Miosessuologo

Miosessuologo Siamo un'azienda specializzata in psicologia e sessuologia, composta da un team di psicologi, sessuologi e psicoterapeuti altamente qualificati.

La nostra missione è offrire un servizio terapeutico professionale, accessibile e riservato.

È importante distinguere l’ipersessualità da un desiderio semplicemente elevato. A rendere necessario un aiuto non è la ...
24/06/2026

È importante distinguere l’ipersessualità da un desiderio semplicemente elevato. A rendere necessario un aiuto non è la frequenza in sé, ma la sofferenza che accompagna quei comportamenti, la sensazione di non riuscire a fermarsi, il ripetersi di conseguenze negative o il fatto che la sessualità diventi l’unico linguaggio possibile per gestire ansia, vuoto, rabbia, noia o bisogno di conferma.

Affrontare questo tema con un professionista non significa essere “sbagliati”, privi di volontà o moralmente colpevoli. Significa concedersi uno spazio in cui comprendere che funzione ha quel comportamento, da che cosa protegge, che cosa cerca di placare e quali alternative possono essere costruite con maggiore consapevolezza.

Il desiderio non va demonizzato, ma ascoltato, e quando diventa ingestibile, non chiede di essere represso, ma di essere compreso, perché possa tornare a far parte della vita senza però dominarla. 💗

La sessuologa Emily Nagoski, nel suo Come as You Are, descrive questo fenomeno attraverso il modello del freno sessuale:...
23/06/2026

La sessuologa Emily Nagoski, nel suo Come as You Are, descrive questo fenomeno attraverso il modello del freno sessuale: la routine non accelera il desiderio, lo frena. Aggiunge prevedibilità dove il sistema nervoso cerca sorpresa e, quando il freno supera l’acceleratore, il desiderio si ritira, anche se il partner è lo stesso di sempre, anche se ci si vuole ancora bene.

Introdurre variazione non significa stravolgere tutto, ma significa piccoli spostamenti consapevoli: un orario diverso, un contesto nuovo, un tipo di contatto non ancora esplorato, una conversazione su qualcosa che non si è mai detto. La ricerca sulla soddisfazione sessuale nelle coppie a lungo termine mostra che quello che distingue le coppie che mantengono una vita sessuale soddisfacente non è la frequenza, ma la disponibilità a uscire dallo schema, anche con piccoli gesti.

C’è però una cosa che va va assolutamente sottolineata: la variazione non può essere unilaterale. Funziona solo se entrambi i partner sono presenti, curiosi, disposti, e questo richiede una conversazione, che per molte coppie è più difficile del sesso stesso. Parlare di cosa si vuole, cosa si vorrebbe provare, cosa non sta funzionando, è il vero atto erotico che manca. 💗

22/06/2026

La mancanza di desiderio sessuale non è un difetto! ❌

Chiunque abbia un’età compresa tra i venti e i quarant’anni ha quasi certamente assistito, almeno una volta, a quella pa...
22/06/2026

Chiunque abbia un’età compresa tra i venti e i quarant’anni ha quasi certamente assistito, almeno una volta, a quella particolare forma di nostalgia collettiva che emerge nei contesti conviviali: il confronto tra le relazioni di ieri e quelle di oggi, condotto con la sicurezza di chi non ha dubbi ma raramente i dati per sostenerli.

“Ai nostri tempi le coppie resistevano, oggi divorziano tutti e non si sposa più nessuno” è l’enunciato più ricorrente. Una sentenza pronunciata con la disinvoltura di chi ha trasformato l’impressione personale in verità sociologica, e che nasconde (spesso inconsapevolmente) un giudizio netto sulle generazioni più giovani:
incapaci di costruire, incapaci di restare.

Vale però la pena non liquidare l’osservazione troppo in fretta. Prima di archiviarlo come luogo comune, è lecito chiedersi se contenga un fondo di verità, e quale. I dati Istat, del resto, registrano una crescita costante di nuclei familiari composti da single e di convivenze non formalizzate; e uno sguardo anche superficiale alla realtà circostante conferma che i legami affettivi sembrano reggere con sempre maggiore difficoltà agli urti ordinari dell’esistenza.

La domanda, allora, si pone da sola: perché costruire una relazione duratura è diventato così complesso? Esiste davvero una discontinuità tra il modo in cui si amava ieri e il modo in cui si ama oggi, o stiamo semplicemente raccontando il presente con gli occhi del passato?

Cosa ne pensi? Scrivicelo nei commenti. 💗

Molte persone vedono i lubrificanti come un dettaglio marginale, ma in realtà possono fare una grande differenza nel viv...
19/06/2026

Molte persone vedono i lubrificanti come un dettaglio marginale, ma in realtà possono fare una grande differenza nel vivere l’intimità con più comfort e piacere. Non tutti sanno che ne esistono di diversi tipi e che non tutti sono compatibili con preservativi o s*x toys.

È importante sottolineare che usarli non significa “compensare” qualcosa che manca, ma prendersi cura del proprio corpo e amplificare il piacere, riducendo eventuali fastidi. E non sono utili solo nei rapporti penetrativi: possono accompagnare anche la masturbazione e il gioco di coppia, rendendo l’esperienza più fluida e piacevole.

Conoscevi già queste curiosità sui lubrificanti? 💗

Quando una relazione finisce, il cervello non vive la perdita come un evento soltanto emotivo, ma come una forma di dolo...
18/06/2026

Quando una relazione finisce, il cervello non vive la perdita come un evento soltanto emotivo, ma come una forma di dolore reale. Gli studi di neuroimaging mostrano che il rifiuto romantico attiva aree coinvolte anche nel dolore fisico, come la corteccia cingolata anteriore e l’insula, motivo per cui il mal d’amore può essere percepito come una sofferenza concreta e intensa.

Durante l’innamoramento, invece, i circuiti della ricompensa lavorano a pieno ritmo, con un forte coinvolgimento della dopamina: quando il legame si interrompe, questa dinamica va in crisi e il cervello reagisce quasi come in uno stato di astinenza, generando vuoto, bisogno di contatto e pensieri ossessivi. A questo si aggiunge l’aumento degli ormoni dello stress, che può tradursi in sintomi fisici come tensione muscolare, mal di testa, nausea, stanchezza e senso di oppressione.

Anche il rimuginio contribuisce a mantenere attivo lo stato di allarme, rendendo difficile concentrarsi o prendere decisioni. Il punto centrale, però, è che questa sofferenza non è una debolezza né un’esagerazione: è una risposta neurobiologica complessa, profondamente umana, che con il tempo e il giusto supporto può gradualmente riorganizzarsi. ❤️‍🩹

Decostruire questi luoghi comuni non serve soltanto a essere più corretti nel linguaggio. Serve a non costringere le per...
17/06/2026

Decostruire questi luoghi comuni non serve soltanto a essere più corretti nel linguaggio. Serve a non costringere le persone bisessuali a spiegarsi continuamente, a non trattare la loro identità come qualcosa da verificare, a non chiedere prove per concedere rispetto.

Forse il punto è proprio questo: nessuno dovrebbe dover semplificare la propria complessità per essere creduto. La bisessualità non ha bisogno di essere resa più comoda allo sguardo degli altri. Ha bisogno, semplicemente, di essere riconosciuta. 💗

Il consenso, in questo senso, non è una formalità da superare all’inizio, ma una comunicazione che continua. Può essere ...
17/06/2026

Il consenso, in questo senso, non è una formalità da superare all’inizio, ma una comunicazione che continua.

Può essere espresso, ritirato, riformulato; può cambiare con il tempo, con la relazione, con lo stato emotivo, con il modo in cui ci si sente in quel momento. Non rende il sesso meno spontaneo, ma più abitabile, perché permette al desiderio di esistere senza pressione.

Avere confini non significa essere freddi, difficili o poco coinvolti. Significa conoscersi abbastanza da non confondere l’intimità con l’adattamento continuo, la disponibilità con l’amore, il silenzio con il consenso. In una relazione sana, il limite dell’altro non viene vissuto come un rifiuto da combattere, ma come una verità da rispettare.

Forse la sessualità diventa davvero uno spazio libero proprio quando possiamo portarci dentro anche i nostri confini, sapendo che non ci rendono meno desiderabili, ma più presenti a noi stessi. 💗

Quella del film “Marriage Story” non è una lite nata in quel momento: è il risultato di mesi di pensieri taciuti, discor...
16/06/2026

Quella del film “Marriage Story” non è una lite nata in quel momento: è il risultato di mesi di pensieri taciuti, discorsi rimandati e bisogni emotivi non riconosciuti. Nella scena ciò che esplode non è un singolo evento, ma una lunga assenza di comunicazione autentica.

In psicologia clinica si parla spesso di cronicizzazione emotiva, cioè dell’accumulo progressivo di frustrazioni non espresse. Secondo i dati dell’Gottman Institute, oltre il 70% dei conflitti di coppia deriva da problemi comunicativi non affrontati nel tempo, non dalla gravità dell’episodio scatenante. Quando le conversazioni vengono evitate, le emozioni non spariscono: si spostano nel tempo, diventano più complesse e più difficili da gestire.

In sessuologia clinica, la mancanza di comunicazione aperta e continuativa è tra i fattori più fortemente associati a una riduzione della soddisfazione relazionale e sessuale. Ricerche pubblicate dall’American Psychological Association mostrano che coppie con livelli bassi di comunicazione emotiva riferiscono maggiore distanza percepita, livelli più elevati di stress e minore intimità.

Non parlare non evita il conflitto, ma semplicemente lo sposta. E quando questo arriva, lo fa in modo più forte, meno gestibile e spesso più doloroso. Imparare a comunicare nei momenti “piccoli” è ciò che spesso evita che i momenti “grandi” diventino irrecuperabili. 💗

Quando una persona decide di fare coming out con noi, non sta semplicemente comunicando un’informazione sulla propria id...
16/06/2026

Quando una persona decide di fare coming out con noi, non sta semplicemente comunicando un’informazione sulla propria identità o sul proprio orientamento, ma sta scegliendo di condividere una parte intima della propria storia, spesso dopo un percorso interiore fatto di domande, timori, desiderio di autenticità e bisogno di sentirsi al sicuro. Per questo, la prima forma di sostegno non consiste nel trovare subito le parole perfette, ma nel saper accogliere quella confidenza con rispetto, ascolto e presenza.

Una reazione affettuosa, calma e non giudicante è di grande valore. Frasi semplici come “grazie per avermelo detto”, “sono felice che tu ti sia sentita libera di parlarmene” o “per me non cambia il bene che ti voglio” possono restituire sicurezza senza trasformare il momento in un interrogatorio; al contrario, domande troppo invasive, commenti minimizzanti o risposte centrate sul proprio stupore rischiano di spostare l’attenzione dalla persona che si sta aprendo a chi ascolta.

Sostenere qualcuno significa anche rispettare i suoi tempi e i suoi confini: infatti, il coming out non è un evento unico e definitivo, ma un processo che può avvenire in modi diversi, con persone diverse e in momenti diversi. Nessuno dovrebbe essere spinto a raccontarsi prima di sentirsi pronto, né essere “svelato” ad altri senza consenso. La riservatezza, in questo senso, non è un dettaglio: è una forma concreta di protezione e di cura.

È importante, inoltre, non dare per scontato di sapere già cosa serva. Chiedere con delicatezza “come posso esserti vicino?” o “ci sono parole, nomi o pronomi che preferisci che io usi?” permette di offrire un supporto reale, invece di imporre una forma di aiuto non richiesta. Essere alleati significa anche informarsi, correggere eventuali pregiudizi, usare un linguaggio rispettoso e intervenire, quando possibile, di fronte a battute o atteggiamenti svalutanti. 💗

Indirizzo

Via Frà Paolo Sarpi, 7/A
Florence
50136

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