Dott.ssa Erika Di Pietro, Psicologa Clinica

Dott.ssa Erika Di Pietro, Psicologa Clinica Ordine degli Psicologi della Reg. Siciliana n.11654
Laurea LM-51,Università degli studi di Palermo

01/05/2026

Il lavoro non è solo ciò che facciamo.
È il modo in cui abitiamo il mondo.

Ogni anno, il 1° maggio richiama parole che rischiano di diventare rituali: diritti, sicurezza, dignità.
Eppure, oggi più che mai, queste parole chiedono di essere rimesse a terra, dentro la complessità dei contesti reali.
Perché il lavoro cambia.
Si trasforma con le tecnologie, si frammenta nelle forme contrattuali, si intensifica nei ritmi, si espone a nuove vulnerabilità.
E insieme al lavoro, cambia anche ciò che spesso resta invisibile: la qualità delle relazioni, il peso delle responsabilità, la tenuta emotiva delle persone.
Non si può parlare di sicurezza senza includere la dimensione psicologica.
Non si può parlare di produttività ignorando lo stress, il burnout, la fatica delle lavoratrici e dei lavoratori.
Non si può parlare di futuro senza interrogarsi sul senso che il lavoro assume per le nuove generazioni.

La Festa del Lavoro oggi, ci chiede uno sguardo più ampio.
Ci chiede di riconoscere che il lavoro è anche un luogo di costruzione – o di erosione – della salute, della dignità, dei legami sociali.

Come comunità professionale, siamo chiamati a presidiare questo spazio.
A portare competenze nei contesti organizzativi, nei servizi, nei luoghi della cura e della formazione.
A contribuire a costruire ambienti di lavoro più sostenibili, più consapevoli, più umani.

Perché tutelare il lavoro significa, prima di tutto, tutelare le persone.

Buona Festa delle Lavoratrici e dei Lavoratori.

La psicologia giuridica è la branca applicativa che unisce psicologia e diritto, analizzando i processi cognitivi, emoti...
20/04/2026

La psicologia giuridica è la branca applicativa che unisce psicologia e diritto, analizzando i processi cognitivi, emotivi e comportamentali rilevanti per l'amministrazione della giustizia. Interviene in ambito civile, penale e minorile per fornire supporto tecnico-scientifico a magistrati e avvocati, valutando capacità mentali, testimonianze e danni psichici.

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05/04/2026

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02/04/2026

🌍💙 2 Aprile 2026: Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo 💙🌍

"L'autismo non è un muro, ma una porta speciale. E se trovi la chiave giusta e hai il coraggio di aprirla, si spalanca il cielo."

Oggi celebriamo l’unicità, la diversità e la bellezza di ogni mente. L’autismo non è qualcosa da “superare”, ma una realtà da comprendere, accogliere e valorizzare. Dietro ogni porta c’è un mondo ricco di emozioni, talenti e modi diversi di vedere la vita.
Sta a noi avere la sensibilità di cercare quella chiave: l’ascolto, il rispetto, la pazienza e l’amore.
Solo così possiamo abbattere i pregiudizi e costruire una società davvero inclusiva, dove ogni persona abbia la possibilità di esprimere il proprio cielo.

💙 Oggi, e ogni giorno, scegliamo di comprendere.
💙 Scegliamo di includere.
💙 Scegliamo di esserci.



Studio di Psicologia Insieme Centro Arco

02/04/2026

Il 2 aprile, Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, ci richiama alla responsabilità di superare stereotipi e letture semplificate.
Perché l’autismo non ha un solo volto.
Esistono diversi livelli di bisogno di supporto, differenti modalità di funzionamento e traiettorie di vita che attraversano l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta. La vera inclusione non è uno slogan: è il diritto a ricevere supporti personalizzati, appropriati e continuativi lungo tutto l’arco della vita, nei contesti scolastici, sociali, lavorativi e sanitari.

Non basta riconoscere una diagnosi.
Il punto è costruire una comunità capace di riconoscere i bisogni, tutelare i diritti e valorizzare ogni persona nella sua unicità.

13/02/2026
22/12/2025
25/11/2025

Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, scegliamo di rivolgere l’attenzione a un elemento decisivo e spesso sottovalutato: il linguaggio.
Le scienze psicologiche e sociali mostrano con chiarezza che le parole non sono un semplice strumento descrittivo: influenzano la percezione della violenza, la possibilità di riconoscerla e le strategie per contrastarla.

Esistono espressioni che spostano la responsabilità dalla condotta dell’autore alla condizione della vittima:
«perché non se n’è andata?», «avrebbe dovuto denunciare», «ma com’era vestita?», «stava al gioco».
Queste frasi ignorano dinamiche strutturate e ampiamente documentate: paura, controllo, isolamento, dipendenza emotiva ed economica.

Altre narrazioni giustificano la violenza:
«era stressato», «ha perso la testa», «non era in sé», «era un brutto momento».
Altre ancora la patologizzano impropriamente:
«un raptus», «un blackout», «un impulso incontrollabile».
La letteratura scientifica è chiara: la violenza non è improvvisa, ma segue pattern, escalation e segnali precoci.

Esistono poi le narrazioni che romanticizzano l’abuso:
«amava troppo», «la passione lo ha travolto», «era accecato dall’amore».
E quelle che minimizzano:
«sono litigi familiari», «sono cose che succedono», «un momento di stress».
Infine, ci sono le espressioni che normalizzano culturalmente:
«è fatto così», «è un uomo all’antica», «un carattere forte», «nelle famiglie capita», «un bravo ragazzo che ha sbagliato».
Sono tutte narrazioni che attenuano la responsabilità e rendono l’abuso socialmente tollerabile.

In questo quadro, il ruolo della politica è determinante.
Le istituzioni non possono limitarsi a “commentare” la violenza: devono costruire narrazioni fondate sulle evidenze scientifiche e non su spiegazioni semplicistiche o pseudo-biologiche.
È particolarmente problematico che rappresentanti del governo affermino che "nel codice genetico dell'uomo c'è una resistenza alla parità dei sessi" o che "Non c'è una correlazione fra l'educazione sessuale nella scuola e una diminuzione delle violenze contro le donne".
Attribuire la violenza, o la disparità di genere, a presunte predisposizioni naturali o inevitabili, non solo non trova alcun riscontro scientifico, ma rischia di legittimare proprio ciò che la ricerca contrasta: l’idea che la violenza sia inscritta nella natura, e non costruita nei contesti culturali e relazionali.

Per chi esercita una funzione pubblica, narrazioni non basate sulle evidenze non sono in alcun modo giustificabili: contraddicono la conoscenza, ostacolano la prevenzione e minano la responsabilità istituzionale.

In una giornata che richiama al dovere collettivo di riconoscere e contrastare la violenza, ribadiamo che la precisione linguistica è parte integrante della prevenzione.
Il modo in cui ne parliamo orienta ciò che consideriamo credibile, ciò che vediamo e ciò che siamo disposti a trasformare.

Contrastare la violenza sulle donne significa anche contrastare le parole che la minimizzano, la romanticizzano, la giustificano o la presentano come inevitabile.
Perché le parole non descrivono soltanto il mondo: contribuiscono a costruirlo.
E un linguaggio fondato su scienza, responsabilità e rigore è già un intervento di tutela.

25/11/2025
31/10/2025

Non puoi controllare tutto — e va bene così... perché puoi controllare tanto. Il segreto per una vita appagante? Circondarsi di chi sa trarre il meglio da ciò che puoi controllare. ❤️❤️❤️

Non puoi decidere come gli altri ti trattano, ma puoi scegliere a chi dedicare tempo, energie e cuore. È lì che nasce la vera reciprocità. ❤️

Indirizzo

Via Leonardo Sciascia, 8
Finale
90010

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