Studio Medico Dott. Giuseppe Zampella

Studio Medico Dott. Giuseppe Zampella Studio di Medicina Generale convenzionato SSN

23/08/2026

ORARI DI STUDIO

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Realizzato e donato da una paziente. Sicuramente indegno del paragone ma, sapere di aver “curato” qualcuno con coscienza...
15/07/2026

Realizzato e donato da una paziente. Sicuramente indegno del paragone ma, sapere di aver “curato” qualcuno con coscienza e’ tutto per chi esercita questa professione.

29/06/2026
25/03/2026

L'ERRORE CHE TUTTI FANNO CON L'INTESTINO

(Di Patrizia Coffaro)

Ho letto un commento sotto al mio post, uno di quelli che arrivano puntuali ogni volta che si parla di intestino: “E se fossero parassiti? Finché non li elimini puoi fare tutto, ma non migliori.”

Purtroppo, non è un’idea isolata, è una convinzione moooolto diffusa, non solo tra le persone, ma anche tra molti professionisti. Anche quelli più evoluti, come amano definirsi, che però continuano a ragionare nello stesso modo... trovare il nemico, eliminarlo, risolvere.

Cambiano i nomi, cambiano gli strumenti, ma la logica resta identica, sempre quella, non si sposta di una virgola. C’è qualcosa che non va, quindi... troviamo il colpevole, poi lo attacchiamo e fine del problema; il punto è che l’intestino non funziona così e finché non lo capiamo, continueremo a rincorrere sintomi travestiti da cause.

Perché sì, i parassiti possono esistere, le infezioni possono esistere, le disbiosi esistono... nessuno lo nega. Il problema è pensare che siano sempre la causa primaria e che eliminandoli si risolva tutto. Questa è (ahimé) una visione riduttiva, ed è anche il motivo per cui tante persone fanno cicli su cicli di protocolli, integratori, restrizioni… e non escono mai dal problema. Perché stanno combattendo qualcosa senza cambiare il terreno in cui quella cosa si è sviluppata.

E qui dobbiamo fare un passettino indietro e guardare l’intestino per quello che è... non un tubo da pulire, ma un ecosistema. Dentro di noi c’è un mondo intero, batteri, lieviti, virus, cellule immunitarie, cellule epiteliali, segnali nervosi; tutto in continuo dialogo, in un equilibrio dinamico. Quando questo sistema è in equilibrio, succede una cosa molto semplice, il corpo sa gestire ciò che entra, sa selezionare, modulare, contenere. Non è sterile, non deve esserlo... è regolato.

Ma quando questo equilibrio si rompe, allora sì che iniziano i problemi. Non perché arriva qualcosa, ma perché il sistema non è più in grado di gestirlo... ed è qui che nasce la confusione. Perché tu vedi il risultato finale, il sintomo, il batterio, il parassita, e pensi che sia quello il problema... ma spesso è solo l’effetto di un ambiente che non funziona più bene.

È come trovare muffa su un muro e pensare che il problema sia la muffa, certo, la togli, ma se non sistemi l’umidità, tornerà sempre... l’intestino funziona esattamente allo stesso modo.

Dal punto di vista fisiologico, la nostra barriera intestinale è qualcosa di straordinario, non è solo una parete, è un sistema attivo, intelligente. C’è la mucosa, che produce muco e crea una prima protezione, ci sono le giunzioni tra le cellule, che regolano cosa passa e cosa no, c’è il sistema immunitario intestinale, che è uno dei più complessi del corpo... e poi c’è il microbiota, che non è un ospite passivo, ma una vera e propria difesa attiva. Questi elementi lavorano insieme.

Lo stomaco, con la sua acidità, inattiva una parte dei microrganismi. La bile ha un effetto antimicrobico; il microbiota compete per lo spazio e impedisce la proliferazione di altri organismi; il sistema immunitario riconosce e modula... è un sistema multilivello.

Ora immagina cosa succede quando questo sistema inizia a perdere efficienza. Magari lo stomaco produce meno acido, la bile non fluisce in modo ottimale, la mucosa è irritata, le giunzioni sono più permeabili, la motilità intestinale è rallentata, il microbiota perde diversità. In questo scenario, non serve che arrivi chissà cosa, basta poco per creare squilibrio... ed è qui che possono emergere anche organismi opportunisti.

Ma la domanda vera è... perché hanno trovato spazio? Perché il terreno lo ha permesso! E allora cosa succede nella pratica? Che si interviene su ciò che si vede, si attacca il batterio, si attacca il parassita, si fa il protocollo, si fa la pulizia... e spesso qualcosa succede, un miglioramento c’è. Perché stai comunque modificando una parte del sistema.

Ma se il terreno resta lo stesso, quel miglioramento raramente è stabile e infatti quante persone conosci che hanno fatto cicli di antiparassitari, antimicrobici, protocolli potenti… e dopo un po’ sono punto e a capo? Addirittura c'è chi peggiora e il professionista sparisce (va beh, questa è una modalità che... boccaccia mia statte zitta!)

Non è sfortuna, è logica biologica. Perché il corpo non funziona per eliminazione isolata, funziona per equilibrio. Se l’ambiente interno è favorevole, qualcosa crescerà sempre, se l’ambiente è stabile, anche ciò che c’è viene tenuto sotto controllo. Questo è il concetto che manca... e qui arriva anche un altro errore molto comune, pensare che più si attacca, meglio è. Ma ogni intervento aggressivo ha un costo. Se usi sostanze antimicrobiche forti, non colpisci solo ciò che non vuoi, alteri anche il resto, modifichi il microbiota, stressi la mucosa, a volte peggiori la sensibilità.

E se lo fai su un sistema già fragile, rischi di peggiorare la situazione, ecco perché molte persone dopo questi protocolli si ritrovano più reattive di prima. Non perché non ha funzionato, ma perché mancava la base e la base è sempre quella... il terreno.

Lavorare sul terreno significa fare cose meno eclatanti, meno forti, meno immediate… ma molto più profonde. Significa migliorare la digestione, stabilizzare la motilità intestinale, ridurre l’infiammazione della mucosa, ricostruire gradualmente la tolleranza, riportare il sistema nervoso fuori dalla modalità di allerta. Perché sì, anche questo conta e conta tantissimo.

Un intestino sotto stress, in uno stato di attivazione costante, cambia completamente il suo funzionamento, cambia la secrezione, la motilità, la risposta immunitaria e allora puoi anche mangiare perfetto, prendere l’integratore giusto, fare il protocollo più preciso… ma se il sistema è in allarme, la risposta sarà alterata e questo spiega perché due persone possono fare la stessa identica cosa e avere risultati completamente diversi... perché il contesto è diverso, ed è proprio questo che rende il percorso meno immediato. Perché non c’è la soluzione unica, non c’è il... fai questo e risolvi, c’è un lavoro di ricostruzione.

E capisco che non sia quello che la maggior parte delle persone vuole sentirsi dire, perché siamo abituati al modello rapido... ho un problema, prendo qualcosa e passa. Ma questo modello funziona in alcune condizioni acute, non nei sistemi complessi e l’intestino è uno dei sistemi più complessi che abbiamo. Quindi no, non è che non si può migliorare, è che bisogna cambiare approccio, smettere di cercare solo cosa eliminare e iniziare a costruire un ambiente che funzioni; smettere di rincorrere il sintomo e iniziare a leggere il sistema, dobbiamo smettere di pensare in termini di guerra e iniziare a ragionare in termini di equilibrio.

E questo non significa non intervenire quando serve, significa farlo nel momento giusto e nel contesto giusto. Perché se prima non prepari il terreno, qualsiasi intervento sarà limitato, se invece lavori prima sulla base, allora anche interventi mirati possono avere un senso e soprattutto una durata. Quello che cambia è la direzione.

Non più... tolgo e basta, ma ricostruisco e poi, se serve, tolgo. È più lento? Sì. È meno immediato? Sì. È più efficace nel lungo periodo? Assolutamente sì. E forse è proprio questo il punto che oggi facciamo più fatica ad accettare. Che non tutto si risolve velocemente, ma ciò che si ricostruisce reamente… resta.

Quindi, finisco e vado a preparare pranzo, chiudo dicendo che per andare verso la salute dobbiamo smettere di vedere il corpo come qualcosa da pulire in continuazione, come se fosse un contenitore sporco da svuotare, e iniziare invece a vederlo per quello che è... un sistema da riequilibrare.

State perdendo l’insieme e vi state focalizzando sul singolo problema, sintomo, nemico da eliminare; ma il corpo non funziona a pezzi, funziona in relazione, in equilibrio, in compensazione continua. E questa confusione è alimentata anche dalla quantità enorme di informazioni che circolano oggi, spesso scollegate tra loro, spesso semplificate, spesso trasformate in soluzioni rapide per problemi complessi solo per riempire le proprie casse.

È proprio qui che serve un cambio di paradigma, un cambio di pensiero, perché finché continuerete a guardare il corpo come qualcosa da attaccare, svuotare o ripulire, continuerete a rincorrere problemi. Quando invece iniziate a guardarlo come un ecosistema da sostenere, capire e riequilibrare, allora cambia tutto. Ah dimenticavo, poi mi alzo e vado seriamente in cucina... Non tornerete a mangiare come prima se il come prima vi ha fatto ammalare!

XO - Patrizia Coffaro

20/03/2026

Pubblicata l'ordinanza contigibile e urgente per l'adozione di misure urgenti a tutela della salute per contenere e annullare il rischio di contagio da virus Il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha firmato in data odierna un'ordinanza contingibile e urgente per fronteggiare l'incremento dei casi....

19/03/2026

FRANCESCO BERNETTI EVANGELISTA, IL MEDICO CHE HA SEGUITO IL DUBBIO PER SALVARE UNA VITA

Ci sono storie che ricordano quanto la medicina non sia fatta soltanto di diagnosi e protocolli, ma anche di intuizione, responsabilità e umanità. È la storia del dottor Francesco Bernetti Evangelista, medico che continua a lavorare al pronto soccorso dell’ospedale Murri di Fermo anche dopo aver raggiunto la pensione, mettendo la sua esperienza al servizio dei pazienti.

Una sera al pronto soccorso arriva una ragazza di quindici anni. Ha la febbre e racconta una sensazione inquietante: non sente più bene le gambe. Dopo le prime valutazioni, in piena notte, viene dimessa con una diagnosi di influenza. Può succedere nei reparti d’emergenza, dove il flusso di pazienti è continuo e spesso i sintomi sembrano ricondurre a patologie comuni.

Ma quella notte qualcosa resta nella mente del medico.

Dopo la dimissione della ragazza, Bernetti continua a ripensare ai sintomi che aveva osservato. Il dubbio si fa sempre più insistente. Decide allora di rivedere la cartella clinica e di riflettere ancora su ciò che aveva visto poche ore prima.

Quando il turno finisce, invece di tornare a casa, prende un’altra decisione. Sale in auto e si dirige direttamente verso l’abitazione della ragazza.

Quando la porta si apre, si presenta con semplicità e con una frase che racconta tutto il senso della sua scelta: chiede scusa per l’intrusione, ma spiega di avere un sospetto. Potrebbe trattarsi di un’infiammazione del midollo spinale, una condizione rara ma potenzialmente grave. Consiglia alla famiglia di recarsi immediatamente al reparto di Neurologia dell’ospedale per eseguire accertamenti più approfonditi.

Il sospetto si rivelerà corretto.

La ragazza viene ricoverata, la diagnosi conferma un’infiammazione midollare e grazie alle cure ricevute la situazione può essere affrontata tempestivamente.

È difficile sapere come sarebbe andata senza quell’intuizione e senza la decisione di tornare indietro, di seguire il dubbio fino in fondo. Quello che è certo è che quel gesto racconta qualcosa di importante sul significato della professione medica.

Non solo competenza, ma attenzione. Non solo tecnica, ma responsabilità verso le persone che si affidano alle cure di chi indossa un camice.

Quando qualcuno gli chiede un commento su ciò che è accaduto, il dottor Bernetti risponde con grande semplicità. Dice di aver fatto soltanto il suo dovere. E aggiunge una riflessione che merita di essere ascoltata: ogni giorno moltissimi medici compiono gesti importanti, ma spesso fanno notizia soltanto gli errori.

Proprio per questo storie come questa hanno un valore particolare.

Ricordano che la sanità non è solo un sistema fatto di strutture e procedure, ma soprattutto di persone: medici, infermieri, operatori che lavorano con dedizione, spesso lontano dai riflettori, mettendo al centro la cura degli altri.

E a volte basta un dubbio, seguito fino in fondo, per fare la differenza tra una diagnosi mancata e una vita salvata.

Indirizzo

Viale Lincoln 187 E Via Don Gangi 2
Caserta
81100

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Lunedì 08:00 - 11:00
Martedì 15:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 12:00
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Giovedì 09:00 - 12:00
Venerdì 08:00 - 11:00

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