11/07/2026
𝗕𝗮𝗿𝘁𝗼𝗹𝗼𝗺𝗲𝗼 𝗔𝗶𝗺𝗼, 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹'𝗜𝘇𝗼𝗮𝗿𝗱 𝘀𝗶 𝘃𝗶𝗻𝘀𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗮 𝗽𝗶𝗲𝗱𝗶
Il 9 luglio 1925 il Tour de France propone una delle tappe più dure della sua storia, la tredicesima frazione da Nizza a Briançon, lunga ben duecentosettantacinque chilometri e disegnata attorno a tre colossi alpini: il Col d'Allos, il Col de Vars e il temuto Col d'Izoard. Sotto una pioggia fredda e battente, il piemontese Bartolomeo Aimo si trova costretto ad affrontare a piedi un tratto sterrato e impraticabile della salita, spingendo la propria bicicletta lungo il percorso. Un'immagine che è rimasta impressa nella memoria storica del grande ciclismo.
Nonostante quella difficoltà, Aimo riesce a passare per primo sia sul Col de Vars sia sul Col d'Izoard, costruendo così il vantaggio decisivo che lo porterà al traguardo di Briançon in testa alla corsa. Il ciclista piemontese, all'epoca già trentacinquenne e con una lunga carriera alle spalle, taglia il traguardo con quasi dieci minuti di vantaggio sullo stesso Ottavio Bottecchia, che quell'anno si aggiudicherà comunque la vittoria finale del Tour. Per Aimo si tratta di uno dei successi più prestigiosi della carriera, arrivato al termine di una delle tappe più selettive mai disputate nella storia della corsa.
Quella vittoria consegna ad Aimo anche il terzo posto nella classifica generale finale di quell'edizione, un risultato che bisserà l'anno seguente proprio sulla stessa tappa alpina. Nato a Virle Piemonte nel 1889, Aimo rappresenta ancora oggi un simbolo del ciclismo eroico, capace di trasformare le difficoltà più estreme in imprese memorabili. La sua storia racconta perfettamente lo spirito di un'epoca in cui il Tour de France era anche una sfida contro la natura, prima ancora che contro gli avversari in gruppo.
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