04/09/2026
Hans Selye, ideatore della teoria dello stress, sosteneva che “non contano tanto i fattori di stress nella vita di una persona, ma il modo in cui vi si reagisce”.
La diversa capacità di risposta psichica di un paziente può largamente influenzare il suo stato fisico di salute o malattia.
Le persone reagiscono agli eventi della vita con modalità estremamente diverse.
Qualcuno affronta le avversità con un atteggiamento di depressione o abbattimento, altri con un sentimento di lotta e tenacia nei confronti delle contrarietà.
Il diverso atteggiamento deriva in buona parte dal percorso educativo che ciascuno ha compiuto nella propria infanzia, ma probabilmente è anche da mettere in relazione con una componente endogena presente già alla nascita, una sorta di predisposizione alla lotta o all’atteggiamento dimesso nei confronti delle contrarietà.
Molti tra gli studi più significativi in materia sono stati eseguiti sulle connessioni esistenti tra la psiche ed il sistema immunitario.
C. Pert, illustre neurobiochimico americano, ha condotto esperimenti che dimostrano come lo stato emozionale può influire sulla probabilità individuale di ammalarsi in seguito a contatto con una stessa quantità di agenti virali.
I neuropeptidi prodotti dalle emozioni negative trasmettono infatti messaggi capaci di inibire il sistema immunitario; d’altra parte, la secrezione di altri neuropeptidi (si ipotizza proprio quelli prodotti da pensieri positivi) rende l’organismo meno vulnerabile a determinate malattie.
Anche l’endocrinologo americano J. Mason, nel 1975, arriva alle stesse conclusioni sull’importanza dei fattori cognitivi ed emotivi nell’insorgenza delle malattie virali.
Un gruppo di neurologi comportamentali dell’Università di Chicago, coordinati da S. Kobasa e da S. Maddi hanno voluto dimostrare la teoria secondo la quale un alto livello di tensione emotiva e di preoccupazione equivale ad un maggiore rischio di contrarre malattie.
Assolutamente innovativo è l’approccio con la ioniterapia tissutale, che affronta il problema attraverso una rivoluzionaria chiave di lettura: l’asse pelle-cervello.
Anche in questo caso, ioniflex® si rivela un meraviglioso alleato.
Infatti, come dichiarato dalla dottoressa Patrizia Castellacci:
“Pelle e sistema nervoso hanno la stessa derivazione embriologica (“ectodermica”) nella vita intrauterina e sappiamo che la pelle è ricca di terminazioni nervose, in grado di comunicare con il cervello sia attraverso stimoli elettrici che per il tramite di “messaggeri chimici” (ormoni, neuropeptidi).
In termini pratici la pelle non è solo una barriera protettiva, ma soprattutto rappresenta una centrale di raccolta e inoltro di “informazioni”. Dunque, stimolando correttamente l’epidermide, possiamo interagire con la neurochimica cerebrale”.
“Sedute di 30 minuti di ioniterapia tissutale, con applicazione a livello occipitale e parietale (ma anche facciale, attraverso l’impiego dell’apposita maschera), risultano costantemente efficaci, con insorgenza degli effetti progressiva e variabile, a livello soggettivo, ma in alcuni casi immediata”, dichiara la dottoressa Castellacci.
La combo "colloquio clinico + ioniterapia tissutale" risulta ancora più funzionale per dare il miglior supporto psicologico e contrastare tutti quei sintomi neurovegetativi (alterazioni del battito cardiaco, oppressione al petto, difficoltà respiratorie, sudorazione, tremori, vertigini,formicolii e disturbi digestivi) molto comunemente soppressi da psicofarmaci che, oltre ad avere importanti effetti collaterali, rischiano di creare assuefazione senza peraltro agire alla radice del problema.
Dott.ssa Eleonora Ambra-Psicologa