Dott.ssa Tiziana Rossi Marzili Psicologa

Dott.ssa Tiziana Rossi Marzili Psicologa Psicologa, laureata in Psicologia dello Sviluppo, specializzanda in Psicoterapia Cognitivo Costruttivista presso la scuola ATC di Cagliari.

Counseling - Supporto Psicologico per adolescenti e adulti

09/09/2026
20/08/2026

"Trovarsi esattamente nel mezzo tra ciò che è reale e ciò che è riflesso...
l'unico setting clinico accettabile ad agosto."

20/08/2026

In questi giorni mi capita spesso di scorrere la bacheca e imbattermi in contenuti che vorrebbero fare leva sull’ironia, ma che toccano temi enormi: indigenza, patologie, malesseri emotivi o dinamiche familiari e personali drammatiche. Sotto questi post, quasi immancabilmente, si trova una cascata di emoticon che ridono a crepapelle e commenti divertiti.
​Da psicologa, ma prima ancora da persona che osserva il mondo, queste reazioni mi interrogano profondamente. Non si tratta di mancare di umorismo o di fare i moralisti, ma di porsi una domanda essenziale: cosa muove davvero quella risata?
​Scherzare con leggerezza e sarcasmo sulle fragilità e sulla sofferenza altrui non è un semplice esercizio di ironia. Spesso la risata che dissacra il dolore funziona come un meccanismo di difesa ed evitamento: ridere di un disagio permette di prenderne le distanze, di non immedesimarsi, di anestetizzare l'empatia e di convincersi che quella realtà non ci tocchi.
​Quando questa dinamica diventa sistematica, lo "umorismo" scivola in una forma di kitsch emotivo: una superficialità rassicurante e confezionata da consumo rapido, che svuota la complessità umana per trasformarla in intrattenimento da pochi secondi.
​Ma cosa dice tutto questo di chi inventa, condivide o risponde con una risata a questi contenuti?
​Rivela un bisogno di distanza e controllo: sminuire la vulnerabilità altrui crea una falsa illusione di invulnerabilità personale.
​Segnala una difficoltà emotiva: l'incapacità di tollerare il contatto con il dolore e la fragilità porta a svalutarli pur di non doversi fermare ad ascoltarli.
​Alimenta l'anestesia sociale: l'assuefazione alla sofferenza altrui fa sì che l'altro smetta di essere una persona e diventi una macchietta.
​A che punto siamo arrivati come società se l'unica risposta che riusciamo a dare al disagio è una reazione che sminuisce? Una comunità che ha bisogno di ridere della fragilità per sentirsi leggera è una comunità che sta progressivamente smarrendo la capacità di connettersi e di comprendere.
​Forse è arrivato il momento di fermarsi un secondo prima di lasciarsi sfuggire quel click di risata automatica, e chiederci quale sguardo sul mondo stiamo davvero alimentando.
Perché, in fondo, quella risata e quel post dicono molto di più su chi li mette che su chi ne è l'oggetto.
​A chi crea e pubblica questi contenuti, verrebbe da chiedere quale vuoto o bisogno di consenso si nasconda dietro la scelta di trasformare il dramma altrui in un palcoscenico per qualche like. E a chi ci ride sopra con tanta facilità, quale pigrizia emotiva impedisca di fermarsi a sentire la gravità di ciò che sta guardando.
​Sminuire la realtà non ci rende più forti, e ridere della fragilità non la elimina: ci rende solo più anestetizzati. Prima di cercare la battuta facile o di regalare una risata automatica, faremmo bene a chiederci quale parte di noi stiamo mettendo in mostra. Perché a volte, ciò che pensiamo sia solo una scorciatoia per apparire simpatici o leggeri, smaschera semplicemente la nostra incapacità di restare umani di fronte al dolore.
Dott.ssa Tiziana Rossi Marzili - Psicologa

🦋 L’abbraccio della farfalla (Butterfly Hug): uno spazio d'ascolto nel corpo​A volte la mente corre veloce, accatastando...
14/08/2026

🦋 L’abbraccio della farfalla (Butterfly Hug): uno spazio d'ascolto nel corpo
​A volte la mente corre veloce, accatastando pensieri, emozioni intense o sensazioni fisiche di attivazione. In quei momenti, il primo impulso è spesso quello di lottare: cerchiamo di scacciare l’ansia, di razionalizzare il timore o di giudicarci per ciò che stiamo provando.
​Ma nella prospettiva cognitivo-costruttivista, le nostre emozioni e i nostri pensieri non sono "errori" da correggere. Sono il modo in cui il nostro sistema sta cercando di dare un senso alla realtà e di proteggerci. Per trasformare questa esperienza, non serve combatterla: serve creare uno spazio sicuro in cui osservarla.
​Tra le diverse tecniche di autoregolazione ed elaborazione, ce n'è una tanto semplice quanto profonda: la Butterfly Hug (l’Abbraccio della Farfalla).
​💡 Cos’è e come funziona?
​Nata originariamente nell'ambito dell'EMDR per l'elaborazione del trauma, questa tecnica combina la stimolazione bilaterale ritmica con l'atteggiamento della mindfulness e dell'auto-compassione.
​Come si pratica:
​La posizione: Incrocia le mani sul petto, agganciando i pollici tra loro in modo che le palmi appoggino sotto le clavicole. Le tue mani ricorderanno la forma delle ali di una farfalla.
​Il ritmo: Inizia ad alternare piccoli tocchi (tap) sul petto, prima con la mano destra e poi con la sinistra, con un ritmo lento, costante e delicato.
​La respirazione: Accompagna il movimento con respiri profondi e fluidi, senza forzare.
​L'osservazione senza giudizio: Mentre mantieni il movimento ritmico, ti invito a fare la parte più importante: diventare un osservatore curioso e gentile della tua esperienza interna.
​👁️ L'atteggiamento costruttivista: osservare senza giudicare
​Mentre senti il contatto delle mani e il ritmo del picchiettio, nota ciò che emerge:
​Che tipo di pensiero sta attraversando la mente?
​Che emozione c'è sotto? Paura, tristezza, rabbia, o magari un senso di confusione?
​Dove la senti nel corpo?
​Il punto chiave è non cercare di cambiare o fermare ciò che senti. Non c’è un modo "giusto" o "sbagliato" di stare in quel momento.
​Limitati a fare spazio all'esperienza, come se stessi guardando scorrere un fiume dalla riva. Quando permettiamo al nostro sistema nervoso di integrare l'attivazione emotiva attraverso il corpo e il ritmo, la mente smette di percepire l'emozione come una minaccia e inizia a riorganizzarla.
​🌿 Un piccolo esercizio di consapevolezza per oggi
​La prossima volta che senti che le tue risposte emotive stanno prendendo il sopravvento, concediti due minuti.
​Incrocia le mani, attiva il ritmo della farfalla e chiediti con gentilezza:
​«Cosa mi sta raccontando questa emozione in questo momento?»
​Senza fretta. Senza giudizio. Solo con la disponibilità ad ascoltarti.
​📌 Salva il post per averlo a portata di mano nei momenti di bisogno o condividilo con qualcuno a cui potrebbe essere utile.
Dott.ssa Tiziana Rossi Marzili - Psicologa

Oltre la superficie: il breakdown emotivo nel Borderline attraverso la lente Costruttivista​Nella pratica clinica costru...
12/08/2026

Oltre la superficie: il breakdown emotivo nel Borderline attraverso la lente Costruttivista

​Nella pratica clinica costruttivista, quando parliamo di breakdown emotivo nel Disturbo Borderline, non ci riferiamo a una semplice "reazione spropositata". Parliamo di un momento in cui la coerenza del Sé entra in crisi profonda. 🌀
​Ogni persona cerca costantemente di dare un senso unitario a ciò che sente. Ma cosa succede quando l'esperienza emotiva immediata diventa così travolgente da non poter più essere raccontata o integrata?

​Succede il breakdown.

​Cosa avviene a livello di significato personale?
​La minaccia alla continuità: Un gesto, un silenzio o un allontanamento vengono percepiti come una frattura della relazione di attaccamento, scatenando un senso di estraneità o di disgregazione del Sé.

​Il cortocircuito tra sentire e spiegare: La distanza tra ciò che il corpo prova in modo viscerale (esperienza immediata) e la capacità della mente di dargli un significato stabile (spiegazione narrativa) diventa incolmabile in quel momento.
​La ricerca disperata di stabilità: Le manifestazioni esterne — la rabbia esplosiva, il pianto dirotto, il senso di vuoto o la dissociazione — sono i tentativi estremi e dolorosi del sistema di rispondere a una minaccia di annullamento.

​Come si interviene in ottica costruttivista?
Il lavoro terapeutico non consiste nel "sopprimere" l'emozione, ma nell'aiutare la persona a ripercorrere con delicatezza la propria esperienza, imparando a riconoscere, validare e narrare le proprie sfumature emotive senza sentirsi sopraffatta.

​Capire il significato profondo di questi momenti è il primo passo per trasformare la tempesta in consapevolezza.
​© Dott.ssa Tiziana Rossi Marzili | Psicologa

12/08/2026
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11/08/2026

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"Non dire mai «A me non accadrà», «Io non lo farei mai», perché la vita sa essere imprevedibile e nessuno è immune da certe cose. Tutto capita, anche quello che mai avresti immaginato..." - Robin Williams (Chicago, 21 luglio 1951 – Paradise Cay, 11 agosto 2014).

Oggi lo ricordiamo così, con questa frase.

05/08/2026

Le prime impronte emotive non svaniscono crescendo: cambiano solo forma. 🧠✨

​Nel video che ho condiviso si nota in modo chiarissimo come i bambini con uno stile di attaccamento sicuro e insicuro esplorino l'ambiente e si relazionino con la figura di riferimento.
​Ma l'attaccamento non è semplicemente un ricordo o una fase dell'infanzia.
​Il modo in cui siamo stati amati, accolti e visti da piccoli diventa la lente con cui, da adulti, guardiamo noi stessi e il mondo circostante.
​È quella mappa invisibile che guida:
​La percezione del nostro valore unico
​La fiducia (o la sfiducia) verso gli altri
​Il modo in cui affrontiamo la vulnerabilità, la solitudine o il conflitto nelle relazioni
​🌱 Una precisazione importante (e rassicurante):
Spesso si pensa che un attaccamento sicuro richieda un genitore "perfetto". In realtà, la ricerca ci mostra che non è così. L'attaccamento sicuro non nasce da chi non sbaglia mai, ma da figure di riferimento capaci di riparare le rotture emotive quando si verificano.
​E la buona notizia, dal punto di vista psicoterapeutico, è che le mappe si possono ridisegnare. Diventare consapevoli delle proprie lenti infantili è il primissimo passo per scegliere come desideriamo amarci e legarci agli altri oggi.
​💬 Vi è mai capitato di riconoscere il vostro stile di attaccamento o le vostre "lenti" nelle relazioni di tutti i giorni? Se vi va, parliamone nei commenti!

Dott.ssa Tiziana Rossi Marzili - Psicologa.

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