16/10/2026
Sempre i GRANDI BLUFF....
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CAREGIVER 2026: BENVENUTI AL GIOCO DELL’OCA DEL GOVERNO MELONI. ARRIVI ALLA FINE? LA FREGATURA È SERVITA!
Il Governo Meloni ha deciso di trasformare la vita delle famiglie che assistono una persona con disabilità in una gigantesca partita al Gioco dell'Oca.
Tiri il dado, avanzi di casella in casella, superi gli ostacoli. Ma attenzione: basta una risposta sbagliata e torni alla partenza.
Solo che qui non siamo davanti a un gioco da tavolo. Qui ci sono persone vere, famiglie vere, sacrifici veri.
E il premio? Fino a 400 euro al mese. Ma soltanto se riesci ad arrivare all'ultima casella.
PRIMA CASELLA: SEI ABBASTANZA POVERO?
Hai un ISEE superiore a 25.000 euro? Torni alla partenza. E già sopra i 15.000 euro il contributo si riduce progressivamente.
SECONDA CASELLA: HAI OSATO LAVORARE?
Guadagni più di 3.000 euro lordi all'anno? Fuori dal gioco. Perché evidentemente un genitore che cerca di lavorare e contemporaneamente assiste un figlio con disabilità è troppo ricco per essere aiutato.
TERZA CASELLA: ASSISTI ABBASTANZA?
Devi arrivare ad almeno 91 ore di assistenza settimanali, convivendo con la persona di cui ti prendi cura. Meno di così? Niente contributo economico.
QUARTA CASELLA: HAI RINUNCIATO ALLA TUA VITA?
Al lavoro, alla carriera, alle opportunità, spesso ai contributi pensionistici. Alle vacanze, al riposo, a una vita sociale normale.
ULTIMA CASELLA: SEI ARRIVATO AL TRAGUARDO!
Complimenti, hai vinto!
PREMIO MASSIMO: 400 EURO AL MESE. NON GARANTITI A TUTTI. E NEPPURE PAGATI MENSILMENTE!
E attenzione: parliamo di un disegno di legge approvato ieri soltanto alla Camera. Il provvedimento deve ancora completare il suo percorso parlamentare e il contributo è previsto dal 2027.
MA LA FREGATURA NON FINISCE QUI.
Mentre si annunciano sostegni alle famiglie, i territori fanno i conti con risorse insufficienti, riduzioni degli stanziamenti e trasferimenti statali in ritardo.
Nel 2026 la dotazione complessiva del Fondo per le non autosufficienze scende di quasi 48 milioni di euro rispetto al 2025.
E c'è un dato ancora più grave: secondo quanto denunciato dalla Conferenza delle Regioni, le Regioni hanno già dovuto anticipare circa UN MILIARDO DI EURO per sopperire ai ritardi dei finanziamenti statali e garantire la continuità degli interventi.
Un miliardo!
Risorse che le Regioni sono costrette a mettere a disposizione per evitare che si fermino i servizi territoriali, gli interventi assistenziali e il sostegno alle persone non autosufficienti.
E chi rischia di pagare il prezzo più alto? I Comuni, che devono garantire i servizi quotidiani, e soprattutto le persone con disabilità e le loro famiglie.
Perché un servizio che si interrompe non è una pratica amministrativa. È una persona che resta senza assistenza. È una famiglia che viene lasciata sola.
Parlo da padre, da persona che da vent'anni lavora nel mondo della disabilità e da rappresentante delle istituzioni.
Sono stanco di vedere il lavoro di cura trattato come una concessione economica da elemosinare.
Sono stanco di vedere le famiglie costrette a dimostrare quanto sono povere, quanto sono esauste e quanto hanno sacrificato prima di essere considerate meritevoli di un sostegno.
Sono stanco di una politica che annuncia nuovi diritti senza garantire con la stessa determinazione i servizi necessari per esercitarli.
È proprio per questo che in Campania ho presentato una proposta di legge regionale per il riconoscimento, la valorizzazione e la tutela del caregiver familiare, il cui iter è già stato avviato in Commissione Politiche Sociali.
Stiamo lavorando, insieme all'assessore Andrea Morniroli, per costruire una legge che riconosca finalmente il caregiver non soltanto per l'assistenza che garantisce, ma come persona, con una propria salute, una vita lavorativa e sociale e il diritto a non essere lasciata sola. Non vogliamo limitarci a riconoscere il valore del lavoro di cura: vogliamo costruire strumenti concreti di sostegno e tutela per chi ogni giorno si prende cura degli altri.
Perché il lavoro di cura non è un gioco dell'oca.
Non si può chiedere a una madre di rinunciare al lavoro per assistere suo figlio e poi premiarla con un massimo di 400 euro. Non si può parlare di dignità mentre si lascia una famiglia a scegliere tra lavorare e avere un sostegno.
E non si può continuare a scaricare su Regioni e Comuni la responsabilità di tenere in piedi il welfare territoriale quando i finanziamenti arrivano in ritardo.
Al Governo Meloni chiedo una cosa molto semplice: basta annunci. Servono diritti esigibili, servizi finanziati, sostegni adeguati, tutele lavorative e previdenziali.
Perché la disabilità non è una lotteria. E le famiglie non devono vincere una gara di povertà per vedersi riconoscere un diritto.
LA VERA FREGATURA È CHIAMARE CONQUISTA QUELLO CHE, PER TROPPE FAMIGLIE, RESTA SOLTANTO UN AIUTO INSUFFICIENTE.
E su questo non possiamo e non dobbiamo restare in silenzio.