21/07/2026
Qualche mattina fa sono andata a fare una passeggiata al fresco della Villa Comunale...
Avevo bisogno di sentire la terra sotto i piedi e poi di distendermi sotto un albero, cercando di stare il più possibile in presenza, lontano dai pensieri ingombranti.
Durante la passeggiata ho incrociato alcune persone anziane sedute sulle panchine. In particolare ho notato un signore con il capo chino sul suo cellulare e gli occhi chiusi. In quel tratto di viale non c'era nessun altro a parte me. Allora ho pensato di avvicinarmi per accertarmi che stesse solo dormendo e che non si trattasse invece di un malore.
Per fortuna era tutto a posto... il "nonnino" si era solo appisolato.
Continuo a camminare ancora un po' e poi raggiungo un grosso albero in mezzo al prato. Tiro fuori dallo zaino il mio telo da trekking e lo stendo a terra sotto la sua chioma rinfrescante.
Mi siedo e cerco di lasciare andare la mente. Ma vengo subito distratta dal pianto di un uomo che era anche lui seduto nel prato, non molto distante da me. Lo osservo per un po' da lontano per capire se avesse bisogno di aiuto...
"In fondo" – penso – "fino a poco fa era tranquillo... Forse ha solo letto un messaggio sul cellulare che lo ha turbato."
E mentre continuo a chiedermi se sia il caso di intervenire oppure no, gli squilla il cellulare. Lui risponde. Sento che la voce è piuttosto calma. Riattacca. Poi si alza, raccoglie le sue cose e va via.
A quel punto capisco che non era necessario il mio aiuto. E questo mi fa riflettere sul fatto che molto spesso, d'istinto, tendo a identificarmi nel ruolo della "salvatrice del mondo".
"Ecco" – penso – "ci sono ricaduta ancora una volta!... Comunque sia, questa volta sono contenta di aver avuto la freddezza di attendere, prima di precipitarmi ad aiutare."
Mentre rifletto su quanto mi è appena accaduto, riprendo a camminare. Dopo qualche giro lungo il viale affianco una coppia di amici, o forse colleghi di lavoro, che stanno parlando di occasioni perdute con le donne e del desiderio di mettere su famiglia.
Accelerando il passo li supero e mi viene subito da sorridere...
Penso: "...anche loro hanno lo stesso cruccio di noi donne... Ma se solo potessimo confrontarci liberamente, senza giudizi né pregiudizi, forse saremmo tutti un po' più felici in questo mondo."
Insomma, il mio intento di meditazione non è proprio andato come lo avevo immaginato... ma, in fondo, chi decide qual è il modo più giusto di meditare?
Se la meditazione serve a creare spazio dentro di noi per accogliere intuizioni e risposte a domande che ci accompagnano da tempo, direi che posso ritenermi soddisfatta.
Semplicemente, questa volta l'Universo mi ha inviato i suoi messaggi attraverso l'incontro con altre persone.
Il soffione che vedete nella foto l'ho raccolto mentre ero seduta sul prato. E credo che anche il suo incontro non sia stato casuale.
Il soffione, o dente di leone, rappresenta la trasformazione del fiore del tarassaco dopo l'impollinazione. Da un piccolo sole giallo intenso nasce una sfera leggera, capace di affidare i suoi semi al vento perché possano trovare nuova terra in cui germogliare.
In quel momento ho sentito che quel fiore stava parlando anche a me.
Mi ha ricordato l'alchimia, non quella fatta di formule misteriose, ma quella interiore: la capacità di trasformare un impulso in consapevolezza, una reazione in presenza, il desiderio di "salvare" qualcuno nella fiducia che ognuno possa trovare da solo il proprio cammino.
Forse è proprio questa la trasformazione che, quel giorno, ero venuta a cercare.
Grazie 🙏🏼
Pina🦋