05/09/2026
La storia di Marina
Il primo segnale è stato un forte dolore al petto, una notte di marzo 2018. Poche settimane dopo è arrivata la diagnosi: tumore al polmone inoperabile, adenocarcinoma in stadio III A, con riarrangiamento del gene ALK — una forma che colpisce spesso persone giovani, in buona salute e non fumatrici. Avevo 34 anni.
Nei pazienti giovani i sintomi vengono spesso sottovalutati, con diagnosi tardive o errate. Il mio dolore era dovuto all’infiltrazione pleurica: i polmoni non hanno recettori del dolore, per questo i segnali compaiono tardi. Sono grata al mio medico di base per aver richiesto una radiografia dopo aver escluso una causa muscolare. Il dolore toracico è comune e spesso innocuo, ma quando qualcosa non convince è essenziale farsi visitare e chiedere ulteriori accertamenti.
Non rientravo nei criteri per le terapie mirate allora disponibili, quindi ho seguito chemioterapia, radioterapia e una resezione del lobo medio. L’intervento è stato tentato perché ero giovane e in buona salute; un secondo parere confermava lo stesso approccio. Ho affiancato anche terapie complementari.
Dopo quasi quattro anni di controlli, con grande sorpresa sono rimasta incinta: durante i trattamenti avevo ricevuto Zoladex per proteggere le ovaie, e oggi abbiamo una bambina sana di due anni. So quanto sia raro: molte giovani pazienti ricevono la diagnosi in stadio IV e la gravidanza è spesso sconsigliata, perché i TKI possono essere dannosi per il feto.
Nel luglio 2022 le TAC hanno mostrato una recidiva in quattro sedi. Ho iniziato una terapia mirata orale ad agosto: sapevo che il rischio era elevato, ma la notizia è stata comunque uno shock. Oggi sto bene con l’Alectinib, nonostante la stanchezza, alcuni effetti collaterali e due ricoveri per polmonite. Le terapie mirate hanno trasformato la storia clinica dei pazienti: prima o poi emergerà resistenza, ma spero esisterà un nuovo farmaco disponibile o in sperimentazione. Continuo a credere nella ricerca e nella possibilità di una svolta.
Essere un giovane paziente con tumore al polmone è un’esperienza isolante, aggravata dallo stigma. La malattia è spesso invisibile: la terapia mirata permette una vita apparentemente normale, ma il mondo cambia radicalmente e si vive di controllo in controllo, con stanchezza e limiti che richiedono nuove priorità.
Nonostante la malattia sia molto aggressiva, la consapevolezza pubblica resta bassa. Serve più visibilità, più ricerca, trattamenti più efficaci e, in definitiva, più vita.
Fonte https://ilcc.ie/shared-stories/patient-stories/