27/06/2019
Sembrava una domenica come tutte, il 16 maggio 2004. E lo è stata per i tanti che non sapevano che quel giorno sarebbe stata l'ultima partita di Roberto Baggio. Per gli altri, quel Milan - Brescia del 16 maggio 2004, è stato invece il giorno in cui hanno visto uscire dal campo uno dei giocatori più amati di tutti i tempi, una delle carriere più belle del calcio Italiano. Esce dal campo dopo sedici anni di sorrisi, ma anche di dolori e di ginocchia sfasciate, con una sola frase: "Ho dato tutto".
Il fantasista di Caldogno.
Eh già, perché 27 parla di Baggio? Lo spunto è il suo codino, ammesso. Si perché Baggio è chiamato "il divin codino", quindi...
Magari si può ironizzare sul fatto che Silvio B., in qualità di Presidente del Milan, nel fine partita proprio di quel Milan - Brescia in cui Roby ha dato l'addio ai campi di gioco, gli criticò pubblicamente il codino, mentre Roby già non lo portava più.
Oppure si puo’ ricordare quando si è presentato in campo al Bologna Calcio, con i capelli cortissimi, quasi rasato. In quel momento il suo cambio look radicale era anche la metafora della sua reazione, della sua rinascita, del suo cambiamento.
Poi ti ricordi dei disastri che combinava in panchina Renzo Ulivieri, l'allenatore del Bologna, che non lo faceva giocare proprio contro le sue grandi ex squadre, Milan e Juve, e proprio quando lui si stava giocando il tutto per tutto per conquistarsi un posto nella nazionale di Maldini.
Poi ti ricordi di lui con Ronaldo.
Puoi anche fermare un attimo l'immagine a quei rigori del 17 luglio del 1994 a Pasadena, nella finale col Brasile, quando Roby tira il rigore della speranza. Lo sbaglia, perché tira alto, e le telecamere si soffermano per qualche istante sulle sue spalle curve che reggono una testa china con il peso di tutta la delusione d'Italia. Il codino appoggiato sulla scritta R. Baggio, sulla maglia azzurra della Nazionale Italiana appena sconfitta nella finale dei Mondiali. A legare definitivamente il codino, il numero 10, l'azzurro, Baggio, la sconfitta.
Poi ci prendi gusto e ti rivedi il suo primo goal in serie A, il 10 maggio 1987 (Napoli-Fiorentina 1-1). Poi il primo goal in Nazionale, il 22 aprile 1989 nell'amichevole tra Italia e Uruguay (1-1).
Poi ritrovi le sue magie negli articoli di Gianni Brera che lo descrive "Un esempio, un grande giocatore, Baggio è un "asso rococò": mette il dribbling anche nel caffellatte". E capisci la sua semplicità dalle sue parole "Avevo solo un pensiero, prendere la palla e andare in porta. Il resto non mi interessava". Poi riascolti le sue interviste e capisci un po' di più l'uomo, "Non c'è tempo, devi diventare grande velocemente, devi sempre dimostrare, devi sempre cercare di dare il meglio di te stesso. Quando le cose vanno bene non hai il tempo di gustartele, perché ci sono subito altri eventi. Gli errori rimangono, i successi passano un po' più velocemente, a lasciare il segno più profondo sono le sconfitte, le sofferenze, i patimenti. Quando ho giocato l'ultima partita a Milano, quel giorno, mi sono liberato di una grande sofferenza che purtroppo mi ha accompagnato per tutta la mia carriera".
Sorridi se trovi le parole di Carletto Mazzone, ”Questo era uno che ogni giorno faceva una giocata nuova, e io gli dicevo ndo'le tieni !? Ando' c'èllehai !?”
"Baggio è una nevicata scesa da una porta aperta nel cielo". Ecco, appunto.
Lucio Dalla.
Puoi interrogarti sul perché uno come lui ti manca. La fantasia, l'invenzione, il gesto, l'eleganza ma soprattutto la semplicità, l'immediatezza la spontaneità; tutte cose che Roberto aveva. Le cose banali le fanno tutti. È fare qualcosa che non sanno fare gli altri che fa la differenza, il gol lo può fare chiunque, in qualunque maniera, però c'è differenza su come viene fatto, come viene costruito, come viene sviluppato. Il fantasista deve avere una soluzione in più degli altri, quella è dettata dalla velocità del ragionamento, dal capire in anticipo cosa può succedere in quell'azione, quando veramente uno riesce a fare quello che nessuno si aspetta. Questo è.
Alla fine ti dimentichi del suo look e sul tuo schermo parte un video, forse qualcuno si ricorderà il telecronista e pure la partita...
..Baggio, Baggio che converge, Baggio, Baggio, finta di Baggio... Grandissimo gol di Baggio! Grandissima impresa di Baggio, veramente bravo! Ha fatto una cosa che veramente fa esplodere e giustamente l'Olimpico; è un pezzo da antologia calcistica... finta sull'ultimo difensore e poi la battuta in controtempo sull'accenno di uscita del portiere, una prodezza eccellente!
Ci sono calciatori che sono bandiere...
e campioni che non hanno colori.