23/06/2026
Come proteggersi dal caldo secondo l'OMS
L’Organizzazione mondiale della sanità lancia un nuovo decalogo pratico per guidare i medici nella protezione della salute durante le ondate di calore. Ecco che cosa sapere per farsi trovare preparati
Editato da Benedetta Pagni UNIVADIS
L’aumento delle temperature estive e la frequenza sempre più elevata di ondate di calore rappresentano oggi una delle minacce più concrete per la salute pubblica in Europa – in Italia più che altrove – con ripercussioni drammatiche in termini di morbilità e mortalità.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha recentemente pubblicato la seconda edizione delle linee guida sui Heat–Health Action Plans(HHAP). L'obiettivo di questo documento è chiaro: fornire ai medici e ai professionisti sanitari gli strumenti pratici per proteggere i pazienti. Ne abbiamo parlato su Univadis Italia nell'articolo Il caldo uccide, in Italia più che nel resto d'Europa, analizzando il drammatico primato italiano di mortalità legata alle temperature estreme e l'urgente necessità di passare da una logica di emergenza a una di prevenzione strutturale.
I gruppi a rischio
Prima di esplorare le azioni preventive da intraprendere, è fondamentale inquadrare i gruppi a rischio. La vulnerabilità al caldo non è uguale per tutti, ma nasce dall'interazione tra sensibilità fisiologica, esposizione ambientale e capacità (o impossibilità) di proteggersi. I soggetti a cui bisogna prestare maggiore attenzione includono:
Anziani: l'invecchiamento compromette la termoregolazione e la percezione della sete. A questo si uniscono spesso multimorbilità, fragilità e polifarmacoterapia.
Neonati e bambini: hanno una termoregolazione ancora immatura, una maggiore superficie corporea rispetto al volume e dipendono totalmente da chi se ne prende cura.
Donne in gravidanza: i cambiamenti fisiologici (aumento del volume sanguigno, alterazioni ormonali e maggiori richieste metaboliche) riducono la tolleranza al calore, aumentando il rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita e complicazioni ostetriche.
Pazienti con patologie croniche: le malattie cardiovascolari, respiratorie, renali, neurologiche, psichiatriche e il diabete riducono drasticamente l'adattamento cardiovascolare e metabolico allo stress termico.
Persone con mobilità ristretta o deficit cognitivi: sono spesso incapaci di adottare autonomamente comportamenti protettivi o di riconoscere i segnali di pericolo.
Lavoratori all'aperto e sportivi: esposti direttamente al calore ambientale associato allo stress metabolico dell'attività fisica.
Soggetti socialmente svantaggiati: chi vive in isolamento sociale, in condizioni abitative inadeguate (le isole di calore urbane) o non può permettersi sistemi di raffreddamento è particolarmente esposto a esiti avversi.
Ingrandire
popolazioni a rischio caldo oms
La guida in dieci punti per il medico
1. Conoscere il contesto: il caldo è un’emergenza prevedibile e prevenibile
L’OMS invita i professionisti sanitari a considerare il caldo non più come un episodio eccezionale, ma come una nuova normalità nel quadro clinico del paziente fragile. “Molte delle morti legate al caldo sono clinicamente e socialmente prevenibili”, recita la Guidance. Il clima che cambia impone una revisione della routine clinica pre-estiva: strumenti diagnostici e liste di controllo vanno riadattati pensando alle condizioni aggravate dal caldo o dalla disidratazione. Il medico deve aggiornare costantemente la propria formazione sulle linee guida nazionali e internazionali, essere allertato su tempistiche e livelli di rischio segnalati dai sistemi di sorveglianza locali, riconoscere che una variazione anche modesta delle temperature può essere fatale nei pazienti fragili.
Azioni pratiche:
Iscriversi e consultare regolarmente le allerte meteo-sanitarie della propria ASL/regione.
Aggiornare il proprio staff sulle raccomandazioni stagionali e sulle novità OMS.
Raccogliere informazioni da pazienti e caregiver sulle condizioni domestiche e sugli ambienti di vita (tipologia della casa, presenza di aria condizionata, isolamento sociale ecc.).
2. Identificare chi è fragile prima dell’estate
La Guidance dell’OMS ribadisce che la protezione dei soggetti a rischio richiede una “mappatura proattiva” della fragilità e dell’esposizione. Questo significa riconoscere non solo i pazienti già noti come a rischio (anziani, cronici, bambini piccoli, donne in gravidanza), ma anche chi si trova – stabilmente o transitoriamente – in condizioni di aumento dell’esposizione o della vulnerabilità. L’OMS elenca le seguenti categorie principali:
Anziani (soprattutto over 75 anni, isolati socialmente o con comorbidità)
Pazienti cronici (con patologie cardiovascolari, respiratorie, neurologiche, psichiatriche, renali, diabete)
Bambini sotto i 5 anni e adolescenti impegnati in attività sportive o scolastiche
Persone con disabilità, deficit cognitivi o limitazioni motorie
Lavoratori edili, agricoli o comunque costretti a permanere all’aperto
Gravidanza e puerperio
Soggetti con storia di dipendenze o disturbi psichiatrici
Persone sole, migranti, senza fissa dimora
Azioni pratiche: utilizzare elenchi ospedalieri, dati della continuità assistenziale e strumenti digitali per creare liste dei pazienti a rischio e aggiornarle annualmente tra aprile e maggio.
Documentare nel diario clinico eventuali barriere socioambientali (mancanza di aria condizionata, mobilità ridotta, isolamento).
3. Revisione e ottimizzazione delle terapie farmacologiche pre-estive
Una delle indicazioni più pratiche e innovative dell’OMS riguarda la necessità di medication reviews pre-ondata di calore, da pianificare in primavera per tutti i pazienti fragili. I farmaci che interferiscono con la termoregolazione, il bilancio idro-elettrolitico o la funzionalità renale possono aumentare il rischio di disidratazione, sincope, eventi cardiovascolari e colpo di calore. Tra i principi attivi da monitorare: diuretici, ACE-inibitori/sartani, betabloccanti, anticolinergici, neurolettici, antidepressivi triciclici, antiparkinsoniani e antipsicotici.
Azioni pratiche:
Rivalutare i dosaggi dei diuretici e monitorare la funzione renale (creatinina, elettroliti).
Esplicitare ai pazienti e ai caregiver quando una sospensione o una riduzione della terapia è indicata in condizioni di disidratazione acuta.
Annotare in cartella i farmaci “a rischio caldo” con alert specifici nei gestionali.
4. Presa in carico continuativa
L’OMS evidenzia la necessità di una continuità assistenziale rafforzata nelle settimane calde, in particolare nei soggetti più complessi o isolati. La gestione multilivello del rischio punta a evitare che il paziente fragile si rechi in pronto soccorso solo quando già in quadro clinico avanzato. La telemedicina viene consigliata come strumento integrativo, non sostitutivo, per monitoraggio e counseling proattivo.
Azioni pratiche:
Programmare telefonate settimanali/due volte a settimana ai pazienti fragili nei giorni più caldi.
Coinvolgere assistenti sociali, volontari, parrocchie, farmacie di comunità per check-in quotidiani sugli over 75 e sugli anziani soli.
Informare e allenare il personale infermieristico e OSS a riconoscere precocemente sintomi di disidratazione o alterazione dello stato mentale durante visite domiciliari.
5. Educare i pazienti e i caregiver
Le linee guida OMS suggeriscono l’adozione di messaggi chiari e semplici per i pazienti, da trasmettere sia verbalmente sia per iscritto, che includano il riconoscimento dei sintomi precoci di stress termico e le regole base dell’autoprotezione.
Sintomi da spiegare:
Spossatezza, cefalea, debolezza muscolare
Confusione mentale, sonnolenza, perdita di equilibrio
Polso accelerato, respiro rapido, cute secca
Nausea, vomito, perdita di appetito
Minzione ridotta, urine concentrate
Azioni pratiche:
Consegnare ai pazienti (e alle badanti/caregiver) una scheda plastificata con sintomi precoci da caldo e numeri di emergenza.
Insegnare non solo che cosa fare (spostarsi subito in un luogo fresco, bere acqua, chiamare se sintomi non migliorano) ma anche che cosa evitare (alcolici nei giorni caldi, esposizione solare diretta).
Utilizzare il “public health message bank” OMS come base di modelli per locandine in sala d’attesa e studi medici.
6. Consigli personalizzati su idratazione e alimentazione
L’idoneità alla corretta idratazione è fondamentale: la Guidance OMS pone grande attenzione al fatto che molti anziani non percepiscono la sete, o la ignorano per timore dell’incontinenza o delle cadute recandosi in bagno. In estate devono aumentare l’introito di liquidi, anche attraverso alimenti idratanti. Nei pazienti con restrizioni (cardiopatia, renale) è essenziale il counseling specifico.
Azioni pratiche:
Raccomandare l’assunzione di 1,5-2 litri d’acqua al giorno (in assenza di controindicazioni), in piccole quantità e spesso, indipendentemente dalla sete.
Suggerire l’utilizzo di acqua, tè leggero, tisane fresche, centrifughe di frutta.
Consigliare frutta fresca, verdura, piatti leggeri e frazionati: evitare pasti molto abbondanti e ricchi di proteine animali e grassi.
Evitare alcol, energizzanti, bevande zuccherate o con elevata caffeina, che favoriscono la disidratazione.
7. Gestire e migliorare l’ambiente domestico del paziente
Molti decessi correlati al caldo avvengono all’interno dei domicili, soprattutto se situati a piani alti, poco ventilati o esposti a sud/ovest, senza sistemi di condizionamento. L’OMS invita il medico a dare indicazioni pratiche per ridurre l’esposizione indoor, evidenziando che, nei soggetti a rischio, la climatizzazione può essere prescritta “come un presidio medico”.
Azioni pratiche:
Consigliare di abbassare tapparelle e oscuranti durante il giorno.
Programmare l’apertura delle finestre solo nelle ore più fresche (notte, prima mattina).
Utilizzare ventilatori sotto i 35°C (se non presenti patologie respiratorie o croniche non compensate).
Dove necessario, aiutare i pazienti a essere inseriti nei progetti comunali di accesso a locali climatizzati.
Fornire la lista dei “cooling centres” vicini: biblioteche, centri anziani, centri commerciali, luoghi pubblici con aria condizionata disponibili anche come “rifugi temporanei” nei momenti di allerta.
8. Sorveglianza e gestione coordinata degli accessi in PS
La Guidance OMS suggerisce la collaborazione tra MMG, infermieri, farmacisti e pronto soccorso per creare una rete di rapido accesso, diagnosi e risposta soprattutto nei giorni di allerta. Il monitoraggio degli accessi, l’analisi in tempo reale dei dati di morbilità e la condivisione delle informazioni sono elementi fondamentali per prevenire il sovraccarico dei servizi.
Azioni pratiche:
Segnalare immediatamente al Dipartimento di Prevenzione o all’ASL eventuali cluster di sintomi compatibili con colpo di calore.
Collaborare a livello di medicina territoriale per la sorveglianza dei casi, con report quotidiani nel periodo di rischio.
Coordinare con il PS la priorità ai casi gravi e la presa in carico “al domicilio” di quadri lievi-medie entità.
9. Il medico come facilitatore di reti sanitarie e sociali
Il ruolo del medico secondo l’OMS non si esaurisce nella prescrizione terapeutica, ma si estende a quello di “facilitatore” di reti, sia sanitarie sia sociali. Le cure primarie devono potenziare e facilitare la connessione tra risorse formali (ASL, comune, volontariato) e informali (vicinato, parrocchie), specie durante i periodi ad alto rischio ondate di calore.
Azioni pratiche:
Fornire ai pazienti una lista aggiornata di numeri utili: telesoccorso, numeri ASL, farmacie aperte H24, trasporti sociali.
Favorire i check-in tra vicini e familiari, soprattutto nell’anziano solo, anche attraverso sistemi di chiamata programmata e monitoraggio remoto.
10. Formazione, simulazioni e aggiornamento
L’OMS raccomanda esercitazioni periodiche (simulazioni “table-top”, test dei piani di emergenza nelle strutture sanitarie, formazione continua) per essere pronti quando il sistema entra in “allerta caldo”. La conoscenza aggiornata degli HHAP e la verifica periodica delle procedure diventano anche elementi di responsabilità medico-legale.
Azioni pratiche:
Partecipare attivamente a percorsi di formazione sul rischio caldo realizzati dalla ASL o da ordini professionali.
Simulare scenari di colpo di calore e disidratazione grave in ambulatorio e nelle strutture di lungodegenza/RSA.
Aggiornare annualmente, in primavera, i protocolli di gestione e pianificazione interna ed esterna (ad esempio, piani di trasporto d’emergenza dei pazienti da RSA a PS in caso di black-out o guasti dei condizionatori).
Una riflessione per il futuro
Il messaggio finale contenuto nella Guidance è inequivocabile: prevenire le morti e le malattie da caldo è possibile solo se il medico diventa centro attivo di un modello dinamico, proattivo e trasversale, in cui la dimensione clinica si sposa indissolubilmente con quella sociale, educativa e organizzativa.
Le raccomandazioni OMS richiedono che tutti i medici – MMG, infermieri, specialisti, farmacisti, operatori di sanità pubblica – integrino nella propria pratica quotidiana attività di mapping del rischio, revisione terapeutica, comunicazione proattiva e presa in carico collaborativa della popolazione più esposta.
Non si tratta solo di reagire prontamente al sintomo o all’emergenza, ma di costruire una strategia sistemica, “a prova di futuro”, in grado di proteggere davvero le fasce deboli dai rischi sempre più gravi e frequenti associati alle ondate di calore.