Dr. Andrea Testa - studio Testapsicologia

Dr. Andrea Testa - studio Testapsicologia Psicologia del Benessere, psicoterapia, ipnosi clinica, terapia della famiglia, terapia forestale, psicodramma.

Esperto psicologia sistemico-relazionale
Master in ipnositerapia e psicoterapia eriksoniana - Società Italiana di Ipnosi
Master in ipnositerapia - Centro CIICS di Torino
Conduttore Terapia Forestale
Conduttore psicodramma analitico

Ricevimento: Dogliani (cn) - vicolo Pizzorno, 1
Consulenze On-Line

"Posso sentirmi colpevole per il passato, apprensivo riguardo al futuro, ma posso agire solo nel presente."Abraham Maslo...
16/06/2026

"Posso sentirmi colpevole per il passato, apprensivo riguardo al futuro, ma posso agire solo nel presente."
Abraham Maslow ci ricorda che la capacità di abitare il momento presente non è un lusso né una pratica riservata a pochi: è una componente fondamentale del benessere mentale.
Non si tratta di ignorare ciò che è stato o di smettere di progettare ciò che verrà. Si tratta di riconoscere che l'unico spazio in cui possiamo davvero fare qualcosa è qui, adesso.

Quanto spazio occupa il presente nella tua giornata?

“Cerca di accettarti così come sei.Non cambiare per piacere agli altri.Chi ti ama, accarezzerà le tue insicurezze.Chi vo...
15/06/2026

“Cerca di accettarti così come sei.
Non cambiare per piacere agli altri.
Chi ti ama, accarezzerà le tue insicurezze.
Chi vorrà starti accanto si accoccolerà alle pieghe della tua anima.
Sii te stesso(a) sempre.
Fatti un dono vero, resta come sei…”

Alda Merini

Un post di stretta attualità di un noto e stimato collega
15/06/2026

Un post di stretta attualità di un noto e stimato collega

Deve essermi sfuggito qualcosa. Forse una scoperta scientifica rivoluzionaria capace di riscrivere ciò che sappiamo sull’orientamento sessuale. Perché sento ripetere sempre più spesso che l’omosessualità sarebbe una scelta, una preferenza personale, qualcosa che si decide come si decide tra il mare e la montagna.

A sostenerlo, però, non sono ricercatori che portano nuove evidenze. Sono quasi sempre persone che confondono le proprie convinzioni con la realtà. Eppure la comunità scientifica è chiara da decenni: l’American Psychiatric Association ha rimosso l’omosessualità dai disturbi mentali nel 1973, l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha eliminata dall’elenco delle malattie nel 1990 e l’American Psychological Association definisce l’orientamento sessuale come un modello relativamente stabile di attrazioni emotive, romantiche e sessuali.

La parte più interessante, però, non riguarda l’omosessualità. Riguarda noi. Riguarda la crescente abitudine a pensare che i fatti possano essere adattati alle nostre idee. Se una realtà ci disturba, la ridefiniamo. Se una conoscenza consolidata entra in conflitto con la nostra visione del mondo, allora mettiamo in discussione la conoscenza.

La libertà di avere opinioni diverse è un valore che va difeso sempre. Ma esiste una differenza sostanziale tra il diritto di esprimere un’opinione e la pretesa di trasformarla in un fatto.

Per questo, quando qualcuno sostiene che l’omosessualità sia una scelta, c’è una domanda molto semplice da fare: «Tu quando hai scelto di essere eterosessuale?». È spesso in quel momento che il ragionamento si inceppa.

Perché l’orientamento sessuale non si sceglie come si sceglie un gelato. E negarlo non è una posizione culturale. È semplicemente ignorare ciò che sappiamo.

"Ci sono un sacco di persone in questo mondo che passano così tanto tempo a controllare la propria salute che non hanno ...
14/06/2026

"Ci sono un sacco di persone in questo mondo che passano così tanto tempo a controllare la propria salute che non hanno più il tempo per godersela."
(Josh Billings)

"La versione di Fenoglio"(Gianrico Carofiglio)
13/06/2026

"La versione di Fenoglio"
(Gianrico Carofiglio)

12/06/2026

"Non c'è barriera, lucchetto o bullone che possa fermare la libertà della mia mente."Virginia WoolfUna frase che, a dist...
11/06/2026

"Non c'è barriera, lucchetto o bullone che possa fermare la libertà della mia mente."
Virginia Woolf
Una frase che, a distanza di quasi un secolo, non ha perso nulla della sua forza.

Virginia Woolf l'ha scritta in un'epoca in cui alle donne erano preclusi l'università, la proprietà, la voce pubblica, eppure individuava nella mente lo spazio che nessuna norma e nessun pregiudizio poteva davvero raggiungere.

In psicologia sappiamo che questa libertà interiore non è scontata, e che costruirla richiede lavoro, consapevolezza, a volte coraggio. Le barriere più difficili da aprire non sono sempre quelle fuori di noi.
Ma il punto di partenza è riconoscere che quello spazio esiste, che ci appartiene e che nessuno può toglierlo senza il nostro permesso.

Il tuo capo è un incompetente?Se ti è mai capitato di lavorare in un team preparato e competente, con un responsabile ch...
10/06/2026

Il tuo capo è un incompetente?
Se ti è mai capitato di lavorare in un team preparato e competente, con un responsabile che sembrava l'unico a non esserlo, sappi che non sei solo e che esiste persino una teoria che lo spiega.

Negli anni '60 il ricercatore Laurence J. Peter formulò, con tono volutamente ironico, quello che chiamò il Principio di Peter: "In un'organizzazione gerarchica, ogni dipendente tende a essere promosso fino a raggiungere il proprio livello di incompetenza."

Una provocazione, certo, ma che fotografa qualcosa di riconoscibile. Un bravo venditore scala posizioni, diventa supervisore, poi manager, poi direttore commerciale, finché arriva a un ruolo per cui non ha più le competenze giuste. È ancora un ottimo venditore, ma gestire budget, motivare un team e ragionare in modo strategico sono capacità diverse, che nessuno gli ha mai chiesto di avere.

Il paradosso è che, una volta arrivato lì, ci rimane. Le aziende promuovono per meriti, ma non hanno meccanismi efficaci per gestire il momento in cui quei meriti non bastano più.
E a pagarne il prezzo sono spesso le persone che stanno sotto, competenti e bloccate da decisioni calate dall'alto.

Non si può ovviamente generalizzare, e il principio nasce con una buona dose di umorismo. Ma il fenomeno che descrive, almeno in parte, molti di noi lo hanno visto da vicino.

"Una mamma ce la fa sempre."Si dice per incoraggiare, per chiudere un discorso difficile con una nota di ottimismo. Ma s...
09/06/2026

"Una mamma ce la fa sempre."
Si dice per incoraggiare, per chiudere un discorso difficile con una nota di ottimismo. Ma spesso produce l'effetto opposto: tappa la bocca, isola, e trasforma qualsiasi ammissione di fatica in qualcosa di cui vergognarsi, costringendo a rispondere con un automatico "va tutto bene" anche quando non è così.

I fatti di cronaca, i dati sulla depressione post partum e la normale esperienza quotidiana ci raccontano qualcosa di diverso: una mamma non ce la fa sempre, e non per questo è meno madre né meno brava. La difficoltà non è un difetto di fabbrica, è parte dell'esperienza.
Eppure esistono frasi, dette spesso alla leggera e con buone intenzioni, che finiscono per costruire un muro intorno a chi sta faticando. "Goditeli che dopo è peggio", "pensa ai bambini malati", "hai voluto la bicicletta ora pedala": frasi che trasformano la stanchezza in colpa e il bisogno in debolezza, una sull'altra, senza che quasi ce ne accorgiamo.
Quando qualcuno dice di essere esausto, sta dicendo esattamente quello: che è esausto, non che non ami i propri figli, non che sia una cattiva genitore, non che stia cercando pietà.
Sta solo nominando quello che sente, e nominarlo è già un atto di coraggio.

Cosa si può fare, allora? Ascoltare davvero, senza liquidare con una frase fatta. Dire "deve essere difficile, sarai molto stanca" invece di "ce la farai, una mamma ce la fa sempre". Aiutare in modo concreto, se si è in grado, perché un gesto vale più di mille parole di conforto.

E se si vede qualcuno in vera difficoltà, non fare finta di nulla: suggerire un supporto professionale, in certi momenti, può fare la differenza.

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