23/06/2025
Se le Sanzioni non arrivano dal governo, arriveranno dalle persone. Chiamiamole .
Per fermare il genocidio che Israele sta compiendo a Gaza. Per fermare il programma di deportazione dei palestinesi dal territorio occupato. Per fermare l'assedio della Cisgiordania, e il tentativo di annessione da parte dello stato ebraico. Per fermare le bombe sotto cui stanno morendo le persone, in Iran come in Israele, a causa della guerra criminale sferrata da Tel Aviv che sta trascinando la regione e il mondo intero sull’orlo dell’abisso nucleare.
I nostri governi pensano e dicono che quel lavoro sporco Israele lo sta facendo per noi. Per noi occidentali, europei, italiani: di nuovo ostaggio di una logica coloniale nei confronti del cosiddetto Medio Oriente. Da Gaza all’Iran.
Ebbene, non è vero: e vogliamo dirlo con tutta la nostra forza.
Oggi è il momento delle SANZIONI POPOLARI, di una presa di posizione da parte di cittadini e cittadine che il governo vorrebbe relegare ai margini.
NOI NON COMPRIAMO IL GENOCIDIO.
Facciamo pressione sui supermercati, sulle reti commerciali, in ogni punto della grande distribuzione organizzata. Invitiamo tutte e tutti a rilanciare questa immagine taggando sui social le pagine dei marchi e delle aziende.
Chiediamo loro di interrompere i rapporti commerciali con Israele finché non fermerà il genocidio, e non metterà fine alle continue patenti violazioni delle regole internazionali e del diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese.
Chiediamo che seguano l’esempio di Unicoop Firenze, che ha già eliminato i prodotti israeliani dai suoi supermercati.
Sosteniamo la campagna “Palestina in comune” (https://www.entiterritorialiperlapalestina.it/) promossa da 13 ong, che chiede agli enti locali di prendere posizione con decisioni concrete.
E chiediamo anche agli enti locali di non comprare prodotti israeliani e di sostenere le richieste di sanzioni popolari avanzate dai propri cittadini.
Uniti siamo una forza. Usiamo l’unica lingua che il potere capisce: quella del denaro e del mercato. Perché chi vende e compra prodotti israeliani oggi vende e compra il genocidio