20/06/2026
Mi permetto di condividere la sua risposta a una mia domanda sulla pagina di Tiziano Cerulli - Psicologo ad approccio Archetipico Immaginale perché è uno scritto stupendo e dettagliato sulle red ah che dovremmo tutti osservare non solo per avere una relazione sana ma anche per farla funzionare nel tempo❤️
DEVI SEMPRE ACCETTARE I "DIFETTI" DELL'ALTRO?
Rispondo alla domanda di OLLìN - Guarigione Emotiva: "qual è il limite, in un relazione sana, tra “accettare le imperfezioni” dell'altro e “sopportare troppo”?
Qualche anno fa ho sentito la necessità di comunicare a una persona che sentirci una volta all'anno non mi stava più bene, che mandare dei messaggi senza ricevere risposta non mi stava più bene e che dover essere contattato solo quando aveva un problema o bisogno di un favore non mi stava più bene.
Come risposta ho ricevuto, in sintesi, "se non ti sta bene è un problema tuo" (anche se il messaggio era molto più lungo) espresso con rabbia, giudizio e chiusura della relazione tramite un messaggio.
In una relazione che funziona il limite dipende da quanto la dinamica tra due persone ti permette di restare te stesso senza perdere dignità o identità.
Non esiste una misura fissa. Ma esistono criteri molto chiari.
Il mio punto di vista è che questo limite dipende da tre fattori fondamentali:
1. La reciprocità: non serve che sia perfetta, ma deve essere sufficientemente stabile. Se uno dei due dà sempre di più, ripara sempre lui, comprende sempre lui, mentre l’altro “fa il minimo sindacale”, non è più accettazione: è auto-sacrificio.
La domanda chiave è: “Quando io ho bisogno, l’altro c’è davvero?”
Se la risposta è “quasi mai”, il limite è già superato.
2. La possibilità di crescere insieme: accettare le imperfezioni non significa accettare l’immobilismo e la non curanza. Una relazione è fatta di due persone imperfette che però si muovono, anche lentamente, anche goffamente, ma nella stessa direzione.
Se uno dei due dice: “Questo è ciò che sono, prendimi così” o "non accetto giudizi da te e da nessun'altro" e lo usa come scudo per non mettersi mai in discussione, allora non è più “attraversare il bene e il male insieme”: è restare soli dentro una relazione.
3. Il costo psicologico: Il limite è superato quando per restare devi spegnere delle parti di te, ridurre i tuoi bisogni, camminare sulle uova per non ferire o giustificare l’altro, normalizzare il dolore e convincerti che “è così l’amore” o "così è l'amicizia".
Se per amare qualcuno devi disamare te stesso, non è più accettazione: è sopravvivenza relazionale.
Il punto centrale, secondo me, è che la differenza tra “accettare l’altro” e “perdere se stessi” significa che accettare l’altro è possibile solo quando l’altro non ti chiede di rinunciare alla tua integrità.
Le imperfezioni si accettano.
La mancanza di rispetto, di impegno, di cura, no.
Se la risposta è "non ho tempo per rispondere a un messaggio" o "sei troppo impegnativa come persona" una domanda che uso spesso e che ti propongo come bussola è: “Questa relazione mi fa crescere o mi fa rimpicciolire?”
La risposta è quasi sempre chiarissima.
In una relazione funzionale non si tratta di trovare qualcuno “perfetto”, ma qualcuno con cui sia possibile attraversare insieme il bene e il male e che non chiude la comunicazione appena provi a farle notare che i suoi comportamenti ti feriscono.