23/05/2026
Ci hanno insegnato che vanno evidenziati gli errori..
Mi capita spesso di farvi riflettere su questo: non dovremmo focalizzare la nostra attenzione e le nostre emozioni solo su ciò che non è successo e che ha deluso le nostre aspettative.
Questo ci porta a dimenticarci di noi, di ciò che invece abbiamo fatto finora, sui risultati finora ottenuti!
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📍In Giappone, a scuola, gli insegnanti usano il rosso per cerchiare le risposte giuste.
E quando un bambino, in un compito, ottiene un risultato eccellente, l'insegnante intorno al cerchio rosso disegna a mano dei piccoli petali. Quel cerchio diventa un fiore. In giapponese si chiama hanamaru, letteralmente "cerchio-fiore". È il voto più alto che un bambino possa portare a casa.
Quando una risposta è sbagliata, il maestro non la cerchia in nessun modo plateale. Al massimo le mette accanto un piccolo segno di spunta o una piccola croce. Niente di colorato. Niente che gridi. Spesso, addirittura, non segna nulla. Il vuoto intorno a quella risposta è il modo gentile in cui il sistema giapponese dice al bambino: "questa, prova a rifarla".
Quando il bambino la rifà, e questa volta la fa giusta, il maestro la cerchia. Ma non in rosso. In blu. Perché il blu, in quel sistema, indica una cosa precisa. Questa risposta era partita male. Tu sei diventato capace di sistemarla. Il blu, in Giappone, è il colore della crescita.
Alla fine, il compito perfetto di un bambino giapponese non è una pagina pulita, senza segni. È una pagina piena. Piena di cerchi rossi sulle risposte giuste al primo colpo, piena di cerchi blu sulle risposte sistemate, piena di fiori dove l'eccellenza si era posata. Tutto è valorizzato. Quasi niente è cerchiato come errore.
Il contrasto con il modo in cui siamo cresciuti noi è esattamente opposto.
Da bambini, in Italia e in tutto l'Occidente, abbiamo imparato un'altra cosa. Abbiamo imparato che il rosso si usa per gli errori. Il maestro prendeva la penna e cerchiava lo sbaglio. Lo sottolineava. Lo evidenziava. A volte ci scriveva accanto una postilla. Il giusto, intanto, non veniva toccato. Restava in nero, come l'avevamo scritto noi. Era "ovvio", "normale", non meritava neanche un segno.
Il messaggio inconscio era questo. Lo sbagliato merita di essere visto. Il giusto si dà per scontato.
E questo messaggio, ricevuto trecento volte all'anno per dieci, dodici, quindici anni, è entrato dentro. Senza che nemmeno ce ne accorgessimo, è diventato un modo di guardare le cose. È diventato la voce che ci accompagna, in silenzio, per tutta la vita.
Adesso fermati, e guarda quello che fai.
Quando porti a termine una giornata, una settimana, un mese, cosa vedi? Vedi le cose che hai fatto bene? Vedi i piccoli giusti dappertutto, le piccole vittorie, le cose che ti sono riuscite, le persone con cui sei stato gentile, le decisioni che hai preso meglio del solito?
Oppure vedi una cosa sola. L'errore. Quella conversazione in cui hai detto la parola sbagliata. Quel momento in cui hai perso la pazienza. Quella telefonata che non hai fatto. Quel compito che non hai finito. Quello che dovevi fare meglio.
Hai una voce dentro che, alla fine di ogni cosa, prende una penna rossa. E cerchia quello che non è andato. Lo cerchia grosso. Lo cerchia tre volte. E intorno, tutto quello che è andato bene, lo lascia in nero, senza un segno. Come se fosse ovvio. Come se non meritasse nemmeno di essere notato.
Quella voce non ha cattive intenzioni. È un maestro che, tanti anni fa, ha imparato un solo modo di correggere. E adesso lo usa su di te, ogni sera, senza fermarsi mai.
Solo che il bambino dentro di te, che continua a portare a casa quei compiti tutti cerchiati di rosso intorno agli errori e mai intorno al giusto, sta crescendo dentro un sistema in cui non viene mai visto per quello che sta facendo bene. E un bambino che non viene mai visto per quello che sta facendo bene, lentamente, smette di credere di fare niente di buono.
Quello che il sistema giapponese, con la sua semplice penna rossa usata al contrario, ricorda a chiunque è una cosa che noi abbiamo dimenticato.
Il giusto va cerchiato. Lo sbagliato va segnato piccolo, e lasciato lì in attesa che, un giorno, qualcosa di blu lo possa sistemare.
Da qualche parte dentro di te, in questo momento, c'è un compito pieno di risposte giuste che nessuno ha mai cerchiato in rosso.
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