16/05/2026
A volte mi chiedono perché abbia deciso di mettermi in gioco anche per questa Città.
La verità è che ogni giorno, nel mio lavoro, entro in contatto con la sofferenza reale delle persone.
Non quella che si vede nei numeri o nei vari discorsi politici.
Parlo di famiglie che non riescono più a sostenersi, ragazzi che si sentono soli, genitori in difficoltà, persone che convivono in silenzio con ansia, depressione, rabbia, paura e senso di abbandono.
E quando ascolti tutto questo ogni giorno… qualcosa dentro cambia.
Ti rendi conto che non basta limitarsi ad osservare.
Bisogna provare a costruire qualcosa di concreto.
Nasco come professionista della salute mentale e continuo a lavorare ogni giorno a contatto con le fragilità umane.
Forse è proprio questo che oggi manca: persone che conoscano davvero i problemi della gente, non solo sulla carta.
Credo in una Chieti più umana.
Una città dove chiedere aiuto non sia un lusso.
Dove i giovani non vengano lasciati soli.
Dove le famiglie con figli fragili abbiano più supporto reale.
Dove la salute mentale venga finalmente considerata importante quanto quella fisica.
Non prometto miracoli. Ma fame di cambiamento vero. E soprattutto voglia di stare dalla parte degli ultimi, di chi spesso non ha voce e smette perfino di chiedere aiuto.
Se oggi ho deciso di metterci la faccia, è perché credo che questa città meriti di più.
E credo che il cambiamento parta anche da persone normali, che vivono i problemi reali ogni giorno.