08/06/2026
È una frase che rimbalza ovunque, specialmente il lunedì mattina o dopo le vacanze: “Ho fatto schifo.”
Ogni volta che la sento, provo una stretta al cuore. Mi fa pensare a quanto siamo diventati spietati con noi stessi. Perché quella frase non parla davvero di cibo, di un dolce o di un aperitivo di troppo. Parla di un giudizio. Di un righello rigido con cui misuriamo la nostra esistenza, inseguendo un’idea di perfezione che qualcuno, un giorno, ci ha convinto di dover raggiungere.
Ma proviamo a fermarci un secondo.
Davvero esistere significa calcolare ogni minimo passo?
Davvero un piatto in più può definire quanto vali come persona?
La risposta è no.
Non siamo nati per essere perfetti o per funzionare come macchine. Siamo fatti per vivere, adattarci, sperimentare e, sì, anche per esagerare ogni tanto.
Quindi no, non hai fatto schifo. Hai vissuto. Hai scelto, hai assaporato, hai condiviso del tempo e delle emozioni. Magari hai superato il limite? Succede, fa parte del gioco.
Il vero problema non è mai quello che hai mangiato, ma il modo in cui ti racconti ciò che hai fatto. Perché se ogni sgarro diventa una colpa da espiare, ti stai dichiarando guerra da sol*. E da una guerra contro se stessi non si esce mai vincitori, né in equilibrio.
Proviamo a cambiare le parole che usiamo:
👉 “In questi giorni mi sono goduto il momento.”
👉 “Ho vissuto un’eccezione alla regola.”
👉 “Ora ritorno, con calma, a prendermi cura di me.”
Senza punizioni. Senza etichette cucite addosso.
La salute e il benessere non si costruiscono in un fine settimana. E, soprattutto, non si distruggono in due giorni. Il benessere si coltiva nel tempo, un passo alla volta. Con costanza, certo, ma anche con una grande dose di umanità e di sana “imperfezione”.
Se anche tu ti sei dett* “ho fatto schifo” dopo un momento di festa, forse è arrivato il momento di cambiare vocabolario. Non per trovare scuse, ma per iniziare a trattarti finalmente in modo giusto.
💬 Ti è mai capitato di cadere in questa trappola mentale?
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