25/09/2026
✋🏼ABUSO🎙️
Parliamone. Perché il silenzio protegge chi fa del male, non chi lo subisce.
Come consulente sessuale, una delle domande che mi vengono rivolte più spesso — a volte da genitori, a volte da persone adulte che stanno rielaborando qualcosa vissuto anni prima — è: “Come faccio a riconoscerlo? E come faccio a proteggermi o a proteggere chi amo?”
L’abuso sessuale non è sempre quello che vediamo nei film: un estraneo, il buio, la violenza fisica evidente. Nella maggior parte dei casi chi abusa è una persona conosciuta e fidata — un familiare, un partner, un amico, una figura autorevole. Questo rende tutto più complicato da riconoscere e da raccontare, ma non meno reale.
Alcuni punti fermi da cui partire:
🔹 Il consenso deve essere libero, consapevole, specifico e revocabile in ogni momento — non è mai implicito, non è mai scontato, non è mai “dovuto”.
🔹 Chi subisce un abuso non ha MAI colpa, indipendentemente da cosa indossava, dove si trovava, cosa aveva bevuto o come si è comportato prima.
🔹 Il corpo può reagire fisiologicamente durante un’aggressione anche senza desiderio o consenso: questo non significa “consenso” e non deve mai essere motivo di vergogna.
🔹 Riconoscere segnali di disagio, isolamento improvviso, cambi di comportamento in una persona cara è un primo passo importante — ma la richiesta di aiuto va sempre accolta senza giudizio, con ascolto e pazienza.
Prevenire significa anche costruire, fin da piccoli, un’educazione al consenso, ai confini personali e al rispetto reciproco. E significa, da adulti, sapere dove trovare aiuto e non sentirsi mai soli nel chiederlo.
Se questo post ti ha toccato in qualche modo, sappi che parlarne — con un professionista, un centro antiviolenza, una linea di ascolto — è un atto di cura verso te stesso, non un peso da portare da solo.
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