11/06/2026
Premessa necessaria: conosco medici di famiglia preparati, disponibili e presenti sul territorio. Non sto parlando di loro.
Sto parlando di un problema che chi lavora in farmacia vede ogni giorno e che migliaia di cittadini raccontano continuamente.
Molti pazienti lamentano difficoltà nel contattare il proprio medico, ottenere una visita in tempi ragionevoli o avere un confronto diretto quando compare un problema di salute che richiederebbe una valutazione clinica.
Negli anni successivi al Covid il rapporto tra medico e paziente è cambiato profondamente.
Telefonate, mail, messaggi e ricette dematerializzate hanno certamente semplificato molte procedure, ma in numerosi casi
__hanno anche aumentato la distanza tra il professionista e la persona assistita.
La questione non è criticare una categoria professionale. La questione è chiedersi se il modello attuale stia davvero rispondendo ai bisogni della popolazione, soprattutto anziani, fragili e malati cronici.
La medicina di famiglia dovrebbe essere il primo presidio di ascolto, orientamento, prevenzione e presa in carico.
Dovrebbe intercettare precocemente i problemi, seguire i pazienti nel tempo
___ e ridurre il ricorso improprio a pronto soccorso e specialisti.
Forse vale la pena guardare anche oltre i nostri confini.
In Germania il medico di medicina generale continua a essere il punto di ingresso del sistema sanitario per moltissimi cittadini.
Gli studi sono spesso organizzati come strutture multidisciplinari, con più professionisti che lavorano insieme.
Il paziente viene visitato, seguito e indirizzato agli specialisti quando necessario. Esistono inoltre servizi territoriali e numeri dedicati che garantiscono continuità assistenziale anche fuori dagli orari ordinari, evitando che ogni problema finisca inevitabilmente in pronto soccorso.
In Francia il “médecin traitant”, il medico curante, è il vero regista del percorso sanitario del paziente.
Segue la storia clinica della persona nel tempo, coordina gli accessi agli specialisti e rappresenta il principale riferimento sanitario della famiglia.
Negli ultimi anni la Francia ha investito molto nelle cosiddette “Maisons de Santé”, strutture nelle quali medici, infermieri e altri professionisti lavorano insieme sul territorio per garantire una presa in carico più continua e accessibile.
Naturalmente nessun sistema è perfetto.
Anche Germania e Francia affrontano problemi di carenza di personale e di organizzazione.
Ma la differenza è che da anni cercano di rafforzare la medicina territoriale, mentre in Italia continuiamo a discutere se sia giusto o meno chiedere una maggiore presenza dei medici nelle strutture pubbliche di prossimità.
Ed è qui che entrano in gioco le Case della Comunità.
Da anni si parla della necessità di riportare la medicina territoriale vicino ai cittadini, di ___creare luoghi dove medici di famiglia, infermieri e altri professionisti possano lavorare insieme per seguire anziani, fragili e malati cronici. L’obiettivo dichiarato era proprio quello di rendere più semplice l’accesso alle cure, aumentare la presenza sul territorio e ricostruire quel rapporto diretto che molti cittadini sentono di aver perso.
Eppure la riforma si è fermata.
Le ricostruzioni di queste settimane raccontano di uno scontro molto forte tra Governo, Regioni e sindacati della medicina generale. ___Proprio i sindacati hanno contestato alcuni punti centrali del progetto, in particolare una maggiore presenza dei medici nelle Case della Comunità e l’ipotesi di una diversa organizzazione del loro rapporto con il Servizio sanitario nazionale.
Il risultato è che il decreto è stato bloccato e la riforma è stata fortemente ridimensionata.
Naturalmente i sindacati sostengono di difendere l’autonomia professionale dei medici.
È una posizione legittima e rispettabile.
Ma è altrettanto legittimo domandarsi
___se oggi la priorità debba essere la difesa dell’organizzazione esistente oppure la costruzione di una medicina territoriale più accessibile, più presente e più vicina alle persone.
Perché alla fine il punto non sono le polemiche tra ministeri, regioni e sindacati.
Il punto è il cittadino.
E il cittadino oggi continua a chiedere una cosa molto semplice:
**riuscire a parlare con il proprio medico, essere visitato quando serve e non sentirsi soltanto il destinatario di una ricetta inviata sul telefono.
Se le Case della Comunità dovevano servire a riportare i medici più vicino alle persone, allora la domanda è inevitabile: **chi ha interesse a fermare questo percorso sta davvero difendendo la qualità dell’assistenza o sta difendendo un modello organizzativo che sempre più cittadini percepiscono come distante?
Questa è la domanda che la politica, i sindacati e l’intero sistema sanitario dovrebbero avere il coraggio di affrontare.