11/09/2026
Premessa: nella vita non sopporto la superficialità e il pressappochismo mi irrita. Mi infastidisce quando qualcuno parla senza ascoltare, quando si fanno domande senza essere realmente interessati alla risposta, quando si sta in relazione con qualcuno per ruolo o per dovere.
Poi, fortunatamente mi ritrovo a vedere l'altra faccia della medaglia. Lavoro con persone adulte con disabilità intellettiva e oggi, appena ho chiuso la porta per cominciare un incontro di musicoterapia, una di loro mi dice:
«Oggi pomeriggio fiera.»
Io rispondo: «Wow! Ma ci andate?»
«Sì.»
«E cosa c'è di bello alla fiera?»
Silenzio.
Ripeto la domanda. Mi interessa davvero quello che mi vogliono raccontare per di più spontaneamente.
Passa un po' di tempo.
«La piada.» 🫠
E poi un'altra voce:
«La salsiccia.» 🫠🫠
E a me, ogni volta, si stringe il cuore come se fosse il primo giorno di lavoro.
In quel preciso istante non avevo fretta di completare una frase, suggerire una risposta o di interpretare ciò che volevano dirmi. Ed io che non sopporto la superficialità mi trovo davanti a persone che mi insegnano quanto possa essere profonda e autentica una relazione costruita su cose semplicissime: una domanda, un silenzio e una risposta.
Lavorare nel campo socio-sanitario non è una vocazione. È un lavoro. Una professione. Ma saper entrare in relazione con l'altro in maniera adeguata, rispettosa e autentica credo sia qualcosa di profondamente appagante.
Credo inoltre che lasci un segno sia da una parte sia dall'altra. ❤️