27/11/2021
Quando un giorno, ormai lontano, un professore della mia facoltà a lezione ci disse che la medicina è “arte medica” rimasi molto perplessa. Lo ricordo come fosse ieri. Continuava a parlare ma io ero rimasta col pensiero a quell’espressione, che lui aveva provato a spiegare e per me continuava a non avere alcun senso. Anzi, mi sembrava sminuisse tutto il castello che una pischella di 19 anni, gasatissima dopo aver vinto un concorso difficile per poter intraprendere i suoi lunghi studi, sognava e riempiva di aspettative. Ma come, io faccio La Scienza tra le scienze e questo la appella come “arte”? Sì. Una pischella arrogante.
Più volte nel corso degli anni mi è tornata alla mente ‘arte medica’. Senza una risposta.
La medicina è scienza ma è anche arte. E le cose possono coesistere. Avevo una visione del tutto dicotomica e basata su “opposti”. La vita e il lavoro mi hanno insegnato che non è tutto bianco o nero. Ci sono così tante sfumature che è un peccato perdersele.
Anche la medicina può non essere sempre una scienza perfetta. Il che non significa che non bisogna fidarsene, anzi ci salva costantemente. Semplicemente l’uomo non è perfetto. Ed esiste una variabilità individuale tanta quanti miliardi di persone esistono sulla faccia del pianeta. Tante cellule per quante stelle ci sono e non conosciamo nell’Universo. Da quando è nata la vita sulla Terra e fino alla fine dei tempi ci sono stati, ci sono, ci saranno infiniti DNA, cromosomi, geni, alleli.
Così ogni organismo vivente, ogni caso clinico, ogni patologia, ogni connessione cerebrale di un essere umano sarà sempre diversa da quella di un altro e avverrà in un modo differente, non meno importante di un'altra.
In questa colossale, spaventosa, affascinante diversità, non esistono l’onnipotenza e l’onniscienza che noi medici tanto desidereremmo avere e noi pazienti ricevere.
Esistono, invece, le grandiose doti di umanità, onestà intellettuale, empatia, colpo di genio, intuito che, con scienza e coscienza, ogni medico può, grazie alla sua arte affinata col tempo ed esperienza, applicare a ciascun paziente, rendendolo ‘speciale’, un caso a sè stante, unico, ogni volta.
Viceversa, si potrebbe dire della musica. La musica si identifica tra le arti per eccellenza, cosa esiste di più imprevedibile e soggettivo dell’ingegno artistico musicale? Eppure la musica è basata su note e spartiti, ha un profondo rapporto con la scienza della matematica, riconosciuto dall’antichità. 2+2 farà sempre 4, le note sono sempre state sette, ma la musica è sempre diversa.
Quando non riuscivo a spiegarmi il mio bianco/nero interiore, perché potessi avere un approccio tanto pragmatico e scientifico ma, al tempo stesso, fossi profondamente attratta dall’Arte che, in varie forme, coltivo nel tempo libero, avvertivo un sento di inadeguatezza e ‘incoerenza’, come se nella vita bisognasse per forza scegliere da che parte stare.
Finalmente ho afferrato l’essenza della mia di ‘arte medica’. Ne sono arricchita, innamorata, il lavoro diventa dedizione, parte di te che puoi donare al di fuori di te.
Mi risuonano le parole della Sig.ra Luciana: “Dottoressa si vede che lei fa questo lavoro per passione.”
Anche questo l’ho capito solo oggi. E sono molto fortunata.
Grazie Luciana.