02/09/2026
PLURALITÀ DELLA CONOSCENZA
E LIBERTÀ DELLA MEDICINA
Nelle ultime settimane abbiamo assistito a una violenta propaganda sui vaccini e sulla presunta Scienza occidentale che, sulla scia della morte per difterite di una povera bambina di Palermo, ha voluto più che mai imporre in modo arrogante l’idea di un modello unico secondo cui concepire la Medicina.
Si è trattato di una strumentalizzazione vergognosa di una tragedia familiare, che nulla ha da spartire con un vero dibattito profondo sui fondamenti della Medicina stessa, sui problemi epistemologici del modello vaccinale e, soprattutto, sui lati oscuri e “politici” dei farmaci a mRNA. Un dibattito che è da moltissimo tempo il vero assente dalla cultura occidentale, ma che sarebbe invece importantissimo sviluppare oggi, quando la Medicina convenzionale è stata eletta a cavallo di T***a per sdoganare nuovamente la Dittatura, dopo che gli approcci del passato sono ormai stati bruciati nel corso della storia. Una delle ultime cartucce rimaste all’Anticristo prima degli eventi escatologici finali.
Per giungere a questo punto vi sono voluti secoli e secoli di profondo oblio e tradimento delle radici ippocratiche della nostra Medicina, ma persino di numerose vere scoperte risalenti a tempi molto più recenti.
Se la gente non comprende che, per ragioni che non possiamo analizzare in questo breve scritto, la Medicina, o meglio le cure mediche, sono divenute oggi il terreno d’elezione su cui la propaganda di sistema sta trascinando la popolazione per sottrarle anche le ultime libertà che le sono rimaste, allora sarà molto difficile porre un argine all’imporsi del pensiero unico.
L’unico vero argine è quello di non cedere alle sollecitazioni di pancia e, soprattutto, di imparare a distinguere fra ciò che si conosce realmente e quelle che non sono che opinioni più o meno fondate, anch’esse quasi completamente preconfezionate da decenni, se non secoli, di appiattimento, semplificazione e banalizzazione del pensiero in generale e del pensiero medico in particolare.
Il vero danno deriva proprio dall’aver posto la Scienza empirica come unica rappresentante dell’intellettualità occidentale, spodestando da questo rango ogni altra forma di conoscenza superiore e ben più oggettiva.
In pratica, tutto ciò che non è misurabile è stato privato di autorità e relativizzato, e oggi si vorrebbe imporre un paradigma unico per ogni singola scienza, vanificando tutte le grandi acquisizioni critiche della Filosofia della Scienza del Novecento.
Tutti sono divenuti competenti di immunologia e vaccinazioni, mentre in verità il concetto stesso di malattia non è mai stato oscuro come adesso.
Il problema è l’antropologia che vi è dietro. Scriveva san Tommaso d’Aquino: «È falso pensare che sia indifferente quale concezione ci si faccia delle creature, purché si pensi rettamente di Dio, perché l’errore circa le creature si ripercuote in una falsa concezione di Dio» (Summa contra Gentiles, II, cap. 3, n. 6).
Ne consegue che la cosmologia e la concezione della natura non sono metafisicamente neutre: quando si fraintende l’ordine del creato, si finisce per deformare anche il rapporto fra il creato e il suo Principio.
Quindi, prima di entrare in meccanismi analitici come quelli dei moderni modelli immunitari, bisognerebbe chiedersi quale sia la concezione dell’uomo e del mondo da cui essi derivano; e se vi sono errori a questo livello principiale, necessariamente ve ne saranno anche nelle loro applicazioni pratiche, persino se nessuno riesce ad avvedersene immediatamente, a causa di cecità e pregiudizi e anche a causa dell’incapacità di mettere in relazione effetti che si manifestano solo a medio o lungo termine.
Capite quindi che, fra la forza emotiva dei pregiudizi, l’incapacità di inquadrare in maniera corretta fenomeni complessi e l’incapacità di riconoscere le conseguenze non immediate delle azioni, ognuno tende a rimanere chiuso nella propria bolla ideologica: scenario ben conosciuto da chi manipola scientemente le cose.
Ritornando all’esempio di questi giorni, abbiamo una stratificazione enorme di aspetti che rilevano da piani differenti. Abbiamo il verbalismo che, sotto il nome di vaccini, associa cose che con essi non hanno nulla da spartire, come nel caso dei “farmaci” a mRNA per il Covid, che non sono vaccini, pur essendo stati artatamente chiamati in questo modo.
Abbiamo poi il fatto che questa malattia, correttamente diagnosticata, è quasi sempre facilmente curabile e che, in questo caso, il comportamento dell’Ospedale, che ha rimandato a casa la bambina facendole perdere tempo prezioso, è stato la causa principale del decesso.
Abbiamo il fatto che negli ultimi anni vi sono stati alcuni casi di morte per difterite che hanno colpito più o meno equamente individui vaccinati e non vaccinati.
Abbiamo il fatto che la libertà di cura dovrebbe essere un fatto inalienabile, che non può essere calpestato col pretesto di etichettare come no-vax chi la difende.
Abbiamo, infine, per limitarci solo ad alcuni aspetti, il fatto che non esiste solo la medicina ufficiale, che spesso è ufficiale solo per ragioni di interesse, e che, per esempio, i cinesi, prima ancora della scoperta dell’antitossina difterica, avevano già messo a punto un “protocollo” per la difterite almeno altrettanto efficace di quello attuale, così come vi sono state altre metodiche mediche nate in Occidente, persino più efficaci, di fatto e ingiustificatamente bandite. E non sto parlando di cure “naturali”, ma di metodi “scientifici” e ben replicabili, banditi solo perché andavano contro gli interessi delle multinazionali farmaceutiche, dietro le quali, però, voglio insistere, si celano interessi molto più oscuri, che sono quelli di imporre un pensiero unico e un controllo totale della popolazione di natura anticristica.
Non a caso, alcuni monaci del Monte Athos, come padre Paisios, avevano messo in guardia già cinquant’anni fa contro questi “vaccini”, definendoli una preparazione al marchio dell’Anticristo e avvertendo i fedeli di non farseli inoculare.
La cosa più importante, però, e lo ribadisco in chiusura, è che manca oggi un dibattito profondo sul significato della malattia, che ha fra le proprie implicazioni quella di una revisione profonda del modello microbico e di un approfondimento del concetto di medicina di terreno. Questo per limitarmi ancora al piano fisico, ma occorrerebbe anche approfondire gli aspetti ontologici e spirituali della questione, anch’essi profondamente deformati da decenni di neospiritualismo di stampo New Age.
Solo un approccio realmente disinteressato alla visione dell’uomo, della malattia e della cura può garantire quella libertà che è il vero elemento prezioso da difendere.
Il Cristo ha detto: «Non è ciò che entra nell’uomo che contamina l’uomo» (Mt 15,11), riferendosi certamente ad aspetti principiali, che implicano tuttavia anche una ricaduta nell’ambito di una revisione profonda del moderno concetto di “contagio”, come peraltro ben sapevano le antiche medicine tradizionali, dall’India alla Cina a Ippocrate. Nessuna influenza esterna può infatti attualizzare nell’essere se non una possibilità conforme alla sua ricettività profonda — a ciò che Ibn ʿArabī chiama istiʿdād, predisposizione. Certamente, il pitagorico Ippocrate aveva ben chiari questi concetti, pur avendo dovuto mitigarli ponendosi su un piano più cosmologico e accessibile a un pubblico esteriore.
Parlare di “miasmi” esteriori ha quindi senso solo se non si perde di vista questo piano più profondo.
Molti oggi si avvicinano, da una prospettiva più esteriore, a considerazioni di questo genere, che intuiscono più o meno chiaramente, ma manca un vero dibattito “filosofico”, capace di centrare pienamente il cuore della questione. Inoltre, come ho detto, spesso riflessioni che si avvicinano a questi aspetti risentono fortemente delle influenze New Age e quindi vi si accostano solo attraverso la lente deformante di un pensiero “orientale” confezionato a uso e consumo degli occidentali, sempre per neutralizzare ciò che solo potrebbe modificare profondamente le cose e porre un argine alle forze dissolventi dell’Anticristo.
Si trovano quindi talvolta anche spunti estremamente interessanti, ma si tratta perlopiù di voci isolate, che non rientrano in un programma unico e pubblicamente sostenuto di ricerca; ma soprattutto mancano le voci di filosofi veramente competenti in materia, in grado di fornire le spiegazioni di fondo di quelle che altrimenti rischiano di restare solo delle felici intuizioni, prive del quadro di una concezione antropologica veramente degna di questo nome.
La crisi attuale è infatti una profonda crisi dell’antropologia, come insisteva a suo tempo lo stesso papa Giovanni Paolo II, crisi che rischia di passare del tutto inosservata. I modelli con cui gli uomini d’oggi si identificano sempre più mutano continuamente e stanno conducendo a una condizione in cui l’umanità sta divenendo, a tutti gli effetti, qualcosa di assolutamente alienato e discontinuo rispetto alle generazioni che l’hanno preceduta. L’uomo d’oggi è realmente, e non per modo di dire, molto più simile a una macchina che ai propri avi e, pur essendo questo un fenomeno più “immaginario” che effettivamente ontologico, sta conducendo a una frattura psichica pressoché irreversibile.
È un processo alchemico alla rovescia, che, per essere corretto, richiede strumenti del tutto fuori della portata di quelli messi in atto dalle società convenzionali.
Ciò che possiamo ancora fare è impedire con ogni mezzo che questi programmi disumanizzanti possano essere attuati fino in fondo, ma ciò richiede, almeno in alcuni, un discernimento molto più profondo e lontano da quello dell’umanità attuale, sulla base del quale, per quanto possibile e con ogni mezzo, rieducare la gente alla riconquista di un modo di pensare dimenticato da secoli.
Oggi mancano infatti le categorie per comprendere la mentalità autenticamente tradizionale, essendosi spostato il baricentro del pensiero sul fronte esclusivamente sensibile e mondano. Tuttavia, ogni coscienza che si risvegli realmente avrà un impatto incommensurabile rispetto al numero, ma il lavoro da compiere in ogni campo è enorme. Un lavoro di chiarificazione profonda, ben al di là del grossolano schierarsi ideologico, perché la falsa spiritualità, che oggi si diffonde sempre più, rappresenta in verità il cuore di questa malattia.
E dov’è che le concezioni più grossolanamente materialiste convergono con la pseudo-spiritualità New Age? È semplice: nel difendere strenuamente la centralità dell’individuo e la sua pretesa autodeterminazione, piuttosto che invitare a rinunciare a se stessi per compiere la Volontà divina.