26/05/2026
Salire su quel palco, spogliandomi per un attimo della veste a cui i miei studenti sono abituati, non è stato solo un atto d'amore verso la musica. È stato, prima di tutto, un gesto di responsabilità educativa. Un messaggio silenzioso, affidato alle note, dedicato interamente ai miei ragazzi.
Viviamo in un'epoca complessa, una società che spesso ci schiaccia sotto il peso invisibile ma opprimente delle aspettative altrui. Cresciamo e camminiamo nel mondo con l'ansia costante di dover corrispondere a un'immagine rigida, prigionieri di convenzioni secondo cui l'identità professionale debba definire l'intero valore di un individuo. Ci insegnano a essere una cosa sola, a chiuderci dentro un'unica etichetta, separando nettamente ciò che facciamo per vivere da ciò che ci fa sentire vivi.
Con questa esibizione ho voluto scardinare questa convinzione. Ho voluto dimostrare, nel mio piccolo, che i confini che gli altri tracciano per noi esistono solo se decidiamo di accettarli.
Ognuno di noi è un'opera complessa, ricca di sfumature, di contrasti e di talenti plurali. Essere un professionista o un docente non cancella l'uomo, l'artista, l'appassionato. Abbiamo il diritto – e direi quasi il dovere – di coltivare ogni nostra sfaccettatura, liberandoci dal giudizio esterno e da quella necessità di approvazione che troppo spesso frena i nostri slanci più autentici.
Ai miei alunni, e a chiunque si trovi a un bivio della propria vita, vorrei dire questo: non abbiate mai paura di deviare dal percorso prestabilito. Non permettete a nessuno di catalogarvi o di ridurre i vostri orizzonti per farli bastare nei propri pregiudizi. Abbiate il coraggio di essere plurali, di fregarsene delle aspettative del mondo e di fare sempre ciò che fa ba***re il vostro cuore. La libertà più grande comincia esattamente lì dove smettiamo di chiedere il permesso per essere noi stessi.
Grazie scuola Euroform per avermi coinvolto! ❤️