Dott.ssa Barbara Calcinai psicologa e psicoterapeuta Firenze

Dott.ssa Barbara Calcinai psicologa e psicoterapeuta  Firenze Mi occupo di fornire sostegno alle persone che attraversano momenti di difficoltà

�� Le famiglie multiproblematiche e la terapia sistemico-relazionale: quando la complessità può diventare un'opportunità...
23/06/2026

�� Le famiglie multiproblematiche e la terapia sistemico-relazionale: quando la complessità può diventare un'opportunità di cambiamento

Esistono famiglie che si trovano ad affrontare contemporaneamente molteplici difficoltà: conflitti
relazionali, problemi educativi, disagio psicologico, difficoltà economiche, isolamento sociale,
dipendenze o eventi critici che mettono a dura prova gli equilibri familiari.
In questi contesti, il disagio non dipende quasi mai da una sola causa.

Le diverse problematiche si intrecciano e si influenzano reciprocamente, generando sofferenza, senso di impotenza e difficoltà nel trovare soluzioni efficaci.

La terapia sistemico-relazionale offre una prospettiva diversa: non cerca un colpevole, ma aiuta a comprendere come le dinamiche relazionali e comunicative contribuiscano al mantenimento della sofferenza e, soprattutto, come possano diventare una risorsa per il cambiamento.

Attraverso il percorso terapeutico, la famiglia viene accompagnata a:

- riconoscere gli schemi relazionali che alimentano il disagio;
- sviluppare una maggiore consapevolezza dei bisogni e delle emozioni di ciascun membro;
- costruire modalità comunicative più funzionali;
- valorizzare le risorse e le competenze già presenti all'interno del sistema familiare.

Anche nelle situazioni più difficili esistono potenzialità che possono essere riattivate e sostenute. La terapia aiuta a renderle visibili, rafforzando il senso di efficacia personale e familiare e favorendo cambiamenti più stabili nel tempo.

Ogni famiglia è unica e merita un percorso costruito nel rispetto della propria storia, dei propri bisogni e delle proprie risorse.

Prendersi cura delle relazioni significa creare nuove possibilità di benessere, crescita e resilienza per l'intero nucleo familiare.

Per informazioni e appuntamenti:

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📍Le famiglie in difficoltà e la terapia sistemico relazionale Quando si parla di difficoltà familiari, raramente esiste ...
22/06/2026

📍Le famiglie in difficoltà e la terapia sistemico relazionale

Quando si parla di difficoltà familiari, raramente esiste un solo problema.

➡️Nelle cosiddette famiglie multiproblematiche possono intrecciarsi conflitti relazionali, difficoltà educative, disagio psicologico, stress economico e fatiche quotidiane che finiscono per influenzarsi reciprocamente e aggravare il disagio.

✅In questi contesti, la terapia sistemico-relazionale offre uno spazio di ascolto e comprensione che tiene considerazione l'intero sistema di relazioni in cui la sofferenza prende forma.

👉L'obiettivo del percorso è comprendere le dinamiche che mantengono il disagio e valorizzare le risorse che ogni famiglia possiede per affrontare il cambiamento in maniera funzionale.

➡️Nel nuovo articolo approfondisco il tema delle famiglie multiproblematiche e il contributo della terapia sistemico-relazionale nel promuovere benessere, dialogo e resilienza per tutto il nucleo familiare.

Sito web:

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ADHD, plusdotazione cognitiva e Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) possono presentare alcune manifestazioni comporta...
20/06/2026

ADHD, plusdotazione cognitiva e Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) possono presentare alcune manifestazioni comportamentali simili, ma hanno origini, meccanismi e bisogni molto diversi.

ADHD

ADHD è un disturbo del neurosviluppo che riguarda la regolazione dell’attenzione, dell’impulsività e delle funzioni esecutive.

Caratteristiche tipiche:
• Distrazione frequente e difficoltà di concentrazione
• Impulsività
• Disorganizzazione e difficoltà nella gestione del tempo
• Iperattività (non sempre presente)

Plusdotazione (alto potenziale cognitivo)

La plusdotazione non è un disturbo, ma una condizione di funzionamento cognitivo superiore alla media.

Caratteristiche tipiche:
• Apprendimento rapido
• Pensiero complesso e astratto
• Forte curiosità e interessi intensi
• Possibile demotivazione in contesti poco stimolanti

DOP (Disturbo Oppositivo Provocatorio)

Oppositional Defiant Disorder è un disturbo del comportamento caratterizzato da un pattern persistente di oppositività, provocazione e ostilità verso figure autoritarie.

Caratteristiche tipiche:
• Comportamento spesso polemico e oppositivo
• Tendenza a sfidare regole e richieste
• Facile irritabilità e scarsa tolleranza alla frustrazione
• Atteggiamento vendicativo o rancoroso in alcuni casi

Dove possono essere confusi?

Alcuni comportamenti possono apparire simili, ma hanno significati diversi:
Disobbedienza o opposizione
• ADHD → impulsività e dimenticanza delle regole
• Plusdotazione → contestazione logica o noia
• DOP → opposizione intenzionale e persistente
Comportamento “sfidante”
• ADHD → reazione impulsiva
• Plusdotazione → bisogno di autonomia e ragionamento
• DOP → dinamica relazionale conflittuale stabile
Difficoltà scolastiche o comportamentali
• ADHD → disorganizzazione e attenzione
• Plusdotazione → demotivazione o asincronia
• DOP → rifiuto attivo delle richieste



Differenza chiave
• ADHD: difficoltà nella regolazione dell’attenzione e dell’impulsività
• Plusdotazione: differenza nel profilo cognitivo e motivazionale
• DOP: difficoltà nella gestione della relazione con l’autorità e le regole

Nota importante

Questi profili possono anche coesistere (es. ADHD + DOP), rendendo la lettura del comportamento più complessa e richiedendo una valutazione clinica accurata e multidisciplinare.

Dipendenza da gioco d’azzardo: prevenzione, riconoscimento precoce e curaIl disturbo da gioco d’azzardo è una forma di d...
19/06/2026

Dipendenza da gioco d’azzardo: prevenzione, riconoscimento precoce e cura

Il disturbo da gioco d’azzardo è una forma di dipendenza comportamentale in cui il bisogno di giocare tende a far perdere progressivamente il controllo all’individuo, nonostante le conseguenze negative sul piano economico, emotivo, lavorativo e relazionale.

Tra i segnali da non sottovalutare si possono elencare: la difficoltà a smettere, il bisogno di aumentare il tempo e/o il denaro dedicati al gioco, le menzogne, la rincorsa delle perdite, le continue richieste di denaro a parenti e amici, l’irritabilità, l’isolamento e la trascuratezza di responsabilità personali o familiari.

Spesso è proprio la famiglia a cogliere che qualcosa non va.

La prevenzione passa soprattutto attraverso l’informazione, la sensibilizzazione sul tema e il riconoscimento precoce dei segnali di rischio. È importante promuovere una maggior consapevolezza sui meccanismi dell’azzardo, sui falsi miti legati alla vincita, sull’impatto del gioco online e sull’importanza di chiedere aiuto senza vergogna.

Ridurre lo stigma è parte integrante della prevenzione, perché il silenzio spesso ritarda la cura.

I trattamenti più efficaci sono in genere integrati e personalizzati: possono includere colloqui motivazionali, psicoterapia individuale, familiare o di gruppo, supporto psicoeducativo, interventi sociali e, quando necessario, consulenza economica o legale.

Le linee di azione nazionali sottolineano l’importanza di percorsi multidisciplinari, del coinvolgimento dei familiari e della rete dei servizi territoriali.

Riconoscere il problema è il primo passo per interrompere un circuito che consuma risorse, legami e fiducia.

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La Plusdotazione in età evolutivaLa plusdotazione in età evolutiva è un profilo complesso, che può includere apprendimen...
16/06/2026

La Plusdotazione in età evolutiva

La plusdotazione in età evolutiva è un profilo complesso, che può includere apprendimento rapido, curiosità intensa, pensiero originale, sensibilità profonda e un modo particolare di percepire e organizzare l’esperienza.

Riconoscerla correttamente facilita una miglior comprensione dei bisogni del bambino o del ragazzo e offrirgli opportunità di crescita più adeguate.

Alcuni bambini plusdotati mostrano precocemente un linguaggio molto ricco, domande molto complesse, un forte senso della giustizia, un’elevata creatività, degli interessi profondi o una marcata insofferenza verso la ripetitività.

Un alto potenziale non esclude, però, la presenza di fatica: noia, demotivazione, perfezionismo, intensità emotiva, difficoltà relazionali o senso di estraneità possono tutte far parte del vissuto di questi giovanissimi, soprattutto quando il contesto non riesce a intercettarne adeguatamente i bisogni.

È importante non patologizzare la plusdotazione, ma neppure idealizzarla.

In alcuni casi, essa può coesistere con altre condizioni del neurosviluppo o con difficoltà emotive e di adattamento: è ciò che viene definito doppia eccezionalità.

Per questo, una valutazione accurata può essere preziosa per leggere il funzionamento del bambino nel modo il più possibile completo e rispettoso.

La famiglia e la scuola rivestono un ruolo fondamentale: quando riescono a collaborare e a costruire contesti sufficientemente flessibili, stimolanti e accoglienti, il bambino può sentirsi visto non soltanto per ciò che sa fare, ma anche per ciò che sente.

Per sostenere davvero l’individuo plusdotato è necessario valorizzarne il potenziale, proteggendone al tempo stesso l’equilibrio emotivo e relazionale.

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ADHD e Ansia vanno spesso a braccetto... ma c’è una speranza concreta dalla ricerca scientifica!Sapevi che circa 6 bambi...
15/06/2026

ADHD e Ansia vanno spesso a braccetto... ma c’è una speranza concreta dalla ricerca scientifica!

Sapevi che circa 6 bambini su 10 con ADHD soffrono anche di forte ansia? Gestire entrambe le cose può essere una sfida enorme per il bambino e una fonte di grande stress per i genitori.

Un importante studio scientifico ha messo sotto la lente d'ingrandimento il programma "Cool Kids", una terapia cognitivo-comportamentale (CBT) adattata con strategie visive e pause su misura per bambini con ADHD.

Lo studio prevede il reclutamento di un campione stimato di 228 bambini (età compresa tra gli 8 e i 12 anni) presso studi pediatrici nello stato di Victoria, in Australia. I criteri di inclusione richiedono una diagnosi clinica completa sia di ADHD sia di almeno un disturbo d'ansia.

I partecipanti vengono assegnati in modo casuale (randomizzato) a due gruppi:

Gruppo di intervento: Riceve 10 sessioni del programma CBT Cool Kids, focalizzato sullo sviluppo di competenze gestionali sia per il bambino che per i genitori (es. ristrutturazione cognitiva ed esposizione graduale). Il programma ha subito lievi adattamenti per i bambini con ADHD, come l'uso incrementato di supporti visivi e frequenti pause.

Gruppo di controllo: Riceve le cure cliniche standard fornite dal proprio pediatra di riferimento.

L'outcome primario è la variazione della percentuale di bambini che soddisfano ancora i criteri diagnostici per un disturbo d'ansia a 5 mesi dalla randomizzazione, valutata in cieco attraverso interviste cliniche semi-strutturate ai genitori (Anxiety Disorders Interview Schedule for Children V). Gli outcome secondari monitorano a 5 e 12 mesi parametri come la gravità dell'ADHD, il comportamento, la qualità della vita, il sonno, la salute mentale dei genitori e l'assenteismo scolastico/lavorativo.Trattandosi di un protocollo di studio, l'articolo non presenta i risultati finali ma descrive la rigorosa impalcatura metodologica. I risultati derivanti da questa ricerca forniranno prove scientifiche fondamentali per capire se il trattamento mirato dell'ansia tramite CBT possa non solo ridurre la sintomatologia ansiosa nei bambini affetti da ADHD, ma anche generare benefici a cascata sul benessere dell'intero sistema familiare e sul rendimento funzionale globale.La ricerca ad oggi, non si ferma a valutare se l'ansia diminuisce nel bambino, ma analizza l'effetto domino positivo. Quando il bambino impara a gestire l'ansia, migliora il sonno, si riduce l'assenteismo scolastico e cosa fondamentale migliora la salute emotiva di tutta la famiglia. Perché la salute mentale è un gioco di squadra!

Sciberras E., Efron D., Patel P. et al. (2019). Does the treatment of anxiety in children with ADHD using cognitive behavioral therapy improve child and family outcomes? Protocol for a randomized controlled trial. BMC Psychiatry, 19, 359. DOI: 10.1186/s12888-019-2276-3. 

Il Disturbo depressivo maggiore e la sofferenza quotidianaIl disturbo depressivo maggiore è una condizione clinica che i...
12/06/2026

Il Disturbo depressivo maggiore e la sofferenza quotidiana

Il disturbo depressivo maggiore è una condizione clinica che implica umore depresso, anedonia, perdita di interesse, stanchezza intensa, difficoltà di concentrazione, senso di colpa, rallentamento, disturbi del sonno e che produce un importante impatto sul funzionamento personale, relazionale e lavorativo di chi ne soffre.

Quando la depressione entra nella vita di una persona, spesso coinvolge anche chi le sta accanto e in famiglia possono comparire incomprensioni, senso di impotenza, conflitti, ritiro, sovraccarico emotivo o la difficoltà di capire come essere realmente d’aiuto: la sofferenza individuale, infatti, si intreccia quasi sempre con la dimensione relazionale.

La terapia sistemico-familiare aiuta a leggere la depressione all’interno dei legami significativi, dei ruoli, dei silenzi e delle modalità con cui la famiglia affronta il dolore. In molti casi, coinvolgere la famiglia di chi soffre di depressione e offrire una psicoeducazione mirata può sostenere il percorso terapeutico dell’individuo, migliorare la comprensione del disturbo e alleggerire il carico emotivo di tutti.

Il trattamento del disturbo depressivo maggiore richiede sempre una valutazione clinica accurata e, quando necessario, un intervento integrato che può includere psicoterapia, supporto psichiatrico e coinvolgimento dei familiari.

La depressione tende a far credere a chi ne soffre che nulla possa cambiare, ma anche dentro quella chiusura, un percorso di cura può aiutare a ritrovare significato, connessione e respiro.

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📌 ADHD e trattamenti innovativiNegli ultimi anni la ricerca sull’ADHD ha ampliato le possibilità di intervento, affianca...
12/06/2026

📌 ADHD e trattamenti innovativi

Negli ultimi anni la ricerca sull’ADHD ha ampliato le possibilità di intervento, affiancando ai trattamenti tradizionali nuove tecnologie e approcci innovativi.

Le linee guida internazionali ricordano però un punto fondamentale: il trattamento più efficace resta multimodale e integrato, costruito sulle caratteristiche della persona.

💻 Terapie digitaliApp e programmi digitali:

possono supportare attenzione e autoregolazione, soprattutto se inseriti in un percorso terapeutico guidato.
Sono strumenti promettenti, ma ancora da considerare come supporto e non come sostituzione della terapia.

🧠 Neurofeedback:

Permette di allenare l’attività cerebrale, ma le evidenze scientifiche sono ancora contrastanti: non è un trattamento di prima scelta, anche se può avere un ruolo complementare in alcuni casi.

⚡ Stimolazione cerebrale (tDCS, TMS):

Tecniche emergenti che agiscono sull’attività cerebrale. I risultati sono interessanti ma ancora sperimentali.

🏃‍♂️ Attività fisica e training cognitivi:

L’esercizio fisico, soprattutto se strutturato, può migliorare attenzione e autoregolazione, se associato a training cognitivi, in particolare nei più giovani.

✅Le innovazioni sono, quindi, promettenti, ma non sostituiscono gli interventi con maggiore evidenza scientifica.

Secondo le linee guida internazionali (NICE), il trattamento dell’ADHD resta basato su:

✔ psicoterapia e parent training;
✔ interventi educativi e scolastici
✔ eventuale supporto farmacologico se necessario.

Le nuove tecnologie possono essere utili, ma sempre come parte di un approccio integrato e personalizzato.

👉 Per approfondire, è possibile leggere l’articolo completo sul mio sito web:

www.barbaracalcinai.it

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Mindfulness e benessere organizzativo: coltivare presenza, regolazione e qualità delle relazioni al lavoroLa Mindfulness...
09/06/2026

Mindfulness e benessere organizzativo: coltivare presenza, regolazione e qualità delle relazioni al lavoro

La Mindfulness, nel contesto lavorativo è qualcosa di più di una tecnica di rilassamento: è un allenamento all’attenzione consapevole, che aiuta a riconoscere ciò che accade nel momento presente (pensieri, emozioni, tensioni corporee e dinamiche relazionali) senza reagire in modo automatico.

In ambienti di lavoro spesso caratterizzati da pressione, multitasking e richieste continue, questa competenza può diventare una risorsa preziosa.

I percorsi basati sulla Mindfulness possono contribuire a ridurre lo stress percepito, migliorare la capacità di concentrazione, sostenere la regolazione emotiva e favorire una comunicazione più consapevole.

Quando le persone imparano a fermarsi, osservare e rispondere con maggiore lucidità, anche il clima organizzativo può beneficiarne: si riducono, infatti, le reazioni impulsive, si rafforza l’ascolto e può aumentare la qualità delle relazioni professionali.

Naturalmente, la Mindfulness non è una soluzione magica e non può sostituire interventi necessari su carichi di lavoro, leadership, ruoli e processi organizzativi, può, però, rappresentare un supporto importante dentro una visione più ampia del benessere organizzativo, in cui la salute psicologica delle persone viene riconosciuta come parte integrante della qualità del lavoro e della sostenibilità dell’organizzazione.

Per questo, i percorsi più utili sono quelli strutturati, inseriti in un progetto coerente e rispettoso della cultura aziendale, non improvvisati né ridotti a pratiche estemporanee.

Prendersi cura del benessere organizzativo vuol dire creare condizioni in cui tutti possano sentirsi più presenti, più sostenuti e più in contatto con le proprie risorse.

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🎗️ EMDR e malattia oncologica: quando il trauma della diagnosi ha bisogno di essere elaborato👉Ricevere una diagnosi di t...
09/06/2026

🎗️ EMDR e malattia oncologica: quando il trauma della diagnosi ha bisogno di essere elaborato

👉Ricevere una diagnosi di tumore per molte persone rappresenta un evento profondamente traumatico, capace di generare paura, senso di vulnerabilità, ansia intensa e timore costante per il futuro.

Negli ultimi anni l'EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), una tecnica psicoterapica riconosciuta a livello internazionale per il trattamento dei traumi, sta suscitando un crescente interesse anche nell'ambito della psico-oncologia.

✅Le ricerche attualmente disponibili, sebbene ancora preliminari, suggeriscono che l'EMDR possa contribuire a ridurre il distress psicologico, i sintomi post-traumatici, l'ansia e i disturbi depressivi associati all'esperienza oncologica.

👉L'obiettivo è quello di aiutare la persona ad alleggerire il peso emotivo causato dalla patologia, favorendo allo stesso tempo un migliore adattamento alle sfide poste dal percorso di cura.

📖 Nel nuovo articolo del blog approfondisco cosa dice la ricerca scientifica e in quali situazioni l'EMDR potrebbe rappresentare una risorsa per i pazienti oncologici.

Vai su www.barbaracalcinai.it per leggere l'intero articolo

Per informazioni:

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Indirizzo

Via Del Ponte Di Mezzo 1
Florence
50127

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 19:00

Telefono

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