Alice Biserna _ PetAli

Alice Biserna _ PetAli Pet therapy(IAA), coaching e crescita per., gruppi di sostegno, attività esperienziali, allena-mente.

Settembre sembra sempre chiederci di ripartire. Ma da dove?Settembre ha questa strana capacità di farci sentire che sia ...
02/09/2026

Settembre sembra sempre chiederci di ripartire. Ma da dove?
Settembre ha questa strana capacità di farci sentire che sia arrivato il momento di rimettere tutto in moto. Tornano gli impegni, gli orari, le cose lasciate in sospeso prima dell'estate e, quasi automaticamente, ricominciamo a riempire le giornate.

Eppure quest'anno mi viene da pensare che, prima di ripartire, potrebbe essere interessante fermarsi un momento a guardare cosa stiamo per rimettere dentro.

Perché non tutto ciò che facevamo prima della pausa deve necessariamente tornare nello stesso posto.

Ci sono abitudini che ci fanno bene e che magari abbiamo voglia di ritrovare. Altre che abbiamo lasciato andare per qualche settimana e ci siamo accorti che non ci mancavano affatto. Ci sono impegni che hanno ancora senso e altri che forse continuiamo a portarci dietro soltanto perché siamo abituati a farlo.

Non credo che settembre debba necessariamente essere il mese dei nuovi obiettivi, dei programmi perfetti o delle grandi ripartenze.

Potrebbe essere semplicemente un buon momento per guardare quello che c'è e scegliere un po' meglio cosa vogliamo riportare con noi.

Forse, prima di domandarci “Da cosa ricomincio?”, potremmo chiederci:
“Cosa voglio davvero che torni a occupare spazio nelle mie giornate?”

Alice 🌞

Durante un incontro può arrivare una consapevolezza importante. Possiamo riconoscere perché una situazione ci pesa, acco...
31/08/2026

Durante un incontro può arrivare una consapevolezza importante. Possiamo riconoscere perché una situazione ci pesa, accorgerci di un bisogno che abbiamo ignorato a lungo o vedere finalmente con più chiarezza qualcosa che continuavamo a ripetere.

Ed è prezioso.

Ma poi usciamo da quella stanza e torniamo nella nostra vita, dove ci sono le stesse persone, gli stessi impegni, le abitudini di sempre e tutte quelle situazioni nelle quali fare diversamente è molto più difficile che immaginarlo.

È una parte del lavoro che mi interessa moltissimo.

Non fermarci a ciò che abbiamo compreso, ma chiederci: adesso, cosa possiamo farcene?

A volte significa provare a dire una cosa che normalmente avremmo taciuto. Cambiare un piccolo comportamento. Osservare cosa succede quando mettiamo un confine. Concederci qualcosa che continuiamo a rimandare. Oppure fare un tentativo e scoprire che quella strada, per noi, non funziona.

Non cerco grandi cambiamenti da portare a casa dopo ogni incontro. Mi interessa molto di più che quello che emerge possa essere sperimentato nella vita reale, osservato e poi riportato dentro il percorso.

Perché è anche così che, poco alla volta, una consapevolezza smette di essere soltanto qualcosa che abbiamo capito e comincia a diventare qualcosa che sappiamo usare.

Alice 🌞

A guardarli da fuori, alcuni dei lavori che faccio sembrano avere pochissimo in comune.Ci sono giorni in cui entro in un...
26/08/2026

A guardarli da fuori, alcuni dei lavori che faccio sembrano avere pochissimo in comune.

Ci sono giorni in cui entro in una stanza piena di anziani e lavoriamo sulla memoria, sulle parole, sui ricordi. Altri in cui incontro ragazzi, caregiver, persone con disabilità o conduco un gruppo. Altri ancora in cui entro in un'aula e lavoro con adulti su competenze che riguardano il modo di comunicare, organizzarsi o stare nelle relazioni.

Cambiano le età, i contesti, gli strumenti e naturalmente cambiano gli obiettivi.

Eppure c'è qualcosa che continuo a ritrovare.

Prima dell'attività, dell'esercizio o dell'argomento che abbiamo deciso di affrontare, c'è sempre una persona che sta cercando di stare un po' meglio dentro alla propria vita, alle proprie possibilità e al momento che sta attraversando.

Ed è forse questo il filo che, nel tempo, ho riconosciuto anche nel mio lavoro.

Non è fare la stessa cosa con persone diverse. È imparare ogni volta a cambiare linguaggio, strumenti e modo di stare nella relazione senza perdere di vista la persona che ho davanti.

Forse è proprio per questo che mondi apparentemente così lontani, per me, non lo sono mai stati davvero

Alice 🌞

Quante cose continuiamo a fare semplicemente perché, a un certo punto, abbiamo iniziato a farle?Non parlo necessariament...
24/08/2026

Quante cose continuiamo a fare semplicemente perché, a un certo punto, abbiamo iniziato a farle?

Non parlo necessariamente delle grandi scelte. Penso soprattutto a quelle piccole abitudini che entrano nelle nostre giornate e, senza che ce ne accorgiamo, diventano parte del modo in cui viviamo. Un impegno che continuiamo a prendere, una disponibilità che diamo quasi automaticamente, un modo di organizzare il nostro tempo, persino alcune persone o situazioni alle quali continuiamo a fare spazio.

Non significa che siano sbagliate. Magari per molto tempo ci hanno fatto bene, ci sono state utili o erano esattamente quello di cui avevamo bisogno.

Ma noi, nel frattempo, cambiamo.

E forse ogni tanto vale la pena tornare a guardare anche ciò che funziona apparentemente bene e domandarsi: lo sceglierei ancora oggi?

Non necessariamente per cambiare qualcosa,
anche solo per sapere che quella che sto vivendo è ancora una scelta e non soltanto qualcosa che ho smesso di mettere in discussione.

Alice🌞

Non serve stare male per iniziare a stare meglio.È forse una delle cose che vorrei riuscire a raccontare meglio del mio ...
21/08/2026

Non serve stare male per iniziare a stare meglio.

È forse una delle cose che vorrei riuscire a raccontare meglio del mio lavoro.

Le persone non arrivano sempre perché stanno attraversando un momento particolarmente difficile. A volte la vita funziona, almeno apparentemente, ma qualcosa ha iniziato a stare stretto: una relazione che non fa più stare bene, un equilibrio che è cambiato, la difficoltà di mettere dei confini, un modo di vivere le giornate nel quale non ci si riconosce più.

Altre volte c’è semplicemente il desiderio di conoscersi meglio, cambiare qualcosa o capire quale direzione prendere.

Ed è anche da qui che può iniziare un percorso.

Partiamo da ciò che sta succedendo oggi e proviamo a guardarlo nella sua interezza: quello che senti, quello che pensi, ciò che il corpo sta mostrando, le relazioni che vivi e quello che concretamente accade nelle tue giornate.

Comprendere è importante, ma per me non finisce lì.

Quello che emerge durante un incontro deve poter trovare, poco alla volta, uno spazio anche fuori da quella stanza. Può diventare una scelta diversa, un confine che prima non riuscivi a mettere, un’abitudine da cambiare, qualcosa da sperimentare o semplicemente un modo nuovo di osservare ciò che stai vivendo.

È qui che ritrovo una parte importante del mio lavoro: prevenire significa anche accorgersi prima. Non aspettare necessariamente che qualcosa diventi troppo grande per iniziare a occuparsene.

E quando il bisogno è diverso, può entrare un altro professionista e il percorso può continuare insieme, oppure prendere un’altra direzione.

Essere una consulente emozionale e relazionale, per me, significa stare proprio in questo spazio: aiutare una persona a comprendere meglio ciò che sta vivendo, riconoscere le risorse che possiede e trasformare quella consapevolezza in qualcosa che possa esserle utile nella vita di tutti i giorni💖

Alice ☀️

Non cercavo un altro ruolo. Cercavo il mio modo di lavorare.Quando ho iniziato a studiare psicologia non sapevo ancora d...
19/08/2026

Non cercavo un altro ruolo.
Cercavo il mio modo di lavorare.

Quando ho iniziato a studiare psicologia non sapevo ancora dove mi avrebbe portata. Sapevo però perché avevo iniziato: dopo tanti anni trascorsi come infermiera accanto alle persone, sentivo il bisogno di comprendere meglio tutto quello che il corpo, da solo, non riusciva a raccontarmi.

Con il tempo avrei potuto seguire una strada già definita, ma mi sono resa conto che non era quello che stavo cercando.

Non volevo lasciare indietro ciò che avevo imparato negli anni precedenti per entrare semplicemente in un nuovo ruolo. Volevo continuare a tenere insieme quello sguardo sul corpo, l’attenzione alle emozioni e alle relazioni, ma anche la possibilità di lavorare sul presente, sulle risorse e sui passi concreti che una persona può iniziare a fare nella propria vita.

E soprattutto volevo poterlo fare anche accanto ad altri professionisti, entrando e uscendo dai percorsi a seconda di ciò che può essere più utile alla persona in quel momento.

È stata questa consapevolezza, maturata poco alla volta, a orientare la mia scelta professionale.

Non scegliere una strada già tracciata, ma provare a costruirne una capace di tenere insieme le diverse parti del mio percorso e, soprattutto, le diverse parti della persona che avevo davanti.

È da lì che, nel tempo, ha iniziato a prendere forma il lavoro che faccio oggi❤️

Alice☀️

Quando sei la persona che tiene insieme ogni cosa, gli altri finiscono per abituarsi al fatto che tu ci riesca.Più mostr...
17/08/2026

Quando sei la persona che tiene insieme ogni cosa, gli altri finiscono per abituarsi al fatto che tu ci riesca.

Più mostri di saper organizzare, ricordare e trovare soluzioni, meno si vede quanta fatica ti costa continuare a farlo. Non necessariamente perché a chi ti sta accanto non importi, ma perché la tua presenza è diventata una certezza: sei tu quella o quello a cui chiedere, quella che sa, quella che in qualche modo troverà una soluzione.

Anche dire “Se hai bisogno, chiedi” può non essere sufficiente. Significa lasciare ancora a te il compito di riconoscere ciò che serve, trovare le parole per domandarlo e indicare agli altri cosa fare. E quando sei già stanca, anche organizzare l’aiuto può diventare un peso in più.

A volte sostenere davvero significa avvicinarsi con una proposta concreta:
“Questa settimana a questo penso io.”

Perché chi si prende cura non ha bisogno di sentirsi ricordare che dovrebbe trovare del tempo per sé, ha bisogno di non essere sempre l’unica persona a sapere cosa c’è da fare.

Alice 🌞

Poi, quasi senza accorgersene, ognuno comincia a occupare un posto che non coincide più soltanto con la propria posizion...
14/08/2026

Poi, quasi senza accorgersene, ognuno comincia a occupare un posto che non coincide più soltanto con la propria posizione.
C’è chi prende la parola appena arriva un silenzio, chi fa una battuta quando l’emozione diventa troppo vicina, chi si accorge subito delle difficoltà degli altri e chi cerca di passare inosservato.

All’inizio questi modi di stare nel gruppo sembrano semplicemente parte del carattere, con il tempo, però, iniziano a raccontare qualcosa in più.

Raccontano le posizioni che conosciamo meglio, quelle nelle quali ci sentiamo più sicuri e che spesso portiamo anche fuori da quel luogo.
Per questo, mentre conduco un gruppo, non ascolto soltanto ciò che viene detto: osservo anche chi si prende spazio, chi lo lascia sempre agli altri, chi prova a proteggere tutti e chi sembra chiedere il permesso prima ancora di parlare.

Poi, incontro dopo incontro, qualche posizione comincia a muoversi,
ed è spesso lì che il gruppo diventa qualcosa di più di un insieme di persone 💞

Alice🌞

Quando tutto sembra confuso, la tentazione è trovare subito una risposta.Io preferisco capire da dove abbia davvero sens...
12/08/2026

Quando tutto sembra confuso, la tentazione è trovare subito una risposta.

Io preferisco capire da dove abbia davvero senso iniziare…
Perché è da lì che ogni percorso prende forma 💖

Alice 🌞

C'è una domanda che il corpo, da solo, non riusciva più a spiegarmi.Per anni il mio lavoro mi ha portata ad osservare le...
10/08/2026

C'è una domanda che il corpo, da solo, non riusciva più a spiegarmi.
Per anni il mio lavoro mi ha portata ad osservare le persone molto da vicino.
Vedevo il corpo cambiare, vedevo la malattia, il dolore, la stanchezza...
Ma vedevo anche qualcosa che non riuscivo a spiegare fino in fondo.

Perché due persone che vivevano situazioni molto simili le affrontavano in modi così diversi?
Perché qualcuno riusciva a trovare una forza che sembrava impossibile, mentre qualcun altro si sentiva sopraffatto?
Perché, a volte, un sintomo sembrava raccontare molto più di quello che vedevo davanti ai miei occhi?

Erano domande che tornavano spesso.

Non perché mancassero risposte, ma perché sentivo che, per comprendere davvero una persona, osservare il corpo non bastava.

È stata quella curiosità a portarmi verso lo studio della psicologia, non per allontanarmi da ciò che avevo imparato come infermiera,
ma per continuare a guardare la stessa persona con uno sguardo ancora più ampio.

Gli studi non hanno sostituito quello che avevo imparato, mi hanno aiutata a dare un significato a tante cose che avevo iniziato a osservare anni prima.
Da allora continuo a studiare, a osservare e a farmi domande. Perché è proprio da quella curiosità che, ancora oggi, prende forma il mio modo di lavorare.

Perché ogni volta che incontro una persona, continuo a vedere il corpo, ma non riesco più a fermarmi lì.

Alice 🌞

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