Biologa Nutrizionista Dr.ssa Ilaria Iannetti

Biologa Nutrizionista Dr.ssa Ilaria Iannetti 👩‍⚕️Biologa Molecolare Nutrizionista e PhD in Genetica
🧬Dimagrimento e Ricomposizione Corporea Scientifica ZERO Stress! Come fare?

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https://bodycheck.nutrizionistailariaiannetti.com/ Sono Ilaria Iannetti, una Biologa Nutrizionista che si occupa di far perdere peso ai suoi pazienti senza ricorrere a inutili diete restrittive. Quelle da petto di pollo e insalata o beveroni, abbandonate in men che non si dica perché impossibili da portare nella propria vita. Sostanzialmente ti aiuto a gestire lo stress e la f

ame emotiva, fornendoti delle tecniche che ti fanno capire se il tuo bisogno di cibo è reale o se è un atto che serve a compensare un vuoto emotivo. Lo scorso 13 Novembre ho pubblicato un libro che si chiama "Distese di emozioni - riconoscere, combattere e vincere il bisogno di consolazione e compensazione attraverso il cibo" che tratta proprio di queste tematiche. Il mio metodo è ricco di ricette bilanciate e sazianti, in questo modo la fame fisiologica sparisce, e si ottiene uno stato di equilibrio che facilita il cambiamento emotivo rispetto al cibo, in questo modo puoi davvero fare caso se ciò di cui oggi hai bisogno è mangiare oppure iniziare a fare qualcosa per te stessa.

25/06/2026

Il problema della nutrizione moderna è che analizziamo una molecola e ci dimentichiamo dell’alimento intero.

È quello che succede quando si parla degli antinutrienti.
Basta pronunciare parole come fitati, lectine, ossalati o tannini e improvvisamente legumi, cereali integrali e verdure diventano alimenti da evitare.
Ma la scienza ci racconta una storia molto diversa.
Gli antinutrienti sono sostanze naturalmente presenti in molti alimenti vegetali e, in alcune condizioni, possono ridurre l’assorbimento di alcuni minerali. Tuttavia, nelle quantità normalmente consumate all’interno di un’alimentazione varia ed equilibrata, non rappresentano un problema per la maggior parte delle persone sane.

Anzi, molti di questi composti svolgono anche funzioni biologiche interessanti. I fitati, ad esempio, sono stati associati ad attività antiossidanti e potrebbero avere un ruolo nella protezione nei confronti di alcune patologie croniche. Lo stesso vale per numerosi polifenoli e tannini, che contribuiscono agli effetti benefici degli alimenti vegetali.

Inoltre c’è un aspetto che spesso viene completamente ignorato: noi i legumi non li mangiamo crudi.

L’ammollo, la cottura, la fermentazione e la germinazione riducono in modo significativo il contenuto di molte di queste sostanze, migliorando la biodisponibilità dei nutrienti.

Ed è qui che dovremmo fermarci a riflettere.

Se davvero gli antinutrienti fossero il problema che alcuni raccontano, come si spiegherebbe il fatto che le popolazioni che consumano più legumi, verdure, cereali integrali e frutta siano anche quelle associate a una maggiore longevità e a un minor rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e alcune forme di tumore?

La risposta è semplice.

Un alimento non può essere giudicato da una sola molecola.

La nutrizione non è chimica isolata.

È l’insieme di migliaia di composti che interagiscono tra loro, è il contesto alimentare, è lo stile di vita.

Ed è proprio per questo che le principali linee guida internazionali continuano a raccomandare il consumo regolare di legumi, verdure e cereali integrali.

Perché la scienza guarda l’intero quadro. Non una singola parol

24/06/2026

Per molti anni alle donne con endometriosi è stato detto qualcosa che oggi sappiamo essere profondamente sbagliato:

“Rimani incinta e ti passerà.”

Molte pazienti hanno sentito questa frase da professionisti, conoscenti o familiari. Alcune si sono sentite quasi in dovere di considerare una gravidanza come una forma di terapia.

Ma la gravidanza non cura l’endometriosi.

Quello che può accadere è che durante la gravidanza alcune donne sperimentino un miglioramento temporaneo dei sintomi. Questo avviene perché cambiano profondamente gli equilibri ormonali: non ci sono ovulazioni, non ci sono mestruazioni e il corpo è esposto a livelli molto elevati di progesterone.

Tuttavia il miglioramento dei sintomi non significa che la malattia sia scomparsa.

Le lesioni non necessariamente regrediscono e, dopo il parto, molte donne vedono ricomparire i sintomi con il ritorno dei cicli mestruali.

Per questo oggi le principali linee guida internazionali sono molto chiare: la gravidanza non deve essere considerata un trattamento per l’endometriosi.

E credo che questo sia un messaggio importante anche dal punto di vista umano.

Perché una gravidanza dovrebbe essere una scelta di vita, non una prescrizione terapeutica.

Nessuna donna dovrebbe sentirsi dire che per stare meglio deve diventare madre.

E nessuna donna dovrebbe sentirsi in colpa se non desidera una gravidanza o se non può averne una.

L’endometriosi è una malattia complessa, infiammatoria e sistemica che merita diagnosi tempestive, ricerca, cure adeguate e professionisti preparati.

Non consigli semplicistici che troppo spesso hanno lasciato le pazienti sole con il loro dolore.

E forse una delle conquiste più importanti della medicina moderna è proprio questa: iniziare finalmente ad ascoltare le donne invece di liquidare la loro sofferenza con una frase fatta. 🤍

23/06/2026

La notizia che un gruppo di genitori abbia creato un profilo falso di una ragazzina e sia stato rapidamente esposto a contenuti legati alla magrezza estrema e ai disturbi alimentari dovrebbe farci riflettere tutti.

Perché spesso immaginiamo che questi contenuti vengano cercati attivamente da chi li guarda. In realtà non sempre funziona così.

A volte basta mostrare interesse per l’alimentazione, per il fitness o per il dimagrimento perché l’algoritmo inizi a proporre contenuti sempre più estremi. Un video dopo l’altro, un consiglio dopo l’altro, fino a normalizzare comportamenti che nella vita reale ci apparirebbero immediatamente preoccupanti.

La cosa che mi spaventa di più è che questo accade in un’età in cui l’identità è ancora in costruzione. Gli adolescenti stanno cercando di capire chi sono, come vedono il proprio corpo e quale posto occupano nel mondo. In questa fase il confronto sociale ha un peso enorme e i social network diventano inevitabilmente una delle principali fonti di riferimento.

Quando un ragazzo o una ragazza vede ogni giorno centinaia di immagini di corpi estremamente magri, di diete sempre più restrittive e di messaggi che associano il valore personale al peso corporeo, non sta semplicemente guardando dei contenuti. Sta assorbendo una visione del mondo.

La ricerca mostra da anni che l’esposizione continua a ideali estetici irrealistici è associata a maggiore insoddisfazione corporea, comportamenti alimentari disfunzionali e aumento del rischio di disturbi alimentari, soprattutto nei soggetti più vulnerabili.

Per questo non credo che la soluzione sia demonizzare i social. Credo però che sia necessario imparare a parlarne con maggiore consapevolezza. Dobbiamo insegnare ai ragazzi il pensiero critico, aiutarli a distinguere la realtà dai contenuti costruiti per ottenere attenzione e ricordare loro che il valore di una persona non si misura in chili, taglie o addominali.

Perché i disturbi alimentari non iniziano sempre con una diagnosi. A volte iniziano con un confronto. Con una sensazione di inadeguatezza. Con l’idea di non essere abbastanza.

E questa è una responsabilità che, come adulti, non possiamo

21/06/2026

Qualche giorno fa ho visto un ragazzo che aveva seguito una dieta da circa 800 kcal al giorno (dieta prescritta). La cosa che mi ha colpito è che il suo metabolismo basale era intorno alle 2400 kcal (con bioimpedenziometria).
Mi ha raccontato che all’inizio riusciva a seguirla, poi però è arrivato un momento in cui non ce la faceva più. Continuava a pensare al cibo, sentiva una fame costante e finiva per mangiare molto più di quanto avrebbe voluto.
E sai una cosa?
Questa non è una storia di scarsa volontà, è una storia di fisiologia.
Quando imponiamo al corpo una restrizione energetica così importante, il cervello non interpreta la situazione come un progetto estetico. Interpreta la situazione come una minaccia alla sopravvivenza.
Per questo aumentano la fame e i pensieri sul cibo. Per questo il cibo diventa più gratificante e più difficile da ignorare. Per questo molte persone iniziano a sentirsi stanche, irritabili, meno concentrate e sempre più ossessionate da ciò che possono o non possono mangiare.
È un meccanismo che conosciamo bene anche grazie al celebre Minnesota Starvation Experiment, che mostrò come la sottoalimentazione possa modificare profondamente il comportamento, l’umore e il rapporto con il cibo.
Il problema è che spesso, quando una dieta così restrittiva diventa insostenibile, la persona si sente in colpa. Pensa di aver fallito. Pensa di non avere abbastanza disciplina.
Ma molto spesso non è la persona a fallire.
È il metodo che chiede al corpo qualcosa che il corpo non è in grado di sostenere nel lungo periodo.
Per questo un percorso sano è quello che ti permetterà di stare meglio tra uno, cinque o dieci anni senza passare la vita a combattere contro la fame, contro il cibo e contro te.
Perché la salute non dovrebbe essere una gara di resistenza.

Dovrebbe essere una forma di cura. 🤍

20/06/2026

SONO COMPLETAMENTE D’ACCORDO.
Per anni ci hanno insegnato a diffidare dei nostri desideri alimentari.
Se vorresti un dolce, ti propongono yogurt greco, mandorle o qualche alternativa “più sana”. Ma le persone non sono formule matematiche.
A volte hai voglia di cioccolato semplicemente perché ti piace il cioccolato.
A volte desideri il pane perché il pane è buono.
A volte desideri un dolce perché è qualcosa che ti dà piacere.

E non c’è nulla di sbagliato in questo.
Certo, esistono situazioni in cui fattori fisiologici e nutrizionali possono influenzare appetito e preferenze alimentari. Ma ridurre ogni desiderio a una carenza o a un bisogno biologico rischia di semplificare eccessivamente qualcosa di molto più complesso.
Perché il cibo non è solo carburante.
Ma ascoltare un desiderio non significa mangiare automaticamente, ma provare a comprenderlo.
Soprattutto quando parliamo di fame emotiva.

Perché la fame emotiva non si risolve sostituendo il cioccolato con una manciata di mandorle.

Molto spesso richiede una domanda diversa:
“Cosa sto cercando davvero in questo momento?”

Forse conforto.
Forse una pausa.
Forse distrazione.
Forse affetto.
Forse semplicemente un momento per me.

La consapevolezza non nasce dal combattere continuamente i propri desideri.
Nasce dall’imparare ad ascoltarli senza giudizio e a capire quale bisogno stanno cercando di raccontarci.

19/06/2026

Una delle cose che mi colpisce di più è quante persone rinuncino ad andare in palestra non per mancanza di voglia, ma per paura di essere giudicate.
In studio sento spesso frasi come: “Ci andrò quando avrò perso qualche chilo”, oppure “Mi vergogno perché tutti mi guarderanno”. E ogni volta penso a quanto sia ingiusto che un luogo pensato per il benessere venga percepito da alcune persone come un posto ostile.
La verità è che chi vive in un corpo lontano dagli standard estetici spesso porta con sé anni di commenti, prese in giro, sguardi indesiderati e giudizi ricevuti a scuola, in famiglia, sui social o persino negli ambienti sanitari. Non è semplicemente timidezza. È il timore di rivivere esperienze che hanno lasciato un segno.
Eppure l’attività fisica non dovrebbe essere riservata a chi è già in forma. Non dovrebbe essere un premio da concedersi dopo aver raggiunto un certo peso. Dovrebbe essere accessibile a tutti, indipendentemente dalla taglia, dall’età o dal livello di allenamento.

La ricerca ci mostra che lo stigma legato al peso non motiva le persone a cambiare. Al contrario, è associato a una maggiore probabilità di evitare l’attività fisica, a una peggiore immagine corporea e a un maggior disagio psicologico. In altre parole, sentirsi giudicati non aiuta a stare meglio. Spesso produce l’effetto opposto.
Per questo credo che dovremmo costruire ambienti più accoglienti e meno giudicanti. E credo anche che chi trova il coraggio di entrare in palestra nonostante la paura meriti rispetto, non osservazioni.
Perché il primo giorno non è quello in cui dimostri qualcosa agli altri.

È quello in cui scegli di fare qualcosa per te stesso.
E questo, a volte, richiede molto più coraggio di quanto immaginiamo. 🤍

18/06/2026

“Peccato per questi chili di troppo, hai un bel viso.”

Molte persone ricordano questa frase per anni.

Perché non viene percepita come un insulto.

Viene percepita come una verità.

Una di quelle frasi che ti entrano dentro piano piano e che iniziano a modificare il modo in cui guardi te stesso.

Da quel momento non senti più:
“Hai un bel viso.”

Senti:
“Il tuo corpo è un problema.”

E così inizi a guardarti allo specchio cercando cosa correggere.

La pancia.
Le cosce.
Le braccia.
Il peso.

Come se il tuo valore fosse nascosto sotto qualche chilo da perdere.

Il problema è che questa idea è talmente diffusa da sembrare normale.

Ma non c’è nulla di normale nel far credere a una persona che la sua bellezza, la sua desiderabilità o persino il suo valore dipendano dalla dimensione del suo corpo.

Anche perché sappiamo che il peso corporeo è influenzato da decine di fattori: genetica, ambiente, farmaci, sonno, stress, condizioni mediche, storia di vita e molto altro.

E soprattutto sappiamo che il rispetto non dovrebbe essere una ricompensa per chi riesce a essere magro.

Le parole hanno un peso.

A volte molto più dei chili che crediamo di vedere negli altri.

E forse dovremmo smettere di fare complimenti che contengono una critica nascosta.

Perché nessuno dovrebbe sentirsi dire che sarebbe abbastanza… se solo fosse un po’ diverso. 🤍

17/06/2026

“Con l’alimentazione intuitiva e il pasto libero non perderai mai il grasso ostinato sull’addome.”
Forse il problema è che stiamo parlando di due obiettivi diversi. Perdere grasso corporeo e costruire un rapporto sano con il cibo non sono sempre la stessa cosa.
L’alimentazione intuitiva non nasce per ottenere addominali scolpiti. Nasce per aiutare le persone a riconnettersi ai segnali di fame e sazietà, ridurre il ciclo restrizione-abbuffata e migliorare il benessere psicologico legato al cibo.
Quindi chi segue l’alimentazione intuitiva e approcci sostenibili non è proprio concentrato sul grasso ostinato e le culotte de cheval.
Quando segui una dieta chiediti quanto puoi mantenere quello stile di vita, e quanto riesci senza vivere in guerra con il cibo.
La salute non è fatta solo di percentuale di massa grassa, ma anche di serenità, qualità della vita e libertà mentale.
E questi aspetti meritano di essere considerati tanto quanto le percentuali.

16/06/2026

Lista di santi e peccatori. La nutrizione sui social sta diventando sempre più simile a una religione.

Un giorno il pane bianco è veleno, il dopo la carne è un superfood specie-specifico, poi arriva la banana che improvvisamente “infiamma”, e infine l’avocado che diventa una sorta di farmaco naturale.

Nessun singolo alimento determina da solo il tuo stato infiammatorio.
Nessun singolo alimento determina da solo il tuo invecchiamento.
Nessun singolo alimento determina da solo la tua salute.

La ricerca scientifica ci mostra da decenni che ciò che conta davvero è il modello alimentare complessivo e lo stile di vita nel suo insieme.
Conta quanto movimento fai, quanto dormi, se fumi, quanto alcol consumi e conta la qualità generale della tua alimentazione: la presenza di fibre, legumi, frutta, verdura, cereali integrali e fonti proteiche adeguate.

Ma questo è meno affascinante di una lista di alimenti buoni e cattivi… ma si continua a vendere paura.

Perché la paura genera click, l’onestà no.

La scienza della nutrizione è una scienza, non una tifoseria.
E ogni volta che qualcuno trasforma un alimento in un demone o in un santo, probabilmente si sta allontanando dalla realtà biologica delle cose.
Stare bene non significa vivere nella paura del pane, ma costruire un’alimentazione equilibrata, varia e sostenibile nel tempo. È sicuramente molto meno spettacolare di quello che vediamo nei reel, ma è infinitamente più vicino alla vita vera. 🤍

15/06/2026

Negli ultimi anni il digiuno ad acqua è stato trasformato in una sorta di soluzione universale.

Dimagrisce.
Disintossica.
Rigenera.
Abbassa l’infiammazione.
Previene le malattie.
Allunga la vita.
Combatte il cancro.

Praticamente manca solo che trovi parcheggio al posto tuo.
La biologia umana è molto più complessa degli slogan che leggiamo sui social.
Ad oggi non esistono evidenze scientifiche solide che giustifichino le promesse miracolose che spesso accompagnano questi protocolli.
Quello che sappiamo è che digiuni prolungati possono comportare rischi, soprattutto se praticati senza supervisione medica: perdita di massa muscolare, ipotensione, capogiri, alterazioni elettrolitiche e peggioramento dello stato nutrizionale nelle persone più fragili.

Ma forse c’è una riflessione ancora più importante.

Perché siamo così attratti da queste promesse?

Forse perché ci piace credere che la salute possa arrivare da una soluzione estrema, veloce, quasi magica.
Quando invece le evidenze scientifiche continuano a dirci una cosa molto meno affascinante ma molto più vera: la salute si costruisce nella quotidianità.
Nel sonno.
Nel movimento.
Nelle relazioni.
Nella gestione dello stress.
Nell’alimentazione equilibrata.
Nelle cure mediche quando servono.

Non esistono scorciatoie che sostituiscano tutto questo.
E diffidate sempre di chi vi promette di guarire da tutto semplicemente smettendo di mangiare.

Indirizzo

Via Romolo Mori N. 32
Civitavecchia
00053

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