22/08/2026
Oltre agli uomini, l’uomo ha ucciso il cibo!
Cibo vivo e cibo morto
L’uomo moderno tende a non considerare la profonda differenza che intercorre tra un cibo integro e vivo e uno lavorato e trasformato.
Da un punto di vista puramente nutrizionale, i chicchi di cereale non differiscono molto dalla farina, così come la frutta appena raccolta si assomiglia a quella in scatola. Questo perché proteine, carboidrati, lipidi, vitamine e sali minerali rimangono quasi gli stessi (a seconda, ovviamente, delle temperature e dei metodi di conservazione).
Tuttavia, esiste una grande differenza data dal contenuto di energia vitale. L’uomo, in quanto essere vivente, non si nutre soltanto di nutrienti chimici come vitamine, proteine e carboidrati, ma anche di energia vitale: il prana.
Quando mangiamo un frutto appena raccolto, non ne assimiliamo solo le sostanze nutritive, ma anche la sua vitalità, che lo rende appetibile e digeribile. Un cibo ricco di vita riempie di vita anche il nostro corpo e reintegra più facilmente l’energia spesa nella quotidianità.
Come ogni essere vivente, l'uomo ha bisogno di rigenerarsi. Per ricaricare le proprie "pile" e ricevere l'energia del pianeta, dell'aria e dell'acqua, non bastano un buon sonno ristoratore o relazioni sociali profonde: l'uomo ha bisogno di camminare a piedi nudi su un prato, bere acqua di fonte, amare... e mangiare cibo vivo.
Come "certificare" la vitalità di un cibo (o annunciarne la morte)
Esistono diversi fattori ben riconoscibili che permettono di valutare il livello di energia vitale di un alimento:
La capacità riproduttiva: La vitalità si esprime prima di tutto nel generare altra vita. Se mettiamo nella terra una patata o un chicco di grano, questi riprenderanno il loro ciclo vitale; al contrario, un pezzo di pane, una marmellata o una porzione di polenta non potranno mai farlo.
Il tempo trascorso dalla raccolta: Nel momento in cui un frutto viene staccato dalla pianta o una verdura viene colta dal terreno, inizia gradualmente a perdere la sua energia vitale (prana). Non possiamo pretendere di trovare vita in un alimento conservato per mesi o per anni.
Il metodo di conservazione: L’essiccazione, ad esempio, riesce a mantenere buona parte dell’energia vitale. La surgelazione o, peggio ancora, l’inscatolamento nella maggior parte dei casi uccidono l’alimento.
Il sistema di cottura: In linea di principio, il calore distrugge la vitalità dei cibi, e alcuni metodi sono più aggressivi di altri. Pensiamo al microonde o al forno di casa, per non parlare dei forni industriali che raggiungono facilmente i 380-400 °C: in questo caso il cibo non è solo morto, ma ha subito una vera e propria cremazione mai chiesta.
Le qualità organolettiche: Il profumo, il colore e il sapore sono chiari indicatori di freschezza e si deteriorano rapidamente con la perdita di vitalità. Se a occhi chiusi non riesci a distinguere una mela da un pomodoro attraverso il profumo, significa che non stai mangiando né una mela né un pomodoro davvero vivi.
La classificazione degli alimenti in base all'energia vitale
Prendendo in considerazione questi fattori, possiamo classificare gli alimenti in quattro categorie, in ordine decrescente di energia vitale:
Cibi vivi superiori: Forniscono più energia vitale di quanta ne richiedano per essere digeriti e assimilati. Sono in assoluto i migliori per la salute: frutta e verdura fresca, centrifugati freschi, germogli, uova di giornata, legumi e cereali stufati, pane integrale a lievitazione naturale, yogurt e latte appena munto, creme e formaggi freschi, semi oleaginosi.
Cibi sopravvissuti: Forniscono approssimativamente la stessa quantità di energia vitale necessaria al corpo per digerirli e assimilarli: latte fresco, uova di qualche giorno, miele, olio extravergine d'oliva, verdure stufate, cereali e legumi cotti, b***o, pasticceria fatta in casa, farine integrali consumate entro 10 giorni dalla macinazione.
Cibi "in via di morte": Dispongono di poca energia vitale; di conseguenza, l'organismo ne consuma più di quanta ne riceva. Tra questi troviamo: carne, pesce, formaggi fermentati, latte bollito, marmellate, zucchero integrale, pane bianco.
Cibi "scientificamente" morti: Sono del tutto privi di energia vitale e richiedono solo un dispendio energetico da parte dell'organismo, senza dare nulla in cambio. Tra questi: conserve alimentari, margarine, pasticceria industriale, alcolici e superalcolici, caffè, cioccolato, zucchero bianco, pasta e farine industriali, pizza, carni lavorate.
Conclusione
Quale lezione possiamo trarre? Sicuramente l'ideale è mantenere un'alimentazione ben bilanciata. Poiché solitamente sulle nostre tavole prevalgono i cibi meno vitali, diventa fondamentale integrare quotidianamente buone porzioni di alimenti vivi.
In un'ottica a lungo termine, è opportuno ridurre gradualmente i cibi "morti" che consumano le nostre risorse energetiche senza nutrirci davvero. Una dieta basata su queste semplici indicazioni mostrerà i suoi frutti in tempi brevi: il corpo ritroverà vigore, il sistema immunitario si rafforzerà e si noterà un netto incremento delle abilità fisiche e mentali, accompagnato da entusiasmo, positività e una profonda carica vitale.