controlli, domande, speranze e paure.
Ma sono state anche giornate durante le quali ho avuto la fortuna di incontrare persone straordinarie.
Il mio ringraziamento più grande va alla dottoressa Chiara Leone.
Non so se riuscirò mai a farle comprendere fino in fondo quanto sia stata importante per me in quel periodo.
Ha risposto con pazienza alle mie mille domande e alle mie mille paure. Mi rispondeva persino di notte e ogni singolo giorno trovava il modo di chiedermi come stessi.
Può sembrare una domanda semplice: “Come stai oggi?”. Ma quando sei ricoverata da settimane, sei preoccupata per il bambino che porti dentro e ti manca terribilmente quello che hai lasciato a casa, sapere che qualcuno si interessa sinceramente a come stai fa una differenza enorme.
La dottoressa Leone mi ha fatta sentire seguita, protetta e ascoltata. Alla sua grande professionalità ha saputo unire qualcosa che non si impara sui libri: una straordinaria umanità.
Un ringraziamento speciale va anche alla dottoressa Erika Zanzarelli.
Pur non essendo il medico che mi seguiva principalmente, dal momento in cui è stato scoperto il mio problema non mi ha mai fatto mancare la sua vicinanza. Mi rassicurava e mi confortava e aveva capito perfettamente che una parte del mio cuore, durante quel ricovero, era sempre a casa con il mio bambino di due anni.
Non dimenticherò la sua sensibilità e le parole che ha saputo trovare nei momenti in cui ne avevo bisogno.
Il mio grazie va poi al dottor Massimo Stomati e a tutti i medici del reparto, che hanno seguito la mia situazione con una scrupolosità e un'attenzione che mi hanno sempre fatta sentire in buone mani.
Ho visto professionisti confrontarsi, controllare, valutare ogni possibilità e cercare continuamente la soluzione migliore per me e per il mio bambino. Non ho mai avuto la sensazione che qualcosa venisse lasciato al caso.
E poi ci sono le ostetriche, le infermiere e le oss.
Per me siete state degli angeli.
Quando si rimane in ospedale per così tanto tempo, inevitabilmente si crea una quotidianità anche lì.
Io avevo inventato la mia.
Ogni mattina mi alzavo, mi lavavo, mi truccavo e mettevo un pigiama diverso. Era il mio piccolo rito quotidiano: un modo per non lasciarmi andare, per affrontare una nuova giornata e forse anche per sentirmi ancora un po' a casa.
E poi rifacevo sempre il mio letto.
Lo facevo perché vedevo quanto le oss corressero e quanto lavoro avessero. Era una cosa piccolissima, lo so, ma mi faceva piacere pensare che almeno il mio letto fosse una cosa in meno da fare e che, in qualche modo, potessi alleggerire anche solo per pochi minuti il loro lavoro.
Con il passare dei giorni ho imparato a conoscere i vostri volti, le vostre voci, le battute e i sorrisi.
E tante volte proprio uno di quei sorrisi è riuscito a cambiare una mia giornata.
Durante quel mese ho avuto anche la fortuna di avere per un po' una compagna di stanza. Quando si condividono così tanti giorni in ospedale, la persona nel letto accanto smette presto di essere semplicemente “la compagna di stanza”.
Si condividono le attese, le preoccupazioni, i silenzi, le risate e anche le notti che sembrano non passare mai.
E io ricordo ancora le nostre partite a carte durante la notte.
Giocavamo per far passare il tempo, per distrarci, forse anche per non pensare troppo. E in mezzo a un periodo tanto difficile riuscivamo comunque a ridere.
Oggi, ripensandoci, mi vengono in mente proprio queste immagini: i miei pigiami diversi ogni mattina, il letto rifatto, le carte sul letto durante la notte, le risate con la mia compagna di stanza e qualcuno del personale che entrava e riusciva a strapparci un altro sorriso.
Sono ricordi semplici, ma sono diventati parte di una storia che non dimenticherò mai.
Perché dietro tutto questo c'era una paura molto grande.
C'era il timore che il mio bambino dovesse nascere prematuro e troppo piccolo.
Ed è qui che il mio grazie diventa ancora più importante.
Grazie alle cure, all'attenzione, alla scrupolosità e a tutto ciò che è stato fatto durante quel mese, il mio bambino non è nato così piccolo come temevamo.
E oggi quel bambino ha quattro mesi e sta bene.
Questa, per me, è la frase più importante di tutta questa lettera.
Oggi posso guardarlo, stringerlo tra le braccia e vederlo crescere.
E quando lo guardo non posso fare a meno di pensare anche a voi.
Penso a quel mese in ospedale.
Penso ai controlli.
Penso alle paure.
Penso alle volte in cui avevo bisogno di essere rassicurata.
Penso a chi mi chiedeva come stessi.
Penso a chi entrava nella stanza e mi regalava un sorriso.
Penso a tutte le volte in cui avete cercato la soluzione migliore affinché il mio bambino potesse rimanere ancora un po' al sicuro dentro di me.
Il mio ringraziamento va anche al personale della Neonatologia, parte fondamentale di quel percorso di assistenza e protezione che accompagna una mamma e il suo bambino nei momenti più delicati.
Oggi capisco ancora di più quanto sia importante dirvi grazie.
Per voi forse sono stata una delle tante pazienti incontrate nel corso del vostro lavoro.
Ma per me voi siete le persone che hanno fatto parte di uno dei capitoli più importanti della mia vita.
La vostra professionalità ha protetto la mia gravidanza. La vostra umanità ha protetto me nei giorni in cui avevo più paura.
Vorrei che la Direzione sapesse che in quel reparto io non ho trovato soltanto medici, ostetriche, infermiere e oss.
Ho trovato persone.
Persone scrupolose.
Persone attente.
Persone capaci di ascoltare.
Persone che non hanno mai smesso di cercare la soluzione migliore.
Persone che, anche solo con una battuta o un sorriso, hanno saputo rendere più leggero un mese che per me è stato lunghissimo.
Alla dottoressa Chiara Leone, alla dottoressa Erika Zanzarelli, al direttore Massimo Stomati, a tutti i medici, alle ostetriche, alle infermiere, alle oss e al personale della Neonatologia va il mio grazie più sincero.
Grazie per esservi presi cura di me.
Grazie per aver compreso la mia paura di mamma, divisa tra il bambino che portavo dentro di me e quello di due anni che mi aspettava a casa.
Grazie per aver sopportato le mie mille domande.
Grazie per le rassicurazioni, per la pazienza, per le attenzioni e per tutti i sorrisi.
E soprattutto, grazie per esservi presi cura del mio bambino quando era ancora dentro di me.
Oggi ha quattro mesi.
Sta bene.
E forse non esistono parole più belle che una mamma possa scrivere alla fine di una lettera come questa.
Quando lo stringo tra le braccia so che dietro quel piccolo grande traguardo ci sono anche un po' delle vostre mani, della vostra professionalità, della vostra attenzione e del vostro cuore.
Non dimenticherò quel mese. Ma soprattutto non dimenticherò voi.
Con infinita gratitudine,
una mamma che oggi, guardando il suo bambino, può finalmente sorridere.