Dott.ssa Emanuela Ferrari - Biologa Nutrizionista ad orientamento PNEI

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Dott.ssa Emanuela Ferrari - Biologa Nutrizionista ad orientamento PNEI La mia Missione: Aiutare le persone a vivere a proprio agio con se stesse, Salvaguardare la loro sal

Oggi è una giornata di riposo. Niente palestra, niente corsa, niente lunghe camminate. Anzi, passerò buona parte della g...
24/06/2026

Oggi è una giornata di riposo. Niente palestra, niente corsa, niente lunghe camminate. Anzi, passerò buona parte della giornata seduta alla mia postazione di lavoro.

Per questo motivo, a pranzo ho scelto un piatto più leggero, ma comunque ricco di gusto e di nutrienti: shirataki di konjac con salmone, zucchine, carote, peperoni, scalogno, basilico fresco, scorza di limone, olio extravergine di oliva, qualche chicco di mais e tante spezie che adoro, come zenzero e curry.

Ma cosa sono gli shirataki?

Si ottengono dal konjac, una pianta originaria dell’Asia dalla cui radice si estrae il glucomannano, una fibra solubile molto particolare. Gli shirataki sono composti quasi esclusivamente da acqua e fibra, apportano pochissime calorie e pochissimi carboidrati e hanno la capacità di aumentare il senso di sazietà.

Attenzione però: non sono un alimento “magico”. Non fanno dimagrire da soli e non devono sostituire sempre pasta, riso o altri cereali. Sono semplicemente uno strumento in più che possiamo utilizzare in alcune situazioni.

Per esempio, nelle giornate molto sedentarie come questa, quando il dispendio energetico è ridotto, può avere senso alleggerire un po’ il pasto. Al contrario, nei giorni in cui mi alleno, corro o faccio attività fisica intensa, il mio piatto sarà diverso e conterrà una quota maggiore di carboidrati.

L’alimentazione non dovrebbe essere rigida, ma adattarsi alla vita reale: ci sono giorni in cui il corpo chiede più energia e giorni in cui ne richiede meno.

La vera abilità non è mangiare sempre uguale, ma imparare ad ascoltare ciò che stiamo facendo e modulare le nostre scelte di conseguenza.

E voi? Li avete mai provati gli shirataki?

Fare una mammografia NON è fare prevenzione.Fare una colonscopia NON è fare prevenzione.Fare gli esami del sangue una vo...
24/06/2026

Fare una mammografia NON è fare prevenzione.

Fare una colonscopia NON è fare prevenzione.

Fare gli esami del sangue una volta all'anno NON è fare prevenzione.

Tutto questo è . Ed è fondamentale, perché permette di individuare una malattia nelle sue fasi iniziali e aumentare le possibilità di intervenire efficacemente.

La è un'altra cosa.

La prevenzione è un e .

È scegliere cosa mettere nel piatto ogni giorno.
È fare attività fisica con regolarità.
È dormire a sufficienza.
È organizzare la propria vita in modo da avere tempo per ciò che sostiene la salute.
È scegliere cibo di qualità.
È smettere di fumare.
È ridurre ciò che sappiamo essere dannoso per il nostro organismo.

E sì, è anche imparare a riconoscere e gestire la propria inquietudine.

Perché se non ci prendiamo cura del nostro stato emotivo, rischiamo di portare tensione, ansia e agitazione nelle nostre relazioni, nelle nostre famiglie e nei luoghi che abitiamo. È probabilmente uno degli aspetti più complessi della prevenzione, ma non per questo meno importante.

La salute, infatti, non riguarda mai soltanto il singolo individuo.

Le nostre scelte influenzano chi ci vive accanto e l'ambiente in cui viviamo. Quando una famiglia mangia meglio, ne beneficiano tutti. Quando una persona si prende cura di sé, spesso migliora anche il benessere di chi la circonda.

Per questo la prevenzione non è qualcosa che si fa una volta all'anno.
È qualcosa che si costruisce ogni giorno, attraverso piccole e grandi scelte.

La diagnosi precoce cerca la malattia.
La prevenzione costruisce la salute.

         .”Quante volte l’abbiamo detta? Quante volte l’abbiamo sentita?Io stessa l’ho usata moltissime volte, convinta ...
17/06/2026

.”

Quante volte l’abbiamo detta? Quante volte l’abbiamo sentita?

Io stessa l’ho usata moltissime volte, convinta di sapere esattamente cosa significasse.
Dopotutto ci hanno insegnato che vuol dire più o meno questo: se il corpo sta bene, anche la mente ne beneficia.
Poi sono andata a rileggere il testo di Giovenale.

E ho scoperto una cosa curiosa.

Giovenale non stava parlando di attività fisica, né stava sostenendo che un corpo sano produca una mente sana.

La frase compare nella Satira X e il contesto è completamente diverso.
Sta criticando ciò che gli esseri umani rincorrono: ricchezza, fama, potere, gloria, successo.
E scrive:
“Bisogna pregare affinché vi sia una mente sana in un corpo sano.”

Non sta spiegando una relazione di causa-effetto.
Sta dicendo che, tra tutte le cose che desideriamo, quelle davvero preziose sono una e un .

Tutto il resto passa in secondo piano.

Eppure, nei secoli, abbiamo preso quella frase, l’abbiamo estratta dal suo contesto e le abbiamo fatto dire altro.
Attenzione: non sto dicendo che l’interpretazione moderna sia sbagliata.
Già il pensiero antico osservava profondi legami tra mente e corpo.

Il punto è un altro.

Giovenale non stava parlando di questo.

sì.

NO.

E questa storia mi fa pensare a quanto spesso accada.
Prendiamo una frase, una parola, un insegnamento. Conserviamo ciò che ci piace, dimentichiamo il resto e, lentamente, finiamo per credere che il nuovo significato sia quello originale.

Forse ogni tanto vale la pena tornare alle fonti.
Non per trovare conferme a ciò che pensiamo.

Ma per scoprire che, a volte, stavamo leggendo noi stessi più che l’autore 😅!

🤩 Una giornata meravigliosa quella trascorsa insieme allo Chef Luca Malacrida Chef  in occasione del nostro corso di cuc...
13/06/2026

🤩 Una giornata meravigliosa quella trascorsa insieme allo Chef Luca Malacrida Chef in occasione del nostro corso di cucina naturale e preventiva presso Villa Agostini a Rocca di Cave.

🍅 Abbiamo esplorato ricette fresche, sane e sfiziose, condividendo non solo il piacere di cucinare e mangiare insieme, ma anche momenti di confronto e riflessione sui temi della salute, della prevenzione e della nutrizione.

🫂 Un sentito ringraziamento va a tutti i partecipanti, che con entusiasmo e curiosità si sono messi in gioco, contribuendo a creare un clima accogliente, stimolante e ricco di scambi.

🙏🏻 Grazie anche ai nostri preziosi fornitori per la qualità dei prodotti messi a disposizione: Erboristeria St.Raphael l'Azienda Bertacco di Paliano e la Boutique del Pesce di Valmontone.

Tra fornelli, assaggi, racconti e tante chiacchiere, ci siamo lasciati coinvolgere così tanto dall'esperienza da dimenticare perfino la classica foto di gruppo!
😊
Ma forse è proprio questo il segno più bello della riuscita della giornata: essere stati pienamente presenti, immersi in un'esperienza autentica di condivisione.

Grazie a tutti. Ci portiamo a casa nuove idee, nuovi sapori e tanta voglia di ritrovarci presto. ❤️

Luca Malacrida Chef Il MENÙ 😋Tutti al lavoro 😊
13/06/2026

Luca Malacrida Chef

Il MENÙ 😋

Tutti al lavoro 😊

Eccoci pronti per il       naturale e preventiva!Oggi menù fresco, estivo, sfizioso 😋Rimanete sintonizzati 😊Luca Malacri...
13/06/2026

Eccoci pronti per il naturale e preventiva!

Oggi menù fresco, estivo, sfizioso 😋

Rimanete sintonizzati 😊
Luca Malacrida Chef

La testimonianza di Lidia porta in superficie una ferita enorme della medicina contemporanea: la frammentazione dello sg...
10/06/2026

La testimonianza di Lidia porta in superficie una ferita enorme della medicina contemporanea: la frammentazione dello sguardo. Organi, diagnosi, terapie, disturbi, sintomi: tutto viene spesso separato, incasellato, trattato a compartimenti stagni. Ma il corpo non funziona a reparti: funziona per connessioni.
E quando si parla di tumore del colon-retto, di intestino, di microbiota, di sistema immunitario e di infiammazione, negare completamente il ruolo dell’alimentazione non è più sostenibile. Non significa ridurre tutto al cibo, né vendere illusioni. Significa riconoscere che il cibo è informazione biologica: modula il microbiota, dialoga con il sistema immunitario, partecipa ai processi infiammatori, metabolici e neuroendocrini.
La cecità non è solo non sapere: è non voler vedere le relazioni. Ed è proprio questo che Lidia racconta con forza, lucidità e dignità: il bisogno di essere considerata come una persona intera, non come una somma di organi, esami e protocolli. Una testimonianza che non accusa la cura, ma chiede alla cura di allargare lo sguardo.

Oggi ci ha lasciati Edgar Morin, a 104 anni.Una vita lunghissima dedicata a una domanda enorme: cosa significa davvero c...
31/05/2026

Oggi ci ha lasciati Edgar Morin, a 104 anni.
Una vita lunghissima dedicata a una domanda enorme: cosa significa davvero comprendere l’essere umano?

Nelle mie presentazioni e nei percorsi che porto avanti, cito spesso alcuni suoi pensieri, perché hanno profondamente influenzato il modo in cui guardo alla salute e alla persona.
Morin ci ha ricordato che non possiamo separare mente e corpo, emozioni e biologia, individuo e ambiente. Che la realtà umana è complessa, intrecciata, viva.

In un tempo che tende a dividere tutto in compartimenti, lui ha avuto il coraggio di riportare insieme i pezzi.

“Bisogna insegnare a navigare in un oceano di incertezze attraverso arcipelaghi di certezze.”

E forse è proprio questo che ogni giorno proviamo a fare anche nei percorsi di cura: imparare a orientarci nella complessità dell’essere umano, senza ridurlo mai a un numero, un sintomo o un esame.

Grazie, professore.

Dopo questo lungo sabato di lavoro vi lascio con una riflessione augurandovi un buon fine settimana.   che ogni tanto ac...
30/05/2026

Dopo questo lungo sabato di lavoro vi lascio con una riflessione augurandovi un buon fine settimana.

che ogni tanto accade in .

La persona entra, si siede e io chiedo:

“Com’è andato questo mese con la dieta?”

E la risposta è più o meno questa:

“Eh dottoressa… insomma.
Ci sono state un sacco di feste, qualche cena, un compleanno, qualche occasione.
A tratti l’ho seguita, però non sempre.
Diciamo che non sono riuscita a farla bene bene.”

Fin qui, tutto normale.
La vita succede. Le feste esistono. Gli inviti capitano. Nessuno vive dentro una teca di vetro con petto di pollo, zucchine e tisana depurativa a fare la guardia. 😅

Poi però arriva la seconda scena.

Prendiamo peso e misure.
Guardiamo insieme i dati.
Il peso è sceso poco, oppure è rimasto stabile.
Le misure si sono mosse appena.

E lì arriva la frase:

“Come mai?
Non me lo aspettavo.
Questa cosa mi butta giù.”

Ed è qui che succede qualcosa di molto interessante.

Perché pochi minuti prima la persona ha detto, con lucidità, di non aver seguito bene il piano.
Lo sa. Lo riconosce. Lo racconta lei stessa.

Però, quando vede il risultato, emotivamente si aspetta comunque che il corpo si comporti come se quel piano fosse stato seguito davvero.
È un piccolo cortocircuito.
La mente dice:
“Lo so, non sono stata costante.”
Ma l’aspettativa dice:
“Sì, però speravo comunque di vedere un bel risultato.”

E quando la realtà non conferma l’aspettativa, arriva la frustrazione.

A volte parte anche il confronto:
“Però conosco una persona che mangia più di me e dimagrisce.”
“Però mia cugina fa molto meno e perde peso.”
“Però io non mangio poi così tanto.”
E allora ci spostiamo dal dato reale alla narrazione.

Perché il punto non è giudicare.
Il punto non è dire: “Hai sbagliato.”
Il punto è guardare le cose per quello che sono.

Il corpo non risponde a quello che avremmo voluto fare.
Risponde a quello che abbiamo fatto davvero, con una certa continuità.

Risponde alla somma del mese:
alle scelte ripetute, al sonno, allo stress, alla ritenzione, al ciclo, alla digestione, all’infiammazione, al movimento, alla costanza.

In ottica PNEI, questo è fondamentale: il corpo non è una calcolatrice semplice, ma nemmeno un’entità magica che si commuove davanti alle buone intenzioni.
Il sistema corpo-mente registra tutto.
Registra anche quando siamo stati “abbastanza bravi”, certo.
Ma registra anche quando gli stimoli non sono stati sufficienti per produrre il risultato che ci aspettavamo.

E allora la domanda vera non è:

“Perché non sono dimagrita?”

La domanda più onesta è:

“Il risultato che mi aspettavo era coerente con il mese che ho vissuto davvero?”

Perché a volte la risposta, se siamo sinceri, è no.

E va bene così.
Davvero.

Non serve colpevolizzarsi.
Non serve buttarsi giù.
Non serve entrare nella modalità “tanto non funziona niente”.

Serve fare una cosa molto più utile:
**rimettere insieme realtà e aspettativa.**

Se il mese è stato pieno di eventi, cene, feste e poca continuità, il mantenimento può già essere un risultato.
Se il peso non sale, se le misure restano stabili, se non si perde il filo, forse non è un fallimento: è un’informazione.

Però bisogna dirsi la verità.

Perché il percorso non si blocca quando c’è una festa.
Si blocca quando pretendiamo un risultato da un comportamento che non lo sostiene.

E il corpo, poverino, non sta facendo il dispettoso.
Non è lì con le braccia conserte a dire: “Ah sì? Adesso ti frego.” 😅

Sta solo rispondendo alla realtà.

E la realtà, a volte, non ci punisce.
Ci riporta semplicemente con i piedi per terra.

Da lì si riparte.
Non dalla colpa.
Non dal confronto con gli altri.
Non dalla delusione.

Si riparte da una frase semplice, ma potentissima:

Ok, guardiamo com’è andata davvero. E da qui ricominciamo.

🌱 La paura fa 90. E a volte è esattamente quello di cui hai bisogno.C'è un momento in cui ti trovi davanti a un foglio d...
30/05/2026

🌱 La paura fa 90. E a volte è esattamente quello di cui hai bisogno.

C'è un momento in cui ti trovi davanti a un foglio di analisi e capisci che qualcosa deve cambiare. Non domani. Adesso.
È successo a E. qualche mese fa.
Valori fuori range, glicemia alta, fegato sotto pressione, vitamina D a terra. Nel leggere le analisi io sono stata molto chiara: dobbiamo cambiare ORA. Lui non pensava di stare dentro questa situazione a dir poco precaria, si è spaventato. Il medico di base ci ha supportato nel percorso di cambiamento alimentare e supporto nutraceutico senza dare farmaci.
E quella paura di E.— quella sensazione che ti stringe lo stomaco quando la realtà ti guarda in faccia — è diventata il carburante del cambiamento.

Perché la paura, quando la sai usare, non ti paralizza. Ti muove.

E. si è messo sotto. Ha seguito un percorso personalizzato: dieta su misura, integrazione ragionata, piccole grandi abitudini quotidiane riviste una per una. Nessuna rinuncia estrema. Nessun sacrificio eroico. Solo consapevolezza — quella vera, quella che nasce dal vedere la situazione per quello che è — trasformata in azione concreta.

In due mesi i risultati sono stati :
glicemia tornata nella norma, HbA1c scesa dal 6,6% al 5,7%, insulina quasi dimezzata, fegato a posto, vitamina D triplicata, sette chili in meno e dieci centimetri di pancia.

Ma il dato più importante non è su nessun referto.

È la luce che è tornata negli occhi. È l'energia al mattino. È la sensazione — quella che molti avevano dimenticato — di stare bene davvero.

Noi esseri umani siamo capaci di cose straordinarie. Il nostro corpo ha una capacità di guarigione e di adattamento che spesso sottovalutiamo. Ma quella capacità si esprime solo quando creiamo le condizioni giuste: le informazioni giuste, gli strumenti giusti, e soprattutto la consapevolezza giusta.

Il cambiamento non nasce dalla forza di volontà.
Nasce dal momento in cui smetti di girarci intorno e vedi le cose per quello che sono.

Grazie E., per aver avuto il coraggio di guardarci dentro. 🙏🌿

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Viale Giorgioli 30
Cave
00033

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