Psicoterapia Integrata

Psicoterapia Integrata Connect to your Inner Flow

Percorsi di trasformazione cuciti su misura che attraversano l'intera stratificazione di cui siamo fatti per giungere al pieno allineamento di mente, corpo e coscienza.

Il 17 ottobre apriamo finalmente le porte di Taléa.Abbiamo immaginato questa inaugurazione non soltanto come un momento ...
06/09/2026

Il 17 ottobre apriamo finalmente le porte di Taléa.

Abbiamo immaginato questa inaugurazione non soltanto come un momento per mostrarvi il nostro nuovo Studio, ma come un’occasione per raccontarvi qualcosa del modo in cui intendiamo la cura e dei percorsi che prenderanno vita qui.

Partiremo da due temi che ci rappresentano profondamente: la Mindfulness e la Compassion, con il talk “La presenza che trasforma”, e lo Yoga e la Terapia Somatica, per esplorare insieme come “Le emozioni prendono corpo”.

Saranno incontri brevi, di soli venti minuti, ma non soltanto teorici: abbiamo voluto che avessero anche una dimensione esperienziale, per permettervi di avvicinarvi concretamente a questi strumenti e toccare con mano cosa significa portarli all’interno dell’esperienza clinica e del percorso terapeutico.

Con noi ci saranno anche altre professioniste, con competenze diverse e complementari, che abbiamo scelto di accogliere all’interno di Taléa perché desideriamo che questo sia uno spazio aperto alla collaborazione, al confronto e a sguardi diversi sulla persona.

E poi ci sarà semplicemente il tempo per incontrarci, farvi conoscere lo Studio e brindare insieme a questo nuovo inizio. 🌿

17 ottobre 2026 | dalle 17.00 alle 20.00
Partecipazione gratuita · Posti limitati · Prenotazione obbligatoria

Vi aspettiamo,
Maria Elena & Lucia

Più cresce, più mi accorgo che penso sempre meno a cosa vorrei che diventasse e sempre di più a ciò che vorrei riuscire ...
29/08/2026

Più cresce, più mi accorgo che penso sempre meno a cosa vorrei che diventasse e sempre di più a ciò che vorrei riuscire a mostrargli mentre cresce.

Perché i bambini imparano soprattutto guardando come stiamo al mondo noi.
Da ciò a cui dedichiamo tempo, da quello che rispettiamo, dalle cose che ci fanno meravigliare, dai valori che proviamo a vivere prima ancora che a spiegare.

Io posso mostrargli quello che amo e ciò in cui credo. Ciò che ho imparato, anche a mie spese. Cerco di dargli ciò che a me è mancato. Perché credo sia importante, o magari perché l’ho studiato.

Inevitabilmente gli trasmetterò molto di me.
Ma vorrei ricordarmi sempre che trasmettere non significa decidere.

Posso fargli conoscere il mondo attraverso i miei occhi, senza chiedergli di guardarlo per sempre nello stesso modo.

Posso offrirgli radici, sicurezza, possibilità.
E poi abbastanza libertà da scoprire cosa amerà lui, in cosa crederà, quale vita sentirà sua.

Da psicoterapeuta lo so.
Da madre, lo sto imparando insieme a lui.

E forse, più che chiedere “cosa vorreste insegnare ai vostri figli?”, chiederei:

Se vostro figlio imparasse qualcosa della vita semplicemente guardando come la vivete voi, cosa vorreste che fosse?

“Chi non risponde subito non è interessato.”“Sono fatto così.”“Ho l’ansia.”Tre frasi molto diverse, con qualcosa in comu...
28/08/2026

“Chi non risponde subito non è interessato.”
“Sono fatto così.”
“Ho l’ansia.”

Tre frasi molto diverse, con qualcosa in comune: riducono una realtà complessa a una definizione. Generalizzano.

Succede spesso anche con l’ansia.

Il cuore accelera, il respiro cambia, lo stomaco si chiude, il corpo si tende. E quella sensazione viene rapidamente archiviata come “ansia”, qualcosa di sgradevole da controllare o far passare.

Ma gli stessi segnali possono accompagnare esperienze molto diverse: paura, rabbia, desiderio, eccitazione, attesa.

Prima di definirla, allora, prova a porti qualche domanda in più:

Che pericolo sento?
Cosa temo possa succedere?
Cosa vorrei che succedesse?
Cosa mi sto trattenendo dal fare?

Perché dare un nome a ciò che sentiamo può aiutarci a comprenderlo.
Dargli sempre lo stesso nome, no.

C’è una differenza importante tra pensare a noi stessi e conoscerci meglio.La ricerca psicologica suggerisce che non è l...
27/08/2026

C’è una differenza importante tra pensare a noi stessi e conoscerci meglio.

La ricerca psicologica suggerisce che non è la riflessione, da sola, a essere associata a un maggiore benessere: conta soprattutto l’insight, cioè la capacità di comprendere con maggiore chiarezza ciò che sentiamo, desideriamo e facciamo.

Per questo credo nel valore delle domande.
Una buona domanda può portare alla luce qualcosa di noi che fino a quel momento era rimasto sullo sfondo.

Tra queste, quale domanda scegli di farti oggi?
Scrivila nei commenti.

Tra poco compirò 45 anni e mi accorgo che sto cambiando unità di misura.Per molto tempo ho misurato la vita soprattutto ...
24/08/2026

Tra poco compirò 45 anni e mi accorgo che sto cambiando unità di misura.

Per molto tempo ho misurato la vita soprattutto in avanti:
quello che avrei fatto, costruito, imparato, raggiunto.

E ancora c’è questa spinta motivazionale in me, certo.
Ho ancora fame di vita, progetti che mi entusiasmano, posti che voglio vedere (ne ho visti pochissimi), cose che voglio imparare (più ne imparo più sento di non sapere).

Ma oggi mi interessa altrettanto un’altra direzione.

La vicinanza. Andare dentro anziché avanti. Avvicinarsi anziché andare lontano.

Mi interessa conoscere le persone oltre quello che raccontano di sé.
Restare nelle esperienze abbastanza a lungo da sentirne davvero il sapore.
Accorgermi delle cose belle mentre ci sono, non soltanto quando diventano ricordi.
Essere dove sono, senza avere sempre una parte di me proiettata altrove.

E soprattutto non essere così occupata ad andare avanti da accorgermi troppo tardi di ciò che avevo accanto.

Forse è una delle cose che sto imparando avvicinandomi ai 45: il passato merita di essere attraversato, il futuro desiderato e costruito.

Ma nessuno dei due dovrebbe rubarci il presente.

Non credo di aver perso il desiderio di andare lontano.

Ma alla soglia dei 45 anni credo di desiderare soprattutto questo:

non passare troppo velocemente accanto alla mia vita.

E tu, oggi, da cosa vorresti essere un po’ meno distante?

Da ragazza mi hanno sconsigliato molte volte di fare questo lavoro.E quasi sempre per le stesse ragioni.Ero troppo sensi...
23/08/2026

Da ragazza mi hanno sconsigliato molte volte di fare questo lavoro.

E quasi sempre per le stesse ragioni.

Ero troppo sensibile.
Troppo empatica.
Avrei assorbito tutto.
Mi sarei portata a casa il dolore degli altri.
Prima o poi mi avrebbe logorata.

In sostanza, mi stavano dicendo che il mio modo di sentire il mondo mi rendeva poco adatta a prendermi cura di quello degli altri.

Per un po’ una parte di me ci ha anche creduto.

Poi ho capito che si sbagliavano.

Non perché sia diventata meno sensibile. Lo sono ancora, forse persino più di allora.

Ma perché ho imparato qualcosa che da ragazza non potevo sapere: sentire molto e farsi travolgere non sono la stessa cosa.

E l’empatia, da sola, non basta a fare questo lavoro.

Servono studio, formazione, supervisione, esperienza.
Serve imparare a stare vicini senza invadere, ad accogliere senza trattenere, a lasciarsi toccare senza trasformare la storia dell’altro nella propria.

Negli anni ho capito anche che non avrei voluto fare questo mestiere diventando più distante.

Ho voluto imparare a farlo restando me stessa.

Con la mia curiosità per l’essere umano, per ciò che racconta e per ciò che ancora non riesce a raccontare. Per il modo in cui una storia si scrive nella mente, nel corpo, nelle relazioni. Per quel confine che continuo a esplorare tra scienza e spiritualità.

E soprattutto ho capito che la mia sensibilità non era ciò che mi avrebbe impedito di fare questo lavoro.
Era una delle ragioni per cui avrei imparato ad amarlo così tanto.

Forse è anche per questo che, dopo tanti anni, continuo a sentirmi profondamente grata per ciò che faccio.

Soprattutto quando vedo qualcuno iniziare a guardarsi con occhi diversi.

E ogni volta penso ancora:
che privilegio essere qui.

E tu, cosa ti dicevano che eri “troppo”?

Maria Elena Marchionatti
Psicologa Psicoterapeuta

Psicoterapia · empatia · sensibilità · consapevolezza · autenticità · corpo · relazioni

Amo la montagna fin da quando ero bambina.Pochi posti al mondo riescono a farmi stare bene come la montagna.E credo di a...
21/08/2026

Amo la montagna fin da quando ero bambina.

Pochi posti al mondo riescono a farmi stare bene come la montagna.

E credo di aver capito solo crescendo il motivo.
Qui mi sono sempre sentita piccola, ma mai fragile.

C’è qualcosa nella sua immensità che ridimensiona tante cose senza sminuirle. Ti ricorda che sei solo una parte di qualcosa di molto più grande e, stranamente, invece di farti sentire insignificante, ti fa sentire al posto giusto.

La montagna ha i suoi tempi, le sue regole, i suoi silenzi.
Chiede rispetto e restituisce bellezza.

Può essere aspra, faticosa, persino inospitale e, nello stesso momento, regalarti una quiete che difficilmente ritrovo altrove.

Qual è il luogo che, anche senza saperne ancora il motivo, ti fa stare meglio fin dall’infanzia?

Ci hanno insegnato a pensare alla paura soprattutto come a qualcosa da superare.Con il tempo, e forse anche grazie al mi...
20/08/2026

Ci hanno insegnato a pensare alla paura soprattutto come a qualcosa da superare.

Con il tempo, e forse anche grazie al mio lavoro, ho imparato a guardarla in un altro modo.

La paura nasce per proteggerci.
Ma non ci parla soltanto di ciò da cui vogliamo difenderci. Può aiutarci infatti a riconoscere ciò che non vogliamo perdere.

Ed è qui che, per me, diventa importante.

Perché crescendo ho iniziato ad avere paura di cose che un tempo non avrei nemmeno chiamato paure.

Ovvero, di abituarmi a ciò che amo.
Di vivere con lo sguardo rivolto soprattutto a quello che manca.
Di rimandare aspettando il momento giusto.
Di restare troppo a lungo dove ormai rimango soltanto perché conosco bene quel posto.
Di trattare il tempo come se fosse inesauribile e non dovessi morire mai.

Sono paure diverse.
Non mi chiedono di vivere in allerta.
Ma mi ricordano di vivere con attenzione.

Perché non tutto ciò che ci spaventa merita il potere che gli diamo.
E non tutto ciò che ha valore riceve l’attenzione che merita.

L’obiettivo non è diventare persone che hanno meno paura.

È riconoscere che cosa per noi ha davvero valore.
Dove vogliamo mettere il nostro tempo.
Con chi vogliamo esserci davvero.
Che cosa vogliamo smettere di rimandare.
Di quale vita vogliamo accorgerci mentre accade.

E allora ti lascio una domanda:

Se la tua paura, invece di dirti soltanto da cosa proteggerti, potesse ricordarti cosa proteggere, cosa ti indicherebbe oggi?

Se hai già una risposta, puoi lasciarla nei commenti. Anche una sola parola.

Se invece senti che questa domanda ha bisogno di restare con te un po’ più a lungo, salva questo post.
Ci sono domande che hanno bisogno di essere portate con noi.

Con cura,
Maria Elena Marchionatti
Psicologa Psicoterapeuta

PAURA · PRESENZA · CONSAPEVOLEZZA · TEMPO · VALORE · SCELTA · AUTENTICITÀ · MINDFULNESS

Mi chiedo ammirata quanto debba essere tenace il desiderio di vivere, per fiorire proprio qui, in mezzo alla roccia.C’è ...
17/08/2026

Mi chiedo ammirata quanto debba essere tenace il desiderio di vivere, per fiorire proprio qui, in mezzo alla roccia.

C’è una cosa che, a questo proposito, mi piace ricordare con le persone che accompagno nel mio lavoro: nelle stagioni più dure della vita possiamo incontrare risorse di noi che, fino a quel momento, non avevamo mai immaginato né avuto bisogno di conoscere.

L’essere umano può sviluppare una straordinaria capacità di cercare nuovi modi per stare dentro ciò che gli accade.

La roccia rimane roccia, la difficoltà rimane tale.
Eppure, in una delle sue crepe, accade spesso qualcosa di inatteso.

Può comparire un fiore. Possiamo scoprire una nostra qualità, incontrare una risorsa che non credevamo possibile.

Nei miei momenti più difficili, la mia breccia verso la vita me l’ha offerta sempre la spiritualità.

Cosa ha aiutato te, nei passaggi più bui della tua vita?

In quei momenti cosa hai scoperto di te, che non immaginavi possibile?

La parte difficile comincia dopo.Quando l’altro si irrigidisce. Si allontana. Si offende. Ti accusa di essere cambiata. ...
14/08/2026

La parte difficile comincia dopo.

Quando l’altro si irrigidisce. Si allontana. Si offende. Ti accusa di essere cambiata. Oppure semplicemente smette di darti quell’approvazione a cui eri abituata.

È proprio in quel momento che un confine può iniziare a vacillare.

Perché se hai imparato che per mantenere un legame devi adattarti, compiacere, spiegarti o occupare meno spazio, la reazione dell’altro può essere vissuta come un segnale di pericolo: forse ho esagerato, forse sto chiedendo troppo, forse sono stata egoista.

Così torni indietro.

Non hai dubbi che quel confine fosse importante, ma il prezzo emotivo di mantenerlo ti sembra troppo alto.

In psicoterapia lavorare sui confini significa anche questo: imparare a distinguere il disagio che nasce dall’aver fatto qualcosa contro di sé dal disagio che nasce semplicemente dall’aver fatto qualcosa di nuovo.

Perché sentirsi in colpa non significa necessariamente essere colpevoli.

E la delusione dell’altro non è automaticamente la misura di quanto sia legittimo ciò di cui hai bisogno.

A volte crescere significa riuscire a rimanere dalla propria parte anche quando qualcuno, dall’altra, avrebbe preferito la versione di noi che diceva sempre sì.

Quale confine sai già di avere bisogno di mettere, ma temi ancora di dover sostenere?

Conoscerlo, nominarlo, scriverlo, è già un importante passo.

Ti leggo 💛
Maria Elena

confini • senso di colpa • relazioni • people pleasing • psicoterapia • consapevolezza • autenticità • regolazione emotiva

Indirizzo

Vicolo Del Mulino Grosso, 1
Ciriè
10073

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