30/05/2026
Dopo questo lungo sabato di lavoro vi lascio con una riflessione augurandovi un buon fine settimana.
che ogni tanto accade in .
La persona entra, si siede e io chiedo:
“Com’è andato questo mese con la dieta?”
E la risposta è più o meno questa:
“Eh dottoressa… insomma.
Ci sono state un sacco di feste, qualche cena, un compleanno, qualche occasione.
A tratti l’ho seguita, però non sempre.
Diciamo che non sono riuscita a farla bene bene.”
Fin qui, tutto normale.
La vita succede. Le feste esistono. Gli inviti capitano. Nessuno vive dentro una teca di vetro con petto di pollo, zucchine e tisana depurativa a fare la guardia. 😅
Poi però arriva la seconda scena.
Prendiamo peso e misure.
Guardiamo insieme i dati.
Il peso è sceso poco, oppure è rimasto stabile.
Le misure si sono mosse appena.
E lì arriva la frase:
“Come mai?
Non me lo aspettavo.
Questa cosa mi butta giù.”
Ed è qui che succede qualcosa di molto interessante.
Perché pochi minuti prima la persona ha detto, con lucidità, di non aver seguito bene il piano.
Lo sa. Lo riconosce. Lo racconta lei stessa.
Però, quando vede il risultato, emotivamente si aspetta comunque che il corpo si comporti come se quel piano fosse stato seguito davvero.
È un piccolo cortocircuito.
La mente dice:
“Lo so, non sono stata costante.”
Ma l’aspettativa dice:
“Sì, però speravo comunque di vedere un bel risultato.”
E quando la realtà non conferma l’aspettativa, arriva la frustrazione.
A volte parte anche il confronto:
“Però conosco una persona che mangia più di me e dimagrisce.”
“Però mia cugina fa molto meno e perde peso.”
“Però io non mangio poi così tanto.”
E allora ci spostiamo dal dato reale alla narrazione.
Perché il punto non è giudicare.
Il punto non è dire: “Hai sbagliato.”
Il punto è guardare le cose per quello che sono.
Il corpo non risponde a quello che avremmo voluto fare.
Risponde a quello che abbiamo fatto davvero, con una certa continuità.
Risponde alla somma del mese:
alle scelte ripetute, al sonno, allo stress, alla ritenzione, al ciclo, alla digestione, all’infiammazione, al movimento, alla costanza.
In ottica PNEI, questo è fondamentale: il corpo non è una calcolatrice semplice, ma nemmeno un’entità magica che si commuove davanti alle buone intenzioni.
Il sistema corpo-mente registra tutto.
Registra anche quando siamo stati “abbastanza bravi”, certo.
Ma registra anche quando gli stimoli non sono stati sufficienti per produrre il risultato che ci aspettavamo.
E allora la domanda vera non è:
“Perché non sono dimagrita?”
La domanda più onesta è:
“Il risultato che mi aspettavo era coerente con il mese che ho vissuto davvero?”
Perché a volte la risposta, se siamo sinceri, è no.
E va bene così.
Davvero.
Non serve colpevolizzarsi.
Non serve buttarsi giù.
Non serve entrare nella modalità “tanto non funziona niente”.
Serve fare una cosa molto più utile:
**rimettere insieme realtà e aspettativa.**
Se il mese è stato pieno di eventi, cene, feste e poca continuità, il mantenimento può già essere un risultato.
Se il peso non sale, se le misure restano stabili, se non si perde il filo, forse non è un fallimento: è un’informazione.
Però bisogna dirsi la verità.
Perché il percorso non si blocca quando c’è una festa.
Si blocca quando pretendiamo un risultato da un comportamento che non lo sostiene.
E il corpo, poverino, non sta facendo il dispettoso.
Non è lì con le braccia conserte a dire: “Ah sì? Adesso ti frego.” 😅
Sta solo rispondendo alla realtà.
E la realtà, a volte, non ci punisce.
Ci riporta semplicemente con i piedi per terra.
Da lì si riparte.
Non dalla colpa.
Non dal confronto con gli altri.
Non dalla delusione.
Si riparte da una frase semplice, ma potentissima:
Ok, guardiamo com’è andata davvero. E da qui ricominciamo.