Psicologa Psicoterapeuta Monza Brianza

Psicologa Psicoterapeuta Monza Brianza Psicologa psicoterapeuta cognitivo comportamentale. Mi occupo di bambini, adolescenti, adulti. Percorsi di parent training. EMDR trainer.

07/09/2026

SFERA EBBASTA A SAN SIRO: UNA SCENA SU CUI RIFLETTERE

Sfera Ebbasta entra a San Siro seguito da 10 ragazze. La scena celebrata da moltissimi media e diventata virale è un concentrato di stereotipi di genere che dovrebbe far riflettere tutti, adulti e giovanissimi. Il paradosso oggi sta nel fatto che da ogni parte si invoca all’educazione di genere e alla rimozione degli stereotipi di genere. A scuola si inventano progetti, si mobilitano specialisti e formatori. I ragazzi sembrano afferrare il messaggio, desiderare cambiamenti che appaiono così funzionali al loro benessere sociorelazionale ed emotivo.

Nel frattempo, la loro cultura “mainstream” continua a bombardarli di immagini e messaggi che affermano l’esatto contrario. Un uomo con dieci ragazze, lui davanti loro dietro. Tutte vestite uguali, praticamente in divisa. Di lui sappiamo tutto, di loro non sappiamo nemmeno il nome.

Viene in mente il documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo che anni fa aveva raccontato al mondo il ruolo decorativo del corpo femminile all’interno di tutte le trasmissioni della Tivu generalista. Era il 2009 e dopo quasi 20 anni siamo praticamente ancora lì. Solo che allora questa cosa veniva vista per ciò che era: un gigantesco stereotipo culturale da ribaltare. Oggi viene raccontata come qualcosa da celebrare; online ho letto anche l’aggettivo “colossale” per definire tale scena e tale ingresso. Detto da un sessantenne, tutto questo suona come un predicozzo del solito boomer. Invece, sono un padre e un uomo e un maschio e da anni penso e lavoro per produrre pensiero critico.

Siamo noi uomini per prima a doverci distanziare da questo genere di narrazioni e di celebrazioni. Uno dei miei figli ieri era a San Siro. Stamane a colazione ho parlato con lui. Non avevo bisogno di essere capito o di portarlo dalla mia parte. Però volevo che lui avesse anche un’altra narrazione. Un’ultima osservazione: oggi quando si parla di violenza di genere, di abbattimento degli stereotipi tantissimi artisti della musica mainstream si mettono in prima fila con dichiarazioni e proclami. Poi se un’artista come Sfera Ebbasta li convoca per un feat, dentro un suo brano corrono alla corte del re come se niente fosse. Forse sarebbe il caso che le artiste smontassero narrazioni che fanno male al femminile, a tutte le donne (e quindi anche a loro) pretendendo una coerenza che troppo spesso sfugge ai più.

Scrivere queste cose oggi è spaventosamente impopolare. Ma al tempo stesso è troppo necessario. Perciò ho deciso di scrivere questo post. Non mi interessa parlare di Sfera Ebbasta, sia chiaro. Mi interessa promuovere pensiero critico sulla cultura di cui lui, volente o nolente, è un testimonial di riferimento. Vorrei chiedergli se non sente alcuna responsabilità etica ed educativa avendo un pubblico così ampio tra i giovani ed essendo lui stesso un papà.

Condivido con voi la foto del fatto di cui vi parlo, non per celebrarla e renderla ancora più popolare (rischio di cui sono consapevole). Lo faccio perché cominciate a guardarla con più pensiero critico, a decostruirla secondo la lettura che le mie parole vi volevano suggerire. Magari fatelo con i vostri figli. O con i vostri studenti alla ripresa dell’anno scolastico.

DA ASCOLTARE
06/09/2026

DA ASCOLTARE

04/09/2026

Quella che volge al termine continua a confermarsi una delle estati più tragiche per le donne, tra femminicidi, tentati tali e violenze sessuali. Nella sola giornata odierna sono due gli uomini che hanno deciso di porre fine alla vita di due donne (e figli): da una parte un uomo, a Finale Ligure, ha sterminato la sua famiglia, uccidendo moglie e figlio quattordicenne sparando entrambi per poi togliersi la vita, l'altro a Firenze: si apprende, da diversi quotidiani, che un uomo avrebbe aggredito la sua ex compagna, avrebbe organizzato un vero e proprio agguato —modus operandi piuttosto diffuso nelle dinamiche di violenza patriarcale che agisce, contro le donne, con la stessa efferatezza e gli stessi codici della mafia—, l'avrebbe poi picchiata, legata e chiusa nel bagagliaio della sua auto, la vittima avrebbe trovato il telefono di lui in uno zaino nel bagagliaio, avrebbe tentato disperatamente di chiedere aiuto a un amico e al 112, tentativi purtoppo vani perché l'uomo l'ha poi lanciata nel vuoto, giù in un viadotto sulla A1 .
La notizia, sin dai primi minuti, si è caratterizza per quello che è —lo dimostra il lancio della notizia dell'AGI alle 16:41—, ovvero l'ennesimo femminicidio, l'ennesima brutale ed efferata violenza di genere, tuttavia per diverse ore, salvo poi modificare qua e là, buona parte della stampa, ha parlato di due compagni che si erano lanciati da un cavalcavia. In Italia il giornalismo continua a comportarsi come il lettore medio e proprio a quest'ultimo fornisce versioni che possano avvalorare tesi strampalate zeppe di stereotipi pur di non ammettere che questo Paese abbia un grosso problema culturale, problema culturale che però siamo prontissimi a rimbrottare a chiunque abbia origini altre da quelle occidentali.
Ma non finisce qui perché il Messaggero pone una bella ciliegina su questa ennesima torta di pessimo giornalismo, ritrae il femminicida mentre bacia teneramente la vittima, un'immagine romantica a corredo di una notizia che fa accapponare la pelle, l'ennesima vicenda che ci dimostra quanto la violenza di genere stia superando qualsiasi scenario horror, l'ennesima romanticizzazione della violenza di genere è servita.

02/09/2026

Durante un confronto in auto su cibo, merendine, mangiare sano vs mangiare male, di ritorno dalla vacanza, T. ci dice:

"Voi ditemi NO. Poi sarò io a farmene una ragione."

🥺❤️

Che bello vedere i figli diventare grandi e far tesoro di quello che con non poca fatica e costanza si è cercato di trasmettere loro.

Perchè dire sempre sì e lasciar fare è sicuramente più semplice e meno dispendioso in termini di energia ma, riprendendo il titolo del celebre libro di Asha Phillips, sono i NO che aiutano a crescere.

"Dico quel che penso e faccio quello che dicoL'azione è importante, siamo uomini troppo distrattiDa cose che riguardano ...
01/09/2026

"Dico quel che penso e faccio quello che dico
L'azione è importante, siamo uomini troppo distratti
Da cose che riguardano vite e fantasmi futuri
Ma il futuro è toccare, mangiare, tossire, ammalarsi d'amore"

Music video by Max Gazze' performing La Favola Di Adamo Ed Eva.

31/08/2026

— Nanea Hoffman

📖 📚

24/08/2026

Se un figlio è cresciuto con un’educazione equilibrata, che gli ha consentito di acquisire gradualmente le giuste autonomie, non bisogna vivere nell’angoscia.

Un ragazzo che possiede una buona struttura personale, una sufficiente sicurezza interiore, non ha bisogno di essere controllato ossessivamente. Quando a 14 anni chiede di andare in discoteca, semplicemente si mette un limite e si dice che è presto. Se a 14 o 15 anni vuole portare la fidanzata a dormire a casa, si dice di no. Mettere dei limiti è importante.

Dovrebbe farlo soprattutto chi detiene la funzione paterna. Non bisogna assecondare le precocità, perché si crea un effetto domino: una volta alzata l’asticella, questa continuerà ad alzarsi sempre di più.

Purtroppo oggi la famiglia è una realtà molto fragile. Non è aiutata, spesso viene colpevolizzata e si trova sotto una fortissima pressione consumistica.

Esiste una minoranza di ragazzi che viene attratta da comportamenti disfunzionali, non perché rispondano ai loro bisogni di crescita, ma perché inseguono bisogni immediati, legati alla ricerca del piacere e della gratificazione».

✨ non sprecate questa serata, naso all'insù e spazio alla meraviglia.
10/08/2026

✨ non sprecate questa serata, naso all'insù e spazio alla meraviglia.

Ansia: se la conosci, puoi imparare a gestirla.
28/07/2026

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~ quella leggerezza che é molto vicina alla felicità ~
26/07/2026

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20811

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