Abat-jour Guia Bazzoni

Abat-jour Guia Bazzoni Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Abat-jour Guia Bazzoni, Sito Web di salute e benessere, G993+73 Cassina De' Pecchi, Cassina de' Pecchi MI, Cassina de' Pecchi.

Con il counseling offro uno spazio di crescita per la persona, un momento co-creato in cui essere ascoltati, superare momenti di difficoltà, fare esperienza e darsi la possibilità di conoscersi maggiormente nella direzione del proprio benessere.

C'è chi preferisce che tu non sappia.Io preferisco che tu sappia.
08/06/2026

C'è chi preferisce che tu non sappia.
Io preferisco che tu sappia.

C'è un momento, da genitori, in cui realizzi che stai facendo del tuo meglioe che il tuo meglio, quel giorno, era comunq...
19/05/2026

C'è un momento, da genitori, in cui realizzi che stai facendo del tuo meglio
e che il tuo meglio, quel giorno, era comunque abbastanza caotico.

La cosa bella? Imparare a riconoscerlo senza farne un dramma.
Anzi, magari riderci su e dargli un nome assurdo.
Noi domenica lo abbiamo chiamato Polpetta Day.
Perché a volte l'insight non arriva da una grande intuizione.
Arriva dalla prima polpetta addentata a cena.

E tu, quale "paraculo day" hai istituito,
per salvare l'umore e la giornata?
Raccontamelo!

Quando arrivate da me,vi vedo.Siete precise, competenti,sapete tutto di tutti.Sapete gli orari del nido e della pediatra...
18/05/2026

Quando arrivate da me,
vi vedo.
Siete precise, competenti,
sapete tutto di tutti.
Sapete gli orari del nido e della pediatra,
le preferenze del bambino,
cosa manca in dispensa e cosa c'è da fare in casa.
Ma non ricordate più
cosa vi piace.
Cosa vi fa stare bene.
Come si fa a volere qualcosa
solo per voi.
Il corpo è cambiato —
e non parlo di forma o di peso.
Parlo di un corpo che è stato
completamente abitato da un altro.
Un corpo che adesso,
lentamente,
torna ad essere solo vostro.
E non sapete ancora
da dove iniziare.

Quella sensazione di estraneità —
da voi stesse, dal vostro spazio,
dal vostro desiderio —
non è un segnale che qualcosa non va.
È il segnale che è ora
di riprendere il filo.

E lì abita Abat-jour.

Questo post nasce in dialogo con .milano ,
che sull'identità estetica dice cose vere e necessarie.
Io ne parlo da un altro angolo, quello della relazione.
Con sè, prima di tutto.
Dal corpo che torna ad essere vostro.
Dalla donna che c'è
oltre il ruolo.

Se vi riguarda,
scrivetemi.
Nei commenti o in DM.

Prima parola, primo passo, prima amicizia:spesso succede lì, con loro accanto.Le educatrici del nido accompagnano una fa...
16/05/2026

Prima parola, primo passo, prima amicizia:
spesso succede lì, con loro accanto.
Le educatrici del nido accompagnano una fase che non si ripete e non si recupera. Meriterebbero più riconoscimento di quanto gliene diamo — e questo post è un piccolo tentativo, fatto con ironia e affetto vero.

Ché loro non sono un "servizio".
Sono una relazione

Ieri è capitato di parlare di piante.Di basilico.Un basilico messo sotto il sole, pensando di fare una cosa buona:tempo ...
13/05/2026

Ieri è capitato di parlare di piante.
Di basilico.

Un basilico messo sotto il sole, pensando di fare una cosa buona:
tempo qualche ora è appassito, e alcune foglie si sono annerite.

Allora ho spiegato che il basilico sta bene con la luce, sì,
ma senza sole diretto, perché è delicato
e il sole diretto brucia le foglie.

Lo dicono bene i Coma_Cose:
“se mi guardi mi bruci […] come il basilico al sole, sopra un balcone italiano”.

E poi il vasetto che compri non gli fa tanto bene:
va rinvasato, separando le piantine e mettendolo in un vaso più grande,
perché gli serve spazio per crescere.

Vai serena che così darà il meglio di sé - dico - intanto diamogli da bere e vedrai che si riprende!

Ecco, ci arriviamo anche senza dircela proprio tutta, no?

Troppo, no buono.
Appiccicati, no buono.

Il parallelismo ve lo lascio lì,
che tanto si capisce.

Buona stagione del basilico a tutti!

P.S.
Le info botaniche sul basilico le davo ieri in un posto figo,
con belle persone che fanno cose belle: andate a curiosare!
→ Coop AttivaMente

Intendersi. Ridacchiare. Stare dalla stessa parte. Complici, come quelli che si fanno l’occhiolino,con anche quell’ombra...
12/05/2026

Intendersi.
Ridacchiare.
Stare dalla stessa parte.

Complici, come quelli che si fanno l’occhiolino,
con anche quell’ombra un po’ storta, quasi illegale,
che la parola si porta dietro.

Poi però mi fermo sull’etimo.
E lì il senso un po’ si inclina.

Perché intrecciare non è (solo) così soft.

Intrecciare vuol dire che i fili si toccano, si agganciano,
a volte si stringono.

Vuol dire che quello che faccio io ha un effetto su di te,
e viceversa.

Che piaccia o no.

Vuol dire che entro nella tua vita
e tu entri nella mia
in un modo che modifica la forma.

È fare trama.
A volte anche fare nodo.
E, nel tempo, farci anche manutenzione.

Allora più che una domanda
è un atto di disvelamento.

Mi svela con chi sto intrecciando davvero
e che tipo di disegno sta venendo fuori.

Più o meno leggibile.

Perché non tutti gli intrecci nutrono.
Alcuni stringono.
Alcuni confondono.
Alcuni tengono insieme solo per abitudine.

Se questa parola ti riguarda,
lasciala parlare.

E resta lì,
q.b.

Auguri alle madri.Ma non riesco a dirlo in modo leggero.Questa è una messa a fuoco.Un modo per non far finta che basti l...
10/05/2026

Auguri alle madri.

Ma non riesco a dirlo in modo leggero.
Questa è una messa a fuoco.

Un modo per non far finta che basti l’amore.

Se ti indigna, resta.
Se ti riconosci, resta.

Resta qua, con me.

Tutti hanno un armadietto della vergogna.O una mensola.O un cassetto.Questo è lo scrittoio nella cameretta.Quel punto de...
06/05/2026

Tutti hanno un armadietto della vergogna.
O una mensola.
O un cassetto.

Questo è lo scrittoio nella cameretta.

Quel punto della casa dove l’ordine smette di essere una virtù e diventa una fantasia.
Dove tutto si accumula.
Dove tutto sparisce.

A volte lo guardo e penso all’armadio guardaroba de "Le cronache di Narnia":
se ci entro abbastanza a fondo, magari esco da un’altra parte.

In un posto dove le cose si sistemano da sole, dove nessuno perde le forbici, dove i fogli non si moltiplicano come organismi vivi.

Perché l’alternativa è meno poetica:
spazzare tutto via con un gesto solo.

All’inizio mi faceva impazzire.
Mi stringeva lo stomaco.
Mi faceva ve**re voglia di controllo, ordine, silenzio.

Poi ho capito una cosa scomoda:
in una casa con quattro bambini e ragazzi, tra i 2 e i 14 anni, l’ordine è una forma di utopia.
E anche un po’ di delirio.

Quindi scelgo.

Scelgo cosa sistemare
e cosa lasciare lì a fermentare.

Chiudo l’anta.

E il resto succede:
cercano, non trovano, si arrangiano, si arrabbiano, chiedono aiuto.
E ogni tanto — non sempre, ma ogni tanto — puliscono.

Potrei fare meglio?
Sì.
Potrei essere più coerente, più educativa, più strutturata, più (mettici tu quello che vuoi)?
Sì.

Ma questa è la verità, per me scomoda, che non si vede:
le case vere non sono sempre ordinate.

Sono attraversate...come l'armadio guardaroba.

100 punti a chi trova, lì dentro:
due calzini (diversi, uno sporco e uno no),
una maglietta,
una bustina di zucchero (aperta),
una pallina sensoriale,
lego vari ed eventuali.

Rispetto:dal latino respectŭs, ūs.Participio passato del verbo respicere, composto da re- (indietro, di nuovo) e specere...
05/05/2026

Rispetto:
dal latino respectŭs, ūs.
Participio passato del verbo respicere, composto da re- (indietro, di nuovo) e specere (guardare).
Letteralmente significa guardare di nuovo, guardare indietro, e ancora oltre.

Non un primo sguardo impulsivo, ma un ritorno dello sguardo.
Una sospensione.
Un atto che rallenta il proprio centro per includere ciò che sta ai bordi.

Rispetto, così, non è solo una buona norma sociale che permette la coabitazione.
È una forma di cura dello sguardo oltre il proprio confine più prossimo, oltre sé, nella contezza che non esisto solo io con i miei bisogni.

Oggi una strada intera si è fermata, per quasi 50 minuti.
Sei tram immobili, più di cinquanta persone in attesa (io inclusa), il corpo della città trattenuto in un respiro sospeso.

Una macchina in doppia fila, una spesa “di un attimo”, e il tempo degli altri diventato margine.

Non è una scena eccezionale.
È una scena piccola, con un impatto eccezionale.
E proprio per questo dice molto.

Perché il punto non è l’errore, ma la misura dello sguardo.
Quanto spazio riesco a concedere a ciò che non sono io?
Quanto il mio bisogno resta al centro, e quanto invece accetta di diventare parte di un insieme più largo?

Il rispetto, forse, non nasce quando ci viene chiesto.
Nasce prima: nel modo in cui immaginiamo il mondo mentre lo attraversiamo.
Nel modo in cui una mia azione si appoggia, anche solo per un istante, sulla vita degli altri.

E restano importanti. Le parole.

"IL BIMBOLEONE e altri bambini" è stato uno degli strumenti in un incontro "TRA".Non come consiglio di lettura, ma come ...
04/05/2026

"IL BIMBOLEONE e altri bambini" è stato uno degli strumenti in un incontro "TRA".

Non come consiglio di lettura, ma come lente per stare su una cosa semplice e complessa insieme:
i bambini non sono tutti uguali. E neppure noi.

Dentro quella stanza abbiamo provato a non semplificare troppo in fretta.
A restare un po’ di più nello sguardo.
A non trasformare subito ciò che vediamo in un’idea.

Perché ogni volta che smettiamo di ridurre, qualcosa si apre.
Nei bambini, ma anche in noi.

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G993+73 Cassina De' Pecchi, Cassina De' Pecchi MI
Cassina De' Pecchi
20060

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