Dott.ssa Claudia Iacona - Biologa Nutrizionista

Dott.ssa Claudia Iacona - Biologa Nutrizionista Valutazione dello stato nutrizionale;
Analisi della composizione corporea (massa magra, massa grassa Approccio basato sull'ascolto empatico.

Valutazione dello stato nutrizionale,
analisi della composizione corporea (massa magra, massa grassa)
analisi delle abitudini alimentari,
educazione alimentare,
elaborazione di piani alimentari personalizzati sia in stati fisiologici che in stati patologici accertati. SI RICEVE PER APPUNTAMENTO
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23/05/2026

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QUEL FASTIDIOSO GRASSO ALL'INTERNO DELLE GINOCCHIA

Un accumulo di grasso all'interno di ginocchia e cosce è molto comune e spesso non è legato al lipedema. Può trattarsi di semplice adiposità localizzata o lipoipertrofia, dovuta a genetica, ormoni (estrogeni) o stile di vita, che si distingue facilmente dalla patologia.
Se dolente o dolorabile, simmetrico, associato a un biotipo ginoide o a pera o triangolare, l'adiposità localizzata all'interno delle ginocchia può essere una delle manifestazioni cliniche del lipedema, una patologia cronica di natura infiammatoria del tessuto adiposo. Questa condizione si caratterizza per una distribuzione sproporzionata e simmetrica del grasso, che colpisce quasi esclusivamente le donne. [1, 2, 3]

# # COME SI MANIFESTA:
Nel lipedema, l'accumulo di grasso non risponde a diete o esercizio fisico. A livello delle ginocchia, si possono formare dei "cuscinetti" o accumuli localizzati (più frequentemente sopra o all'interno dell'articolazione) che presentano caratteristiche ben precise: [2, 4, 5]

* * * Sensibilità al dolore:
I tessuti sono dolenti al tatto, alla pressione o durante la deambulazione.
* * * Lividi facili:
Tendenza a sviluppare ematomi anche per traumi lievi.
* * * Texture nodulare:
Al tatto, il grasso presenta noduli o grumi irregolari.
* * * Simmetria:
Gli accumuli si presentano tipicamente su entrambe le gambe. [1, 5, 6, 7, 8]

# # DIAGNOSI
Se sospetti che l'adiposità alle tue ginocchia sia correlata al lipedema, è fondamentale una visita specialistica (Angiologo, Chirurgo Vascolare, Flebologo, Medico perfezionato nella cura dei Linfedemi).
La diagnosi è essenzialmente clinica anche se, in mani esperte, la conferma ecografica è determinante.

# # OPZIONI TERAPEUTICHE
Non trattandosi di un semplice accumulo di adipe estetico, il lipedema richiede approcci mirati (conservativi o chirurgici) volti a ridurre l'infiammazione, il dolore e la progressione della malattia: [9, 10]

1. TRATTAMENTO CONSERVATIVO (Terapia Compressiva, Decongestiva, Complessa, Anti infiammatoria):
* Calze o tutori compressivi: Indumenti compressivi a trama piatta (prescritti dallo specialista) aiutano a contenere il gonfiore e a migliorare il microcircolo.
* Linfodrenaggio manuale: Non indicato se presente l'infiammazione. In ogni caso nel lipidema puro non c'è acqua, quindi non c'è nulla da drenare!!!
Solo nelle forme miste di lipo-linfedema è razionale il linfodrenaggio manuale.
* Integratori e movimento: Attività fisica a basso impatto (come il nuoto o la camminata) e integratori per il microcircolo (es. centella asiatica, bromelina, maltodestrine fermentate con effetto like-sarratiopeptidasi).

2. APPROCCIO CHIRURGICO:

* Liposuzione specifica (TAL/WAL): Nei casi in cui il dolore e la sproporzione compromettono la qualità di vita, può essere indicata la liposuzione medicale (spesso assistita a getto d'acqua - WAL), progettata per rimuovere selettivamente il grasso malato senza danneggiare i vasi linfatici. [4, 11, 12, 13, 14]

BIBLIOGRAFIA
[1] [https://www.redcare.it](https://www.redcare.it/guida/lipedema/)
[2] [https://www.tuame.it](https://www.tuame.it/articolo/16093/lipedema-quali-sono-le-cause-sintomi-e-cure)
[3] [https://www.nurse24.it](https://www.nurse24.it/studenti/patologia/lipedema.html)
[4] [https://www.sigvaris.com](https://www.sigvaris.com/it-it/expertise/condizioni-di-salute/lipedema)
[5] [https://clinicalinfologicaitaliana.it](https://clinicalinfologicaitaliana.it/gambe-grosse-lipedema/)
[6] [https://chirurgiadeilinfatici.com](https://chirurgiadeilinfatici.com/blog/lipedema-sintomi-cause-e-trattamenti-per-la-gestione-delladiposita-localizzata/)
[7] [https://www.my-personaltrainer.it](https://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/lipedema.html)
[8] [https://www.pallaoro.it](https://www.pallaoro.it/lipedema-gambe-cura-liposuzione.html)
[9] [https://www.longevitas.it](https://www.longevitas.it/trattamento-del-lipedema-1)
[10] [https://www.innovationbeautylab.com](https://www.innovationbeautylab.com/il-lipedema-il-ruolo-dellestetista-nellanamnesi-e-nel-trattamento/)
[11] [https://www.promopharmamed.com](https://www.promopharmamed.com/it/lipedema/)
[12] [https://www.poliambulanza.it](https://www.poliambulanza.it/esami-visite/cure-mediche/cura-del-lipedema)
[13] [https://www.instagram.com](https://www.instagram.com/reel/DUnch-7CLTI/)
[14] [https://drzuhaldurmaz.com](https://drzuhaldurmaz.com/it/lipedema/)

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Carlo Petrini
ODE A UNA VOCE
CHE NON HA MAI SMESSO DI DISTURBARE

Carlo Petrini non se n’è andato soltanto, nella sua Bra. Si è spento dentro un tempo che lui aveva passato la vita a combattere: quello dell’accelerazione cieca, del profitto senza memoria, del cibo ridotto a merce senz’anima.

Eppure certe persone, quando lasciano il mondo, non lasciano un vuoto.
Lasciano una domanda aperta.
Petrini non nasceva da un’accademia.
Nasceva da una terra.
Da un’ortolana e da un ferroviere: mani sporche di stagioni, giornate scandite dai binari e dalle raccolte. Prima ancora delle idee, aveva imparato il ritmo. Il ritmo della semina, dell’attesa, della fame vera e della dignità contadina. Per questo non avrebbe mai potuto accettare un mondo dove tutto corre senza capire più verso cosa.

Studiò sociologia a Trento, ma la sua vera università furono le osterie, le piazze, le campagne dimenticate. Capì presto una cosa che ancora oggi molti fingono di non vedere: il cibo non è mai neutrale.

Il cibo è politica.
È geografia del potere.
È economia travestita da pranzo.
È lotta di classe servita in tavola.

Quando negli anni Settanta iniziò a scrivere di gastronomia, non raccontò ricette. Raccontò sistemi. Smontò l’idea che il gusto fosse un lusso per pochi. Con il Gambero Rosso e poi con Slow Food trasformò l’enogastronomia in pensiero critico.
Da una parte c’era l’industria che omologava sapori, semi, culture. Dall’altra c’era lui, con quella sua ostinazione piemontese, a dire che la biodiversità non era folklore: era libertà.

Arcigola, Slow Food, Terra Madre, Cheese, il Salone del Gusto.
Non eventi.
Contro-narrazioni.

Mentre il mondo celebrava le multinazionali, Petrini dava voce ai piccoli produttori. Mentre tutti parlavano di consumo, lui parlava di comunità. Mentre il progresso divorava territori, lui difendeva la lentezza come forma di resistenza civile.

Ed era questo che dava fastidio.

Perché Carlo Petrini non vendeva nostalgia.
Vendeva consapevolezza.
Che è molto più pericolosa.
Gli dissero che era utopista.
Gli dissero che era contro il futuro.
Gli dissero che con i suoi ideali non si sfama il mondo.

Lui rispose costruendo reti globali di contadini, pescatori, allevatori, cuochi, studenti. Rispose salvando sementi, culture, dialetti agricoli, economie locali. Rispose ricordando a tutti che nutrire il pianeta non significa consegnarlo nelle mani di chi brevetta la vita. Quando il Guardian lo inserì tra le persone capaci di salvare il mondo, sembrò un riconoscimento. In realtà era una confessione collettiva: il sistema aveva bisogno di qualcuno che ricordasse ciò che stava dimenticando.

Petrini disturbava perché non gridava.
Insisteva.

Parlava di piacere mentre tutti parlavano di produttività.
Parlava di etica mentre tutti parlavano di mercato.
Parlava di relazioni mentre il mondo si addestrava all’individualismo.
E adesso che la sua voce si è fermata, resta una domanda scomoda:
chi continuerà ad avere il coraggio di dire che il cibo non può essere soltanto business?

Perché Carlo Petrini non ha lasciato una semplice eredità gastronomica. Ha lasciato una grammatica morale. Ci ha insegnato che una forchetta può essere un gesto politico. Che scegliere cosa mangiare significa scegliere che mondo sostenere.
Che la modernità vera non è consumare di più, ma capire abbastanza da sapere quando dire basta.

E forse il suo lascito più grande è proprio questo:
aver dimostrato che la gentilezza può essere rivoluzionaria.
Che la lentezza può essere ribellione.
E che difendere la terra, oggi, è uno degli atti più radicali rimasti.

Grazie

Ci hanno insegnato che vanno evidenziati gli errori..Mi capita spesso di farvi riflettere su questo: non dovremmo focali...
23/05/2026

Ci hanno insegnato che vanno evidenziati gli errori..
Mi capita spesso di farvi riflettere su questo: non dovremmo focalizzare la nostra attenzione e le nostre emozioni solo su ciò che non è successo e che ha deluso le nostre aspettative.
Questo ci porta a dimenticarci di noi, di ciò che invece abbiamo fatto finora, sui risultati finora ottenuti!

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📍In Giappone, a scuola, gli insegnanti usano il rosso per cerchiare le risposte giuste.

E quando un bambino, in un compito, ottiene un risultato eccellente, l'insegnante intorno al cerchio rosso disegna a mano dei piccoli petali. Quel cerchio diventa un fiore. In giapponese si chiama hanamaru, letteralmente "cerchio-fiore". È il voto più alto che un bambino possa portare a casa.

Quando una risposta è sbagliata, il maestro non la cerchia in nessun modo plateale. Al massimo le mette accanto un piccolo segno di spunta o una piccola croce. Niente di colorato. Niente che gridi. Spesso, addirittura, non segna nulla. Il vuoto intorno a quella risposta è il modo gentile in cui il sistema giapponese dice al bambino: "questa, prova a rifarla".

Quando il bambino la rifà, e questa volta la fa giusta, il maestro la cerchia. Ma non in rosso. In blu. Perché il blu, in quel sistema, indica una cosa precisa. Questa risposta era partita male. Tu sei diventato capace di sistemarla. Il blu, in Giappone, è il colore della crescita.

Alla fine, il compito perfetto di un bambino giapponese non è una pagina pulita, senza segni. È una pagina piena. Piena di cerchi rossi sulle risposte giuste al primo colpo, piena di cerchi blu sulle risposte sistemate, piena di fiori dove l'eccellenza si era posata. Tutto è valorizzato. Quasi niente è cerchiato come errore.

Il contrasto con il modo in cui siamo cresciuti noi è esattamente opposto.

Da bambini, in Italia e in tutto l'Occidente, abbiamo imparato un'altra cosa. Abbiamo imparato che il rosso si usa per gli errori. Il maestro prendeva la penna e cerchiava lo sbaglio. Lo sottolineava. Lo evidenziava. A volte ci scriveva accanto una postilla. Il giusto, intanto, non veniva toccato. Restava in nero, come l'avevamo scritto noi. Era "ovvio", "normale", non meritava neanche un segno.

Il messaggio inconscio era questo. Lo sbagliato merita di essere visto. Il giusto si dà per scontato.

E questo messaggio, ricevuto trecento volte all'anno per dieci, dodici, quindici anni, è entrato dentro. Senza che nemmeno ce ne accorgessimo, è diventato un modo di guardare le cose. È diventato la voce che ci accompagna, in silenzio, per tutta la vita.

Adesso fermati, e guarda quello che fai.

Quando porti a termine una giornata, una settimana, un mese, cosa vedi? Vedi le cose che hai fatto bene? Vedi i piccoli giusti dappertutto, le piccole vittorie, le cose che ti sono riuscite, le persone con cui sei stato gentile, le decisioni che hai preso meglio del solito?

Oppure vedi una cosa sola. L'errore. Quella conversazione in cui hai detto la parola sbagliata. Quel momento in cui hai perso la pazienza. Quella telefonata che non hai fatto. Quel compito che non hai finito. Quello che dovevi fare meglio.

Hai una voce dentro che, alla fine di ogni cosa, prende una penna rossa. E cerchia quello che non è andato. Lo cerchia grosso. Lo cerchia tre volte. E intorno, tutto quello che è andato bene, lo lascia in nero, senza un segno. Come se fosse ovvio. Come se non meritasse nemmeno di essere notato.

Quella voce non ha cattive intenzioni. È un maestro che, tanti anni fa, ha imparato un solo modo di correggere. E adesso lo usa su di te, ogni sera, senza fermarsi mai.

Solo che il bambino dentro di te, che continua a portare a casa quei compiti tutti cerchiati di rosso intorno agli errori e mai intorno al giusto, sta crescendo dentro un sistema in cui non viene mai visto per quello che sta facendo bene. E un bambino che non viene mai visto per quello che sta facendo bene, lentamente, smette di credere di fare niente di buono.

Quello che il sistema giapponese, con la sua semplice penna rossa usata al contrario, ricorda a chiunque è una cosa che noi abbiamo dimenticato.

Il giusto va cerchiato. Lo sbagliato va segnato piccolo, e lasciato lì in attesa che, un giorno, qualcosa di blu lo possa sistemare.

Da qualche parte dentro di te, in questo momento, c'è un compito pieno di risposte giuste che nessuno ha mai cerchiato in rosso.

Ho scritto un libro con diciannove storie sui concetti giapponesi più potenti e semplici, per portare l'antica saggezza della filosofia giapponese nella tua vita di tutti i giorni.

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Non è un libro sul Giappone. È un libro per chi ha bisogno di fermarsi un momento, e ricordarsi che non tutto va risolto. A volte basta posarlo, guardarlo, e lasciargli un posto.

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17/05/2026

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Tutto al femminile il nuovo Direttivo della Condotta Slow Food "Castelvetrano e Agro Selinuntino". Si è infatti riunito sabato 16 maggio il Comitato direttivo

Indirizzo

Via Felice Orsini 19
Castelvetrano
91022

Orario di apertura

Lunedì 16:00 - 18:30
Martedì 16:00 - 18:30
Mercoledì 16:00 - 18:30

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