14/06/2026
Che il 2020 sarebbe stato un anno di 💩 l’ho capito prima ancora che arrivasse il covid.
È iniziato tutto a gennaio, quando nello studio è entrato lui nello: 72 anni, occhiale fumé e un atteggiamento così viscido da rendere l’aria umida.
Capita spesso (purtroppo) che alle professioniste sanitarie venga sottratta la propria autorevolezza. Se un uomo è “il Dottore”, la sua collega diventa magicamente “la signorina”. Al camice maschile si dà ascolto e rispetto; a quello femminile si riservano battutine e allusioni.
Lui ha superato il limite senza nemmeno bisogno di fare battute. Quella sensazione di viscido mi si è attaccata addosso e ci è rimasta per giorni.
In quel momento, per reazione e per protezione, ho detto basta: ho chiuso la mia vecchia pagina Instagram e ho deciso che avrei trattato solo donne. Avevo bisogno di un posto sicuro, di un ambiente protetto.
C’è voluto del tempo. Sono arrivati i “rimproveri” di storici pazienti uomini che si sono sentiti esclusi, che mi hanno ricordato che un singolo soggetto uscito male non definisce un intero genere e che anche loro avevano bisogno di me.
Quei rimproveri, fatti con affetto, mi hanno fatto riflettere. Mi hanno aiutata a capire che non dovevo chiudere fuori il mondo per proteggermi, ma che dovevo semplicemente imparare a tracciare confini più evidenti.
Oggi nel mio studio sono tornati anche gli uomini. Ma io non sono più la stessa di prima. Quella linea di confine oggi è ben visibile, la mia professionalità non è più negoziabile.. solo l’empatia è rimasta la stessa per tuttə.
Questa pagina è nata proprio in quel momento di transizione, quando ho dovuto ricostruire la mia identità professionale da zero. Ed è per questo che si chiama la_riabilitazione_al_femminile
A te è mai capitato di dover chiudere una porta per capire come riaprirla alle tue condizioni?
Al mio posto cosa avresti fatto?
Ti leggo nei commenti ⤵️