03/06/2026
🧠 Cosa si muove in noi quando un bambino si irrigidisce?
Nella pratica psicomotoria, il dialogo tonico ci insegna che l'iperattività o il blocco di un bambino non sono semplici capricci, ma una vera e propria comunicazione corporea.
C'è però un fattore cruciale che tendiamo a dimenticare: la nostra eco corporea.
Quando un bambino porta in seduta un trauma o una memoria perinatale profonda, il nostro corpo non resta a guardare. Se dentro di noi vibrano ferite irrisolte, nodi legati alla nostra nascita o dinamiche familiari mai digerite, scatta una difesa automatica. Senza rendercene conto, ci blindiamo. Smettiamo di ascoltare l'altro pur di proteggere noi stessi.
Cosa accade nel nostro organismo quando un bambino va in crisi o si contrae?
La risposta immediata: Il nostro sistema nervoso si sintonizza all'istante. Il cuore accelera, il respiro si accorcia, i muscoli si tendono. È l'empatia corporea in azione.
Il blocco: Se quel disagio va a risvegliare una nostra vecchia memoria sommersa – come un senso di impotenza ancestrale, una paura d'abbandono o tensioni d'infanzia – il sistema va in tilt.
La reazione: Per non rivivere quel vecchio dolore, il nostro corpo si fa corazza (diventiamo rigidi, distanti) oppure si svuota (perdiamo la presenza e la centratura).
In quell'esatto momento, il filo invisibile che ci lega al bambino si spezza. E i bambini, che hanno radar sensibilissimi, avvertono subito questo muro o questo smarrimento, ritrovandosi improvvisamente soli con il loro peso emotivo.
Andare a ritroso, esplorare le proprie impronte di nascita e i propri vissuti non è un esercizio di stile: è il pilastro della responsabilità professionale. Solo liberando il nostro corpo dai vecchi blocchi possiamo trasformarlo in un porto sicuro, capace di accogliere l'impatto emotivo dell'altro senza il bisogno di erigere barriere.