06/05/2026
Un nutrizionista che lavora con le persone affette da un disturbo alimentare deve imparare ad andare oltre gli schemi, i calcoli, i numeri e i nutrienti. Se non lo fa, verrà inevitabilmente risucchiato nel vortice dei meccanismi disfunzionali tipici del disturbo.
Ed è per questo che deve imparare ad aprirsi, ad accogliere e ad utilizzare altre parti di sé e del suo lavoro come ad esempio stare in relazione con il paziente, validare la sua storia e le sue emozioni, saperle collegare al suo comportamento alimentare, al suo vissuto, alla sua visione del mondo, al suo modo di pe(n)sare e di funzionare
Deve imparare ad aiutare il paziente a conoscere e a comprendere meglio se stesso in relazione al suo rapporto con il cibo, il peso e il corpo.
Deve imparare a valorizzare la persona, a prescindere dai chili di peso del suo corpo.
Deve imparare ad accogliere l'ambivalenza, le paure e le contraddizioni dei pazienti ed accompagnarli per mano, lavorando sulla pazienza, sulla gentilezza e sulla motivazione al cambiamento esplorando con la persona nuove possibilità di funzionamento e nuovi spiragli di luce.
Deve imparare a non mettersi davanti o al di sopra del paziente ma a mettersi giusto al lato per consentirgli di avere tutta lo spazio di cui ha bisogno per costruirsi il suo pezzo di mondo in piena autonomia.
Deve imparare a vedere risorse, strade diverse e nuove possibilità lì dove sembrano esserci solo nuvole, tempeste e sfiducia.
Un nutrizionista che ha scelto di occuparsi delle persone con un disturbo alimentare deve avere non solo la consapevolezza che avrà bisogno di multiple conoscenze terapeutiche ma soprattutto che avrà bisogno di multiple conoscenze di se stesso come persona per poter utilizzare se stesso come strumento all'interno della cura.
Associazione ADEPO - Cava dei Tirreni- SA