07/06/2026
Condividiamo a pieno questo pensiero e lo portiamo avanti in tutte le nostre attività 
Definire una persona con disabilità “speciale” può sembrare positivo, ma in realtà rischia di essere riduttivo e dannoso.
Questo linguaggio rientra in ciò che viene chiamato inspiration p**n: contenuti che usano le persone con disabilità come fonte di ispirazione per gli altri, invece che riconoscerle semplicemente come individui.
Quando si dice “speciale”, si sposta l’attenzione dalla persona alle emozioni di chi guarda, non valorizzando le sue eventuali capacità ma creando solo una narrazione che serve a far sentire gli altri migliori o più fortunati.
Le persone con disabilità non sono “speciali” perché vivono la loro vita: sono persone, con esperienze, limiti e potenzialità come chiunque altro.
Hanno bisogno di rispetto, accessibilità e inclusione, non di essere idealizzate o trasformate in simboli motivazionali.
Condividiamo il pensiero di Giorgia Sbernini:
"Ma la possiamo smettere di chiamarli "bambini speciali"?
Ogni volta che sento dire "bambini speciali" o "ragazzi speciali" mi fermo...perché, in fondo, che cosa significa davvero?
A me piacerebbe che imparassimo a chiamarli semplicemente per ciò che sono, persone, bambini, bambine, ragazzi e ragazze!!!!
Esseri umani che, come tutti noi, ridono, si arrabbiano, sognano, hanno paura, si emozionano, fanno fatica, sbagliano, imparano e crescono, perché nessuno di noi ha bisogno di un aggettivo per avere valore!
La parola speciale nasce spesso da una buona intenzione, ma a volte crea una distanza invisibile, come se ci fosse un "noi" e un "loro"...
E invece l'educazione, quella vera, ci insegna proprio il contrario,
ci insegna che apparteniamo tutti alla stessa umanità, che ognuno di noi è unico, ma nessuno è diverso nel proprio diritto di essere accolto, ascoltato, rispettato e amato!!!
Non abbiamo bisogno di persone speciali, abbiamo bisogno di sguardi capaci di vedere la persona prima di ogni altra cosa, Perché prima di qualsiasi caratteristica, difficoltà, talento o peculiarità, siamo tutti semplicemente esseri umani.
E forse la vera inclusione comincia proprio da qui: quando smettiamo di cercare parole diverse per alcune persone e iniziamo a riconoscere l'umanità che ci accomuna tutti!
Prima di tutto, siamo persone, tutto il resto viene dopo"
Nell'immagine foto di bambini con disabilità (dal web) e la scritta "Smettiamola di chiamarli 'bambini speciali' "
Fonte:https://www.facebook.com/giorgiaterry.sbernini/posts/pfbid02ZPRkHf2ipQVuLHHvy45o8PDRfg2dY4cpjfZJj8fAovsgtC1UP29o4gDu5L7zELbpl