03/09/2026
La sindrome dell'intestino irritabile ( ) si ritiene dovuta ad alterazione della comunicazione tra intestino e cervello, con coinvolgimento del sistema nervoso autonomo, del sistema nervoso enterico e dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene ( , quello attivato dallo ).
La comunicazione intestino-cervello può essere modificata da diversi fattori, tra cui "aspetti ambientali – come la dieta, specifici componenti alimentari, farmaci o lo stress – e aspetti biologici, quali la genetica e il gastrointestinale". Il più comune "attivatore" sono comunque probabilmente le , sia virali che batteriche. La patologia deriva da una concomitanza di questi fattori. I meccanismi che determinano il dolore sono sia centrali che periferici.
Le condizioni del microbiota non sono facilmente descrivibili, ma in generale si riscontra aumento di Proteobacteria, Lactobacillaceae e Bacteroides, e diminuzione di Clostridiales, Faecalibacterium e Bifidobacterium. La presenza di eccessi di Klebsiella e E. coli sembra un fattore importante, anche per la formazione di .
La e la produzione di e derivati del triptofano giocano un ruolo importante.
"Gli studi clinici evidenziano l'influenza del microbioma sulle e sulle risposte a interventi come una dieta a basso contenuto di oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili ( ). Viceversa, le modifiche dietetiche possono alterare il microbioma intestinale. Attualmente, la traduzione delle conoscenze sul microbioma in strumenti diagnostici e terapeutici per la sindrome dell' rimane nelle fasi iniziali".
Le persone con IBS hanno inoltre ipersensibilità viscerale e iperalgesia, ossia hanno maggiore dolore per stimoli relativamente blandi. I recettori TRPV1 vengono infatti stimolati da "prodotti microbici, nutrienti, fattori di crescita, neurotrasmettitori (come le amine bioattive, l'istamina e la ) e mediatori pro-infiammatori, tra cui proteasi, chemochine e citochine, che determinano un aumento dell'eccitabilità dei nocicettori (recettori del dolore)", col risultato di stimolare l' e aumentare la dolorabilità.
Nella patogenesi dell'IBS un ruolo importante è rappresentato dalla funzione di barriera intestinale, composta da "strato di muco contenente peptidi antimicrobici e IgA secretorie, cellule epiteliali intestinali e complessi giunzionali, comprendenti sia giunzioni serrate che giunzioni aderenti tra le cellule epiteliali." La compromissione di questa struttura spalanca le porte (letteralmente) all'ipersensibilità viscerale, "con traslocazione di prodotti luminali – quali e componenti microbiche – che porta all'attivazione immunitaria della mucosa e alla stimolazione dei nocicettori".
In alcuni casi quindi la reazione immunitaria e infiammatoria è legata a percorsi simili a quelli delle classiche (che hanno una reazione immediata e violenta). Le cellule della lamina propria vengono infiltrate dai mastociti e contribuiscono all'ipersensibilità viscerale, rilasciando metaboliti (proteasi, istamina, prostaglandine) che si ritrovano belle feci proporzionalmente alla gravità dei sintomi.
Altri ruoli sono legati alla serotonina, ai suoi trasportatori e alla motilità intestinale. Invece il metabolismo degli acidi biliari ha un ruolo legato anche al microbiota che li metabolizza. In questo modo i sali biliari influenzano l'espressione genica, la motilità, la permeabilità intestinale e il richiamo di acqua, in accordo con la funzione di "detergenza" che classicamente hanno.
Alcuni carboidrati possono essere non assorbiti e tendono a fermentare, e questo viene spesso legato ai sintomi e le persone con IBS tendono a dare la colpa agli alimenti ricchi in cereali. In realtà il problema possono essere i FODMAP, zuccheri fermentabili, e una dieta che li riduce può essere quella più indicata, con una reintroduzione seguita da un nutrizionista possibilmente.
Eventi traumatici infantili, depressione e altre turbe psicologiche alterano l'asse surrenalico (risposta allo stress) modulando permeabilità e motilità. Inoltre aumenta la sensibilità dei recettori e l'attivazione dell'amigdala, il centro di gestione delle paure.
In alcuni studi si è mostrato che iniettando (soia, glutine, latte ecc.) nell'intestino di persone con IBS si ha un'attivazione dei mastociti e edema del tessuto intestinale. Si rilasciano IgE (le immunoglobuline dell'allergia) e queste attivano la sensibilità viscerale. Nei topi questa condizione peggiora sotto stress, evidenziando la presenza di 2 vie differenti.
Attualmente non esistono biomarker affidabili per la IBS. I test commerciali per il microbiota non appaiono aiutare in maniera riproducibile. I probiotici e il trapianto di microbiota necessitano di ulteriori studi. Gli antistaminici sembrano avere effetti promettenti.
https://www.thelancet.com/journals/langas/article/PIIS2468-1253(26)00148-2/fulltext