Marika Agirelli Counselor

Marika Agirelli Counselor Counselor Professionista REICO
N. 2109
(Ai sensi della L.4/2013)

📌Colloqui individuali
📍Forlì e online

"La gioia non è un'esperienza facile da sostenere."Prendo spunto dal film la vita di Gale, in cui dice: "una volta otten...
26/08/2026

"La gioia non è un'esperienza facile da sostenere."

Prendo spunto dal film la vita di Gale, in cui dice: "una volta ottenuto quello che desideriamo, non lo vogliamo piĂą..."
Ma è davvero così?

O stai performando nella finzione?
Quando nella performance c'è congruenza tra quello che faccio, sento, penso e dico in maniera allineata sto sempre performando ma in modo autentico, dunque non sono due concetti opposti, anzi... quando performo con un obiettivo autentico l'appagamento è profondo.

Diverso è quando si cerca di performare in modo finto.
Quindi comprendo che se si desidera, e si è idealizzato l'obiettivo e/o non si è in contatto con la realtà e la propria autenticità, una volta ottenuto ciò che desideriamo perde valore... e certo che perde valore, perché non sarà mai come quello che abbiamo idealizzato, ne stiamo appagando davvero un nostro bisogno se performiamo per accondiscendere o senza sapere cosa ci serve davvero, qual è davvero l'obiettivo autentico che appaga i nostri bisogni più profondi?

In realtà, invece, la parte che desidera autenticamente, resta nel "flow" e ottiene ed è capace di essere felice è essenzialmente la parte che sa abitare e sostare nella gioia, cosa non scontata affatto...

Felicità e soddisfazione sono emozioni che vanno sapute abitare. Non è facile se da piccoli ci hanno fatto percepire che la felicità era pericolosa perché disconnetteva dalle relazioni significative: metti che da bambina/o io trovavo qualcosa, ero felice perché riuscivo a scoprire, trovare, raggiungere quel qualcosa... un'autonomia, qualcosa di bello per me... e spontaneamente da bambini lo si mostra e condivide alla persona significativa di riferimento che è chiamata a validare l'emozione, se quella persona provava paura, invidia o si allontanava e quella gioia lì veniva repressa, non riconosciuta o riconosciuta come qualcosa di pericoloso perché nell'altro scatta il meccanismo 'se sei felice senza di me io allora non servo' o indifferenza e non di valore per l'altro, il bambino impara che non si può sentire né soddisfatto né felice piuttosto che perdere il legame.

Invece la gioia si può imparare ad abitare, a riconoscerla, a sentirla e a starci.

Nel gergo si chiama 'chiudere una gestalt' ovvero comprendere, vedere, accettare che c'è un bisogno da soddisfare quale che sia, scoprire qual è il proprio bisogno autentico, decidere come soddisfarlo possibilmente in maniera efficace, soddisfarlo e sentirne la gioia piena per fare spazio al vuoto in questo caso fertile che fa nascere nuovi significati, bisogni, vita.

Abbiate cura di voi❤️🌱

📌Fissa il tuo primo colloquio con me
Tel. e WA 3289535332
Mail [email protected]

Marika Agirelli
Counselor Professionista Reico
(Ai sensi della L.4/2013)

Una delle prime ricerche sociologiche sul counseling e la professione di counselor, pubblicata sul sito dell'universitĂ  ...
04/12/2024

Una delle prime ricerche sociologiche sul counseling e la professione di counselor, pubblicata sul sito dell'universitĂ  degli studi di Roma tre identifica e descrive fenologicamente la professione sul territorio italiano, una fotografia odierna su un panorama professionale presente da 40 anni nel nostro paese.

https://romatrepress.uniroma3.it/libro/la-cultura-del-counseling-e-il-counselor-reico-una-prima-ricerca-sociologica-sul-panorama-italiano/?fbclid=IwY2xjawG9cL9leHRuA2FlbQIxMQABHWkIM2LTIs_3e0jssfSSsRIhPQN-jXbi290W-kjKjJXlsBg68op7HZ0MTQ_aem_EgZ1BdlMDG017gVji_NLKg

Il volume presenta i risultati di una ricerca sociologica sui counselor. L’indagine ha permesso di esplorare un campo nuovo con una rilevazione che consente di ricavare una prima immagine della diversa rappresentazione sul territorio italiano del counseling, grazie alla collaborazione tra l’asso...

I caregiver (=chiunque si prenda cura di un bambino) sono chiamati a imparare a tollerare la propria frustrazione nei co...
22/10/2024

I caregiver (=chiunque si prenda cura di un bambino) sono chiamati a imparare a tollerare la propria frustrazione nei confronti del pianto dei bambini.

Sono gli adulti di riferimento che forniscono ai bambini la sicurezza, la protezione e insegnano a contenere la sofferenza, la paura e/o il disagio esercitati col pianto.
Prima però di imparare a contenere il pianto di un bambino dobbiamo fare i conti con la nostra sofferenza e frustrazione altrimenti rischiamo di agitarci e diventare per i bambini, invece che una fonte di sicurezza, una fonte di stress ulteriore.

La risposta negativa e irritata al pianto può minare il senso di sicurezza del bambino. Se il piccolo percepisce il caregiver come una fonte di stress piuttosto che di conforto, il legame di attaccamento*u potrebbe essere compromesso, influenzando lo sviluppo emotivo a lungo termine.

Anche i capricci sono inizialmente l'unico modo che hanno i bambini per comunicare il loro disagio rispetto a un'emozione che ancora non sanno comunicare diversamente ne gestire o un bisogno che non riescono a soddisfare. L'adulto è lì presente, non per punirli, ma per offrire un esempio e un modello positivo di gestione emotiva o di limite.

Abbiate cura di voi ❤️🌱

Indirizzo

Forlì
47122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Marika Agirelli Counselor pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrĂ  utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Marika Agirelli Counselor:

Scelte rapide

Condividi