Valeriano Maranti - Massaggiatore

Valeriano Maranti - Massaggiatore Massaggiatore abilitato come "Operatore delle Tecniche Decontratturanti, Antistress e Sportive" offre servizi a domicilio e in sede.

27/03/2026

Le tecnologie ad energia libera occultate per mantenerci schiavi.

Nei lontani anni intorno al 1880, le riviste commerciali delle scienze elettriche stavano predicendo“l’elettricità gratis” nel prossimo futuro.

Incredibili scoperte riguardo la natura dell’elettricità stavano divenendo di dominio pubblico. Nikola Tesla stava dimostrando “l’illuminazione senza fili” (wireless lighting) ed altre meraviglie associate alle correnti ad alta frequenza.

C’era eccitazione riguardo al futuro come mai prima. Entro 20 anni, ci sarebbero state automobili, aeroplani, film, musica registrata, telefoni, radio e macchine fotografiche pratiche. L’Età Vittoriana stava cedendo il passo a qualcosa di completamente nuovo. Per la prima volta nella storia, le persone comuni furono incoraggiate a prevedere un futuro utopistico, pieno di abbondanti trasporti e comunicazioni moderne, come lavoro, casa e cibo per ognuno. La malattia sarebbe stata sconfitta e così la povertà. La vita stava migliorando e adesso, ognuno si accingeva ad avere “un pezzo della torta”.

Allora, cosa accadde? Nel mezzo di questa esplosione tecnologica, dove andò la conquista energetica? Tutto questo eccitamento riguardo “l’elettricità gratis”, poco prima dell’inizio del secolo scorso, fu solo un bel sogno che la “scienza reale” confutò?...



Attualmente, la risposta a questa domanda

è NO

Infatti è vero l’opposto. Tecnologie energetiche spettacolari furono sviluppate insieme alle altre conquiste. Sin da allora, sono stati sviluppati diversi metodi per produrre una grande quantità di energia ad un costo estremamente basso. Comunque, nessuna di queste tecnologie ha raggiunto il “libero” mercato come articolo in vendita. Il perché questo è vero sarà discusso con precisione tra breve. Ma prima, vorrei descrivervi una breve lista di tecnologie a “energia libera” (free energy) di cui sono attualmente a conoscenza e che sono provate oltre ogni ragionevole dubbio. La caratteristica comune che unisce tutte queste scoperte, è che utilizzano una piccola quantità di una forma di energia per controllare o rilasciare una grande quantità di differenti tipi di energia. Molte di queste sfruttano in qualche modo il campo eterico fondamentale: una fonte di energia convenientemente ignorata dalla scienza “moderna”.

Energia Radiante

La Trasmittente Moltiplicatrice (Magnifying Transmitter) di Nikola Tesla, il Dispositivo a Energia Radiante di T. Henry Moray, il motore EMA di Edwin Gray e la macchina Testatika di Paul Baumann, si basano tutte sull’Energia Radiante. Questa forma naturale di energia può essere raccolta direttamente dall’ambiente (erroneamente chiamata elettricità “statica”) o estratta dall’elettricità ordinaria con il metodo chiamato “frazionamento” (fractionation). L’Energia Radiante può compiere le stesse meraviglie dell’elettricità ordinaria, a meno dell’ 1% del costo. Comunque, non si comporta esattamente come l’elettricità e ciò ha contribuito all’incomprensione della comunità scientifica su di essa. La Comunità di Methernitha in Svizzera,attualmente ha 5 o 6 modelli auto-funzionanti senza combustibile di dispositivi che sfruttano quest’energia.

Magneti Permanenti

Il Dott. Robert Adams (NZ: Nuova Zelanda) ha sviluppato dei disegni stupefacenti di motori elettrici, generatori e caloriferi che funzionano con i magneti permanenti. Una tale apparecchiatura utilizza 100 watt dielettricità dalla fonte, genera 100 watt per ricaricare la fonte stessa e produce oltre 140 BTU di calore in 2minuti! Il Dott. Tom Bearden (USA) ha due modelli funzionanti di un trasformatore elettrico spinto da un magnete permanente. Lui usa un input elettrico di 6 watt per controllare il percorso di un campo magnetico proveniente da un magnete permanente. Dirigendo il campo magnetico prima ad una bobina di output e poi ad una seconda bobina di output e facendolo ripetutamente e rapidamente, in un modo a “Ping Pong”, il dispositivo può produrre 96 watt di elettricità in uscita, senza parti mobili. Barden chiama il suo dispositivo Generatore Elettromagnetico senza Moto o MEG (Motionless Electromagnetic Generator). Jean-Louis Naudin ha duplicato il dispositivo di Bearden in Francia. I principi per questo tipo di dispositivo, furono scoperti per primo da Frank Richardson (USA) nel 1978. Troy Reed (USA) ha un modello funzionante di uno speciale ventilatore magnetizzato che scalda con la propria rotazione. Consuma esattamente la stessa quantità di energia per girare sia che generi calore o no. Oltre queste scoperte, diversi inventori hanno identificato meccanismi funzionanti che producono coppia motore solo da magneti permanenti.

Caloriferi Meccanici

Ci sono due classi di macchine che trasformano una piccola quantità di energia meccanica in una grande quantità di calore. Il migliore di questi semplici disegni meccanici è il sistema di Cilindri Rotanti disegnato da Frenette (USA) e Perkins (USA). In queste macchine, un cilindro viene ruotato all’interno dell’altro con circa1/8 di pollice di spazio tra di essi. Questo spazio è riempito con del liquido come acqua od olio ed è questo fluido che produce calore con la rotazione del cilindro interno. Un altro metodo utilizza magneti montati suuna ruota per produrre una grande rotazione di correnti in un piatto di alluminio, causando il rapido riscaldamento dell’alluminio stesso. Questo calorifero magnetico è stato dimostrato da Muller (Canada), Adams (NZ) e Reed (USA). Tutti questi sistemi possono produrre dieci volte più calore dei metodi tradizionali che utilizzano la stessa quantità di energia in entrata.

Elettrolisi Super Efficiente

L’acqua può essere separata in Idrogeno e Ossigeno utilizzando elettricità. I libri di chimica tradizionali affermano che questo processo richiede più energia di quanta può essere recuperata quando i gas vengono ricombinati. Questo è vero soltanto nei peggiori dei casi. Quando l’acqua viene colpita con la sua stessa frequenza di risonanza molecolare, utilizzando un sistema sviluppato da Stan Meyers (USA) e recentemente di nuovo dalla Xogen Power, essa collassa in Idrogeno e Ossigeno con un input elettrico molto piccolo. Anche utilizzando differenti elettroliti (addittivi che migliorano la conducibilità dell’acqua), l’efficienza del processo cambia drammaticamente. È anche risaputo che certe strutture geometriche e trame di superficie lavorano meglio di altre. L’implicazione è che un’illimitata quantità di carburante di Idrogeno può essere prodotta per far funzionare motori (come nella vostra macchina) al costo dell’acqua. Ancor più sorprendente è il fatto che una speciale lega di metallo, brevettata da Freedman (USA) nel 1957, scinda spontaneamente l’acqua in Idrogeno e Ossigeno senza alcun input elettrico esterno e senza causare alcun cambiamento chimico nel metallo stesso. Questo significa che questa lega speciale può produrre Idrogeno dall’acqua perniente, per sempre.

Motori a Turbina ad Implosione

Tutti i maggiori motori industriali utilizzano la liberazione di calore per causare espansione e la pressione per convertire il lavoro, come nel motore della vostra automobile. La natura utilizza il processo opposto di raffreddare per causare aspirazione e di produrre il vuoto per produrre lavoro, come in un tornado. Viktor Schauberger (Austria), fu il primo a costruire modelli funzionanti di Motori ad Implosione negli anni 30 e 40 del 1900. Sin da allora, Callum Coat ha pubblicato estensivamente il lavoro di Schauberger nel suo libro“Living Energies” (Energie Viventi) e di conseguenza un numero di ricercatori ha costruito modelli funzionanti di Motori a Turbina ad Implosione. Questi rappresentano motori senza carburante che producono lavoro meccanico ricavato da energia che accede dal vuoto. Ci sono anche molti disegni più semplici di motori che utilizzano movimenti a vortice per fornire una combinazione di gravità e forza centrifuga per produrre un moto continuo nei fluidi.

Fusione Fredda

Nel Marzo 1989, due Chimici della Brigham Young University nello Utah (USA), annunciarono di averprodotto una reazione di fusione atomica in una semplice apparecchiatura da tavolo. Le affermazioni furono“ridimensionate” entro 6 mesi e il pubblico p***e interesse. Ciò nonostante, la Fusione Fredda è molto reale. Non solo è stata documentata ripetutamente una produzione di calore in eccesso, ma è stata catalogata anche una trasmutazione a bassa energia di elementi atomici, che coinvolge dozzine di differenti reazioni! Questa tecnologia può certamente produrre energia a basso costo ed altri importanti risultati nei processi industriali.

Pompe di Calore ad Assistenza Solare

Il frigorifero nella vostra cucina è l’unica “macchina free energy” che attualmente possedete. È una p***a di calore elettrica. Utilizza un’unità di energia (elettricità) per muovere tre unità di energia (calore). Questo gli da un “Coefficiente di prestazione” (COP) di circa 3. Il vostro frigorifero usa un’unità di elettricità per p***are tre unità di calore dall’interno all’esterno del frigorifero. Questo è il suo tipico utilizzo, ma è il modo peggiore di utilizzare la tecnologia. Ecco perché. Una p***a di calore p***a calore dalla fonte di calore al luogo che lo assorbe. La fonte dovrebbe ovviamente essere CALDA e il luogo di assorbimento dovrebbe ovviamente essere FREDDO per far si che questo processo funzioni al meglio. Nel frigorifero la fonte di calore è dentro la macchina che è FREDDA e il luogo di assorbimento del calore è la temperatura dell’aria della vostra cucina, che è più calda della fonte. Questo è il motivo per cui il COP rimane basso.Ma questo non è vero per tutte le pompe di calore. COP da 8 a 10 vengono raggiunti facilmente con le pompe di calore ad assistenza solare. In questo tipo di dispositivo, una p***a di calore ricava calore da un collettore solare e lo scarica in un grande assorbitore sotterraneo, che rimane a circa 13° C.

Nel processo viene estratta energia meccanica . Questo processo è equivalente ad un motore a vapore che estrae energia meccanica tra il boiler ed il condensatore, eccetto che utilizza un liquido che “bolle” ad una temperatura molto più bassa dell’acqua. Un sistema di questo tipo testato negli anni 70, ha prodotto 350 hp, misurati con un dinamometro, in un motore appositamente disegnato con appena 9 m2 (100 square-feet) di collettore solare (questo NON è il sistema promosso da Dennis Lee). Questo sistema ha prodotto 17 volte più energia di quella necessaria per farlo funzionare! Potrebbe dare energia ad un piccolo quartiere dal tetto di tubi caldi di un gazebo, utilizzando esattamente la stessa tecnologia che mantiene freddo il cibo nel vostro frigorifero. Attualmente, c’è un sistema di p***a di calore solo a nord di Kona, nelle Hawaii, che genera elettricità dalla differenza di temperatura nell’acqua dell’oceano.

Ci sono dozzine di altri sistemi che non ho menzionato, molti di questi sono vivi e ben testati come quelli che ho appena menzionato. Ma questo piccolo elenco è sufficiente per quello che volevo mostrarvi: la tecnologia free energy è qui, ora. Offre la libertà dall’inquinamento mondiale e abbondante energia per ognuno, dappertutto. È ora possibile fermare la produzione di “gas serra” e smantellare tutte le centrali nucleari. Ora possiamo desalinizzare una quantità illimitata di acqua marina ad un prezzo economico e portare la necessaria acqua fresca negli habitat più remoti. I costi di trasporto e produzione per quasi tutto possono essere abbassati drammaticamente. Il cibo può essere coltivato in serre riscaldate anche d’inverno, dovunque.

Tutti questi meravigliosi benefici che rendono la vita su questo pianeta più facile e migliore per ognuno, sono stati posticipati per decadi. Perché? A che scopo

27/03/2026

Metà delle bacche sulle siepi finisce per terra calpestata. L'orto e il giardino italiano producono ogni stagione frutti selvatici che le erboristerie vendono essiccati a prezzo d'oro — e tu li ignori da anni 🌿.
AVVERTENZA: NON consumare mai bacche senza identificazione certa. Alcune bacche selvatiche sono tossiche o mortali.
12 frutti spontanei commestibili del giardino italiano — nello schema qui sopra.
La prossima volta che poti la siepe, guarda prima di tagliare 🫐.

11/10/2025

Nelle profondità del Lago di Van, il più grande lago della Turchia, si nasconde un incredibile segreto: i resti di un'antica fortezza sommersa, testimone silenziosa del leggendario regno di Urartu.

Questo specchio d'acqua, uno dei più grandi laghi salati del mondo, non è solo un miracolo della natura. Le sue acque alcaline hanno creato una capsula del tempo naturale, proteggendo i resti archeologici che gli archeologi dell'Università Van Yüzüncü Yil stanno portando alla luce.

La combinazione di questo ambiente eccezionale e dei tesori archeologici che custodisce rende il Lago di Van un luogo dove storia e natura si fondono in modo straordinario, creando uno dei siti più affascinanti della Turchia sud-orientale.

11/10/2025

🔴Luigi Di Bella, l’angelo dei malati🔴

“Il poeta della scienza”, vita di Luigi Di Bella: il volume, minuziosamente documentato e ricco di indicazioni delle fonti, dipana la complessa figura del professor Di Bella esaminandola sotto il profilo scientifico, morale, intellettuale e umano. Difficile non giungere alla conclusione che sono state proprio queste qualità e virtù a procurargli, per buona parte della vita, un’ostilità incessante che non di rado si è fatta autentica p***ecuzione. Il lettore rimane, oltre che indignato e amareggiato, anche stupefatto per la capacità dell’uomo di non farsi annichilire da un’opposizione tanto indiscriminata e violenta e di riuscire a compiere egualmente la sua opera. Luigi Di Bella, siciliano, classe 1912, era nato in una famiglia numerosa e di assai disagiate condizioni economiche, non in grado quindi di sostenere le spese per fare studiare quel ragazzo, nonostante avesse precocemente dimostrato rare doti d’ingegno e di forza di volontà. Luigi sopportò sacrifici di ogni genere per soddisfare la sua sete di sapere e superare le ristrettezze della povertà, arrivando anche a studiare la sera in piedi, sotto la luce del lampione della strada, per sopperire alla penuria di petrolio per la lampada.

Fornisce ben presto le prove di un ingegno straordinario: avendo frequentato le scuole complementari che, non contemplando l’insegnamento del latino, non consentivano l’accesso al liceo scientifico, in due mesi apprende il latino, lasciando increduli i commissari durante la prova di idoneità prescritta. Per rendersi economicamente indipendente ed aiutare i fratelli, parteciperà anche ai concorsi nazionali riservati agli studenti poveri e meritevoli, vincendo tutti quelli che affronta. Divenuto studente della facoltà di medicina a Messina, la sua abitudine di studiare oltre che sui libri di testo anche su ponderose ed ostiche monografie (oltre ovviamente alle sue rare capacità di assimilazione), gli procura un “pubblico” di docenti universitari che corrono ad assistere ai suoi esami. Viene notato dal professor Pietro Tullio, considerato il più autorevole fisiologo del tempo – due volte candidato al Nobel per la medicina nel 1930 e nel 1932 (1) – che gli propone di diventare allievo interno presso l’Istituto di Fisiologia. Attraverso il suo maestro, Luigi Di Bella si forma nell’ambito di quella scuola medica che il mondo ci invidiava, annoverando luminari come Augusto Murri e Pietro Albertoni, considerati i più grandi medici dei tempi moderni.

Non potendo soffermarci troppo su queste due figure di medici e professori universitari, ci limitiamo a riferire che raggiungevano percentuali elevatissime di diagnosi esatte, 92% Murri e 98% Albertoni (2), in un’epoca nella quale gli esami ematochimici erano ben più rudimentali di quelli odierni, e non esistevano Tac e risonanze magnetiche. A quel tempo l’insegnamento e la ricerca nell’ambito della medicina non erano disgiunti dalla pratica clinica, l’eccessiva specializzazione non aveva ancora contaminato ogni settore, e la fisiologia era ancora considerata la materia cardine di tutto il sapere medico, non essendo altrimenti possibile comprendere ed applicare razionalmente tutte le altre. Questo consentiva il raggiungimento di livelli di eccellenza diagnostica attualmente inarrivabili. Se pensiamo ai pazienti che oggi sono costretti a peregrinare tra specialisti e ospedali, spesso orfani di diagnosi – e quindi di efficace terapia – nonostante l’elefantiasi di esami di ogni genere, non si può rimanere che sconcertati.

Luigi Di Bella è stato senza dubbio l’epigono di quella mentalità e cultura medico-scientifica che ha annoverato eccellenze quali Antonio Cardarelli, Pietro Lussana, Giuseppe Moscati, oltre che i luminari prima citati. E’ a quest’ultimo, il medico santo di Napoli, che Luigi Di Bella più si avvicina, oltre che per mentalità clinica, per umanità e condotta di vita cristiana. Il primo lavoro scientifico che riporta il nome di Luigi Di Bella (oltre ovviamente a quello del maestro) risale all’inizio del 1932, quando è ancora diciannovenne e studente del secondo anno di università. Lo stesso Tullio, qualche anno dopo, dichiarerà in un attestato di essersi limitato a curarne la bibliografia. Nel luglio 1936 si laurea in medicina con 110 e lode, dopo aver sostenuto 12 esami in più rispetto a quelli regolamentari. Subito dopo la laurea riceve una proposta di assunzione da parte di Guglielmo Marconi – allora presidente del Cnr – perché continui le ricerche in campo chimico che gli erano valse l’ultimo premio nazionale (è ancora disponibile il carteggio intercorso). Luigi Di Bella declina l’invito, dichiarando che desidera continuare le sue ricerche nell’ambito della medicina. Riceverà dal grande fisico una borsa di studio.

Quando nel 1938 consegue le lauree in farmacia e in chimica, già da due anni, dopo avere superato brillantemente il previsto concorso, è incaricato dell’insegnamento della fisiologia e della chimica organica presso l’università di Parma. Durante questo periodo pubblica un libro di chimica organica. Il 3 settembre 1939 sposa Francesca Costa, e prende servizio nel ruolo di aiuto incaricato presso l’università di Modena, città nella quale si trasferisce con la famiglia. Dall’unione nasceranno Giuseppe (maggio 1941) che intraprenderà anche lui la professione di medico, e Adolfo (dicembre 1947). Il 3 settembre 1941, con il grado di capitano medico, viene inviato in Grecia, dove dirigerà due ospedali militari. Qui si sottopone ad ogni sacrificio pur di aiutare i malati, arrivando a donare loro il suo pasto da ufficiale e a dormire in piedi, appoggiato a una colonna, per poter accorrere più velocemente alle richieste d’aiuto. Raccontando anni dopo questi particolari, si limiterà a commentare: «Dopo un po’ ci si abitua». Alla fine, le immani fatiche sostenute presenteranno il conto: la salute degrada sempre più e all’inizio del 1943 rientra in Italia per una breve licenza. Le condizioni però peggiorano ulteriormente e viene ricoverato all’ospedale militare di Bologna per epatite, anemia e malaria.

Posto in “licenza speciale in attesa di trattamento di quiescenza”, si riprende gradualmente e riesce a iniziare l’insegnamento per l’anno accademico 1943-44. A seguito dei bombardamenti alleati su Modena della prima metà del 1944, la famiglia Di Bella trova ospitalità in una casa colonica a Bastiglia, paese ad una dozzina di chilometri dalla città. Anche qui non sta con le mani in mano: visita gli abitanti dei dintorni che hanno bisogno e, nonostante i pericoli, si reca quotidianamente all’università in bicicletta. Nell’immediato dopoguerra iniziano a delinearsi le prime ricerche che lo porteranno anni dopo all’ideazione del suo metodo di cura per i tumori. In questo periodo si scatena una p***ecuzione durissima da parte dell’ambiente accademico, quantomeno nella facoltà di medicina, che non gli perdona limpidezza morale, superiorità d’intelletto e di cultura che lo caratterizzano. Gli studenti al contrario lo idolatrano, affollando le sue lezioni, a tal punto che durante l’occupazione studentesca del 1968 Luigi Di Bella sarà l’unico professore che gli studenti autorizzeranno ad entrare nell’università per svolgere le lezioni.

Inizia a diffondersi anche la sua fama di medico capace di fare diagnosi di un’esattezza inarrivabile, e di risolvere situazioni ritenute senza speranza dai medici più blasonati. Anche questo contribuirà ad alimentare quelle invidie e quella p***ecuzione che non gli daranno tregua fino all’ultimo dei suoi giorni. Dirà un giorno: «A questo mondo, è rigorosamente proibito fare del bene». I malati, che per tutta la vita visiterà gratis arrivando a regalare loro le medicine, giungono sempre più numerosi, grazie al “meccanismo di passaparola”. Spesso sarà costretto a visitarli la sera – già sfinito da una intera giornata di lavoro – o la domenica presso la propria abitazione. Intervistato nel 1998 per la Rai da don Giovanni D’Ercole, alla domanda «ma lei non si fa pagare?» risponderà: «No, mi ripugna: uno viene qui perché ha bisogno, e io dovrei guadagnare sul bisogno di un altro?» (3).

Inflessibile con se stesso, fa dell’umiltà e dell’autocritica una regola di vita, chiedendosi sempre se ha davvero fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità e il proprio dovere di medico e di uomo (3). Così come il denaro, anche il lusso gli ripugna: «La povertà e l’essenzialità sono più vicine alla realtà di tutto. Il lusso per me è una sovrapposizione all’essenziale, e quindi il mezzo migliore per deviare dalla retta via… la rinuncia è la dote essenziale di un uomo per progredire e per realizzare. Bisogna saper rinunciare a tutto quello che non è essenziale» (3). Quando, decenni dopo, durante una intervista gli verrà chiesto come ha fatto a trovare la cura per il cancro senza avere dietro un’università o un centro di ricerca iperfinanziato, risponderà: «In una maniera semplice: rinunciando a tutto quello che non è necessario per vivere. In questa maniera le spese le ho ridotte al minimo, e tutto quello che potevo risparmiare l’ho dedicato alla ricerca» (4).

I “baroni” dell’università di Modena lo relegano in un’angusta stanzetta dell’istituto di fisiologia e gli impediscono, di fatto, di compiere ricerche, negandogli i fondi accademici a cui avrebbe diritto ad accedere. Lo scienziato sarà per questo costretto a indebitarsi per costruirsi un suo laboratorio privato che, una volta portato a termine nel 1952, gli consentirà di proseguire la sua attività di ricercatore. Intensifica anche la partecipazione a congressi medici e scientifici in Italia e all’estero, mentre continua a pubblicare i risultati delle sue ricerche. Al termine della sua vita, si conteranno 215 pubblicazioni e un centinaio di comunicazioni in congressi. Al rigore scientifico unisce sempre la sensibilità per il bello. Per lui queste due dimensioni sono inscindibili. Non c’è solo la bellezza delle arti figurative e della musica, che ama profondamente, ma anche l’infinita bellezza del Creato e degli intimi meccanismi che rendono possibile la vita. Ogni volta che, da ricercatore qual è, riesce a far luce su qualcuno di questi meccanismi, prova un profondo rapimento spirituale per la bellezza e la perfezione che vi intravede. In altre parole, è la meraviglia e lo stupore di chi giunge a scorgere quella particella di eternità che l’uomo incorpora in sé.

Soltanto un poeta della scienza può arrivare a dire: «Un medico può considerarsi tale solo se ama l’ammalato ed è affascinato dall’ignoto, se cerca di far luce sui misteri del Creato e di confrontarsi con questi». E agli ammalati dona tutto se stesso, prendendo parte alle loro sofferenze: «Lei non immagina la sofferenza che mi viene ad ascoltare le sofferenze del prossimo, ad essere incapace di togliere queste sofferenze, almeno subito» (3). Quando visita, veste i panni di sacerdote in camice bianco. Molti pazienti avvertono istintivamente il bisogno di confidargli le loro pene interiori o i loro problemi familiari, e non pochi escono dalla visita letteralmente sconvolti nell’anima. Riportiamo per brevità solo un paio di esempi. Una signora, afflitta nel corpo e nello spirito, afferma: «E’ come se mi avessero messo una telecamera dentro al cuore e all’anima. Ha letto in me cose che non sa e non capisce nessun altro, e addirittura mi ha spiegato cose di me stessa che non riuscivo a comprendere. Un’esperienza sconvolgente, che non dimenticherò finché avrò vita». Un’altra, arrivata in uno stato di prostrazione profonda, esce trasformata: «Mi ha ridato la voglia di vivere. Non me ne frega niente se mi salvo o se muoio tra un mese o una settimana… Avere conosciuto un uomo così vale la vita. Sono serena».

Nel 1963 Maria Teresa Rossi, una sua studentessa, gli si avvicina al termine di una lezione per chiedergli un consiglio sulla grave malattia che la affligge, il “lupus eritematosus”, a causa del quale i medici le hanno prospettato al massimo due anni di vita. Lo scienziato la visita e le prescrive una terapia. La ragazza, da tutti chiamata Deda, ne ricava presto netti benefici e in pochi anni diventerà una valida collaboratrice nelle ricerche del professore, il quale arriverà ad amarla come una figlia. E i due anni di vita residua, grazie a Luigi Di Bella, diventeranno ventiquattro. Dopo un complesso e faticoso iter sperimentale, il 6 dicembre 1973, invitato a tenere una conferenza presso la sede della Società Medico Chirurgica di Bologna dal professor Domenico Campanacci, il più illustre clinico italiano del dopoguerra, presenta il razionale e i primi risultati clinici della metodologia messa a punto per patologie ematologiche (successivamente perfezionata ed estesa ai tumori solidi).

Riceve l’appoggio e la considerazione, oltre che del professor Domenico Campanacci, dell’illustre ematologo Edoardo Storti, del fisiologo Giuseppe Moruzzi e di Emilio Trabucchi, famoso farmacologo. Ma neanche costoro, dall’alto della loro autorevolezza, possono vincere il montante potere delle aziende farmaceutiche e l’ostilità di un’onco-ematologia che, invece di offrire collaborazione, si sente scavalcata e surclassata da quello scienziato che aveva osato dare concrete possibilità di salvezza a malati altrimenti condannati. Vale ricordare che nel 1973 si conoscevano solo 500 casi di leucemia in tutto il mondo sopravvissuti per più di 5 anni. Gli unici interessamenti genuini gli arrivano dall’estero: medici e istituzioni ospedaliere di ogni parte del mondo lo contattano e si informano sui princìpi della sua cura. Il numero dei pazienti che accorrono da lui, grazie anche alle testimonianze dei malati curati e ad alcuni articoli pubblicati su diversi periodici, aumenta fino a livelli insostenibili. Anche perché non cura solo i tumori: la sua impostazione squisitamente fisiologica della medicina, unita a un raro ingegno e alla conoscenza profonda di tutte le branche della scienza medica, gli consentono di curare con successo diverse patologie, specialmente neurologiche e neuromotorie.

Vale la pena soffermarsi brevemente sul valore delle ricerche che lo hanno condotto a formulare il suo metodo di cura dei tumori. Già nel 1969 aveva relazionato (Alghero, congresso della Società Italiana di Biologia Sperimentale) sugli esperimenti con cui aveva dimostrato l’influenza del sistema nervoso centrale sulla crasi ematica (si trattava della stimolazione, nei ratti, di una determinata zona del cervello vicina alla ghiandola pineale, che portava a forti aumenti delle piastrine in circolo). Fino a quel momento nessuno aveva intuito che il sangue, e quindi le concentrazioni delle sue componenti, potessero essere influenzate e determinate a livello cerebrale. Già solo tale scoperta, che porterà lo scienziato a introdurre la melatonina (prodotta principalmente dalla ghiandola pineale) come uno dei cardini della sua cura, avrebbe meritato, come osservarono alcuni studiosi, il Premio Nobel per la Medicina. L’estensione della cura ai tumori solidi risale alla metà degli anni ’70, quando nel suo metodo introduce la somatostatina. E’ il primo al mondo a proporre l’uso di questa sostanza per le patologie tumorali. Ancora oggi il suo impiego terapeutico in oncologia è limitato ai soli tumori neuroendocrini, nonostante migliaia di pubblicazioni, tra le quali quelle di premi Nobel come Viktor Schally (5), che ne dimostrano l’efficacia in un’amplissima varietà di patologie neoplastiche.

Nel frattempo, già un anno dopo la presentazione della sua cura, era stato vittima, mentre era nell’istituto di fisiologia, di un tentativo di avvelenamento – da cui riuscì a salvarsi intuendo la causa dei gravi sintomi che avvertiva e prendendo le opportune contromisure. Poco tempo dopo subirà diversi inspiegabili incidenti per le strade di Modena, mentre era in sella alla sua inseparabile bicicletta. L’ultimo attentato avverrà nel 1996 mentre, ormai ottantaquattrenne, si reca in bici al suo laboratorio per visitare i malati: colpito alle spalle con un sacco di sabbia, finirà a terra e si risveglierà in ospedale con un trauma cranico, una commozione cerebrale e la compromissione dell’udito ad un orecchio. Nonostante ciò, appena riavutosi ha un’unica preoccupazione: chiede di essere dimesso, si fa accompagnare in laboratorio e, con ancora le bende macchiate di sangue, inizia a visitare i malati che lo attendevano all’ingresso. Intervistato negli anni ’90 da un canale televisivo, lascia a bocca aperta la giornalista che gli chiedeva, viste le mille difficoltà attuali e quelle incontrate nella sua vita, quali fossero le sue gratificazioni: «Non ho bisogno di gratificazioni. Sono arrivato ad una semplice morale che a volte meraviglia anche i miei figli: ringrazio il Padreterno per la sofferenza che m’ha dato, perché attraverso la sofferenza ho imparato cos’è la vita» (6).

La famigerata sperimentazione del 1998 richiederebbe una trattazione troppo lunga. Quello che è importante sottolineare è che non fu Luigi Di Bella a chiederla, ritenendo egli che l’ampia letteratura scientifica disponibile e la casistica raccolta avrebbero da tempo dovuto consentirne l’adozione. Il ministero dalla sanità preferì ignorare tali pubblicazioni, decidendo di organizzare una sperimentazione che, per i presupposti di partenza e poi per la sua conduzione, aveva l’esito già scritto. Basandosi esclusivamente su documenti ufficiali (Rapporti Istisan 98/17 e 98/24), si rileva infatti che condizione fondamentale per l’arruolamento fosse «essere non suscettibili, o non più suscettibili di trattamento»: in parole semplici, dovevano essere malati tanto gravi da far considerare inattuabile qualsiasi tentativo terapeutico (chirurgia, radioterapia, ormonoterapia, chemioterapia). La sopravvivenza stimata dagli sperimentatori andava da un minimo di 11 giorni (!) ad un massimo di 90. E’ un ben curioso criterio quello di ritenere efficace una terapia solo se riesce a replicare il miracolo di Lazzaro, salvando malati terminali e candidati all’assistenza domiciliare!

Sempre sulla base della documentazione ufficiale si rileva un altro inquietante “mistero”: ad onta della reiterata affermazione che il professor Di Bella avesse accettato queste condizioni ostative, non esiste un documento ufficiale che attesti dove e quando lo scienziato avrebbe firmato i protocolli della sperimentazione; e anzi risulta agli atti uno schema autografo e da lui firmato il 31 gennaio 1998, totalmente incompatibile con gli schemi terapeutici praticati. L’esito così precostituito venne ulteriormente presidiato con numerose altre anomalie, costituenti obiettivamente e autonomamente cause di invalidazione (7): 3-4 farmaci previsti sui 10 del sopra richiamato schema autografo; interruzione del trattamento nell’86% dei casi; galenici somministrati dopo la data di scadenza o resi tossici dalla presenza di acetone (soluzione di retinoidi); somatostatina somministrata senza indispensabile impiego di siringa temporizzata, ecc. Ma, a parte quanto sopra, la demolizione della validità di questo studio fu fatta da uno scioccante editoriale comparso su quella che dai più è ritenuta la più autorevole rivista scientifica del mondo, il “British Medical Journal” (Marcus Mullner: “Di Bella’s therapy: the last word?” – Bmj, 1999, 318, 208).

L’editoriale, dopo alcune severe critiche (mancanza di randomizzazione e di gruppo di controllo), conclude: «E’ proprio il progetto scadente di questo studio a non essere etico… Il progetto di questa sperimentazione è fallace». Il vero miracolo (mai comunicato all’opinione pubblica) fu che, nonostante quanto osservato, il 48% dei pazienti risultava in vita al termine della sperimentazione (Rapporti Istisan: 167 pazienti in vita al 31 ottobre 1998 su 347 pazienti ‘valutabili’), nonostante che la prognosi di massimo 90 giorni (la prova iniziò nel marzo 1998 e si concluse il 31 ottobre dello stesso anno) facesse prevedere il decesso di tutti i 347 pazienti arruolati. Nel follow-up del giugno 1999 risultavano ancora in vita 88 arruolati (25%).

Malgrado le amarezze, le perfidie subìte e le delusioni, Luigi Di Bella continuerà la sua attività di medico fino al termine della sua vita, vincendo la stanchezza ed i crescenti problemi di salute. A chi tenta di farlo desistere almeno dalle visite ai malati che si presentano senza appuntamento, lui risponde con semplicità disarmante: «Se vengono qui, è perché hanno bisogno». Per tutta l’esistenza ha combattuto la “buona battaglia”. E ai figli, che in uno dei momenti di maggiore ostilità e attacchi crescenti, gli avevano chiesto se non fosse il caso di ritirarsi cercando di badare alla sua salute, aveva risposto: «Non capite che io sono sempre stato un lottatore?». Lascerà questo mondo il 1° luglio 2003, a pochi giorni dal suo 91° compleanno. Qualche mese prima aveva scritto: «Sono degno? Lo diranno gli altri. L’animo mi dice tuttavia che non sono vissuto inutilmente, perché ho fatto del bene ed ho gioito per il bene fatto».

Infine, qualche osservazione sul Metodo Di Bella: si tratta di una cura squisitamente fisiologica, impostata cioè sui princìpi della fisiologia, la disciplina che studia il funzionamento degli organismi viventi, dai fenomeni macroscopici fino ai più piccoli legami molecolari. Per dirla in breve, è la scienza che studia la vita e i meccanismi con cui essa si esprime. E’ una materia fondamentale e alla base di tutte le altre discipline mediche, e non a caso, nel degrado voluto e pianificato della medicina attuale che va di pari passo col degrado di tutta la civiltà, essa è stata ridotta e svilita nei programmi universitari a tal punto che lo studente arriva a laurearsi in medicina capendone poco o nulla. Il tumore, inoltre, è una malattia sistemica e multifattoriale, per cui non potrà mai essere guarita da un unico rimedio. Non a caso, il metodo Di Bella comprende un numero ben nutrito di diverse sostanze fisiologiche, farmaci e princìpi vitaminici, la cui composizione è stata studiata per avere azione sinergica e fattoriale, per cui l’effetto di ognuno è impressionato e potenziato dall’assunzione di tutti gli altri. Per ciascuna di queste componenti sono comparsi negli anni un’infinità di studi sulle riviste scientifiche (attualmente ammontano a qualche decina di migliaia) che ne dimostrano l’efficacia antitumorale.

Un altro fatto significativo sono i circa 1.000 casi documentati di efficacia del metodo Di Bella pubblicati su riviste scientifiche accreditate e “peer review”, rintracciabili agevolmente sul portale www.pubmed.gov. Tra le pubblicazioni più recenti, quelle sui pazienti con tumore alla prostata e alla mammella, molti dei quali hanno avuto remissione della malattia senza chirurgia, senza radioterapia e senza chemioterapia, ma unicamente con il Metodo Di Bella. Si tratta peraltro di casi documentati nella maniera più scrupolosa, con diagnosi e successivi accertamenti strumentali effettuati in strutture pubbliche o private. Per comprendere l’eccezionalità della pubblicazione, occorre evidenziare che in tutta la letteratura scientifica mondiale non esiste un solo caso pubblicato di tumore solido guarito con qualsivoglia strumento farmacologico o radiante. Considerando che circa 180.000 persone in Italia muoiono ogni anno a causa di patologie tumorali, quante vite si sarebbero potute salvare se la sperimentazione del 1998 fosse stata condotta in maniera corretta? Tanti altri aspetti del metodo, della pseudo-sperimentazione e della vita dello scienziato, oltre ad una ricca documentazione fotografica, sono riportati nel volume “Il poeta della scienza” scritto da Adolfo Di Bella, che ha voluto affidare a questa biografia una testimonianza unica: quella di una vita trascorsa accanto ad un genio e benefattore dell’umanità

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