31/08/2026
Sono stupita di come la nostra società non dia adeguato spazio alla menopausa.
Un passaggio naturale, universale, profondamente trasformativo della vita femminile viene vissuto senza preparazione, senza una vera educazione, senza uno spazio culturale nel quale poterlo comprendere.
Per tutta la prima parte della nostra esistenza impariamo a costruire un'identità.
Sono Paola. Sono Simona. Sono Lucia. Sono Letizia. Sono Silvia. Sono Laura. Sono Chiara.
Sono la madre che sono diventata. La professionista che ho costruito. La compagna. La figlia. La donna che appare in un certo modo, che ha un certo corpo, una certa energia, determinate capacità.
E ci convinciamo, quasi senza accorgercene, che tutto questo sia ciò che siamo.
Poi arriva un momento in cui qualcosa comincia a sottrarsi alla nostra volontà.
Il corpo cambia. Le energie cambiano. Il desiderio può cambiare. L'umore cambia. Il modo in cui ci guardiamo allo specchio cambia.
Ciò che avevamo considerato stabile si sgretola per svelarci ciò che è sempre stato: qualcosa di vivo e, come tale, qualcosa in continua trasformazione.
La menopausa è una soglia, un passaggio nel quale imparare una verità che forse non avevamo considerato:
io non sono il mio corpo.
Io non sono il mio ruolo.
Io non sono il mio lavoro.
Io non sono il mio aspetto.
Io non sono nemmeno quella persona che ho chiamato “io” per tutta la vita.
Tutto questo mi appartiene, mi attraversa, mi esprime. Ma tutto questo cambia.
Dentro di noi apprendiamo il valore di questo momento di passaggio quando non ci chiediamo più: “Chi sono diventata?", ma: “Che cosa rimane di me quando tutto ciò che credevo di essere comincia a cambiare?”
La menopausa, allora, non è perdere noi stesse, ma scoprire che non siamo mai state soltanto ciò che credevamo di essere.
E sotto il nome, sotto il corpo, sotto i ruoli, sotto l'identità che abbiamo costruito con tanta cura, resta una cosa soltanto: la Vita. Questo è ciò che siamo.