24/05/2026
Eroe 🎖️
Le botte, la rapina di 50 euro e l'accoltellamento fuori da una discoteca di Milano. Poi il buio e una profonda lesione a un’arteria e i danni al midollo osseo e la terapia intensiva e i tubi e gli spasmi e i dolori. La morte vicina, vicinissima, e poi il lento e graduale recupero. Ma le gambe, quelle gambe… Lui, , ha scritto una lunga e toccante lettera, e a udienza terminata, ha chiesto e ottenuto il permesso di avvicinarsi alla cella dove si trovavano i due imputati. Pochi minuti di parole sussurrate e poi un abbraccio. Davide, 22 anni, che abbraccia chi lo ha aggredito.
"Potresti essere mio fratello, mi sento in colpa" dice l’accoltellatore di 19 anni, accogliendo in quella stretta tutto il perdono di cui un uomo è capace.
"Le cose vanno così a causa di 5 ragazzini arrabbiati col mondo. Non mi nasconderò dietro un dito. Quando ho saputo della loro età, a parte l’incredulità, mi si è fatto pesante il cuore: mi dispiace per ogni giorno che passano in galera, mi dispiace davvero" aveva scritto infatti Davide nella lettera. "La cosa più dura di tutte è forse che in tutto ciò, io, per come sono fatto, quella sera, avrei teso loro la mano. Gli avrei chiesto come andava la serata, che facevano, se avessi potuto veramente aiutarli l’avrei fatto. Perché sono fatto così. E perché sembrano 5 ragazzi come altri, che volevano divertirsi, con cui sarei potuto essere AMICO. Non sembravano questo mio penoso futuro, non sembravano cattivi.
E, invece, eccomi qui, a combattere ogni giorno per la qualità dei prossimi anni della mia vita […] Mi rifiuto di darla vinta a quello che loro hanno deciso di essere quella sera."
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