24/08/2026
I nostri figli ascoltano come parliamo del nostro corpo.
In un gruppo Facebook di confronto tra genitori di adolescenti, ieri una mamma chiedeva aiuto perché vedeva sua figlia sempre più preoccupata e insoddisfatta del proprio corpo.
Leggendo le sue parole, mi è tornato in mente un post che avevo scritto un po 'di tempo fa.
Quando parliamo del rapporto che gli adolescenti costruiscono con il proprio corpo, c’è un aspetto sul quale vale la pena riflettere.
Mamme e papà, lo sapevate che anche il modo in cui parlate del vostro corpo può influenzare la mente e i pensieri dei vostri figli?
Non sono soltanto i commenti rivolti direttamente a loro a lasciare un segno. Anche frasi apparentemente innocue come:
“Devo assolutamente dimagrire”
“Con questa pancia non posso vestirmi così”
“Ho mangiato troppo, domani devo rimediare”
“Questo cibo fa ingrassare”
possono trasmettere, giorno dopo giorno, un messaggio implicito: che il valore di una persona dipenda anche dalla forma del suo corpo e che mangiare richieda continuamente controllo, giudizio e compensazione.
Le ricerche suggeriscono che l’insoddisfazione corporea dei genitori, i discorsi frequenti sul peso e sulle diete e i commenti sull’aspetto fisico possano contribuire allo sviluppo di una maggiore preoccupazione per il corpo nei figli. Questa influenza sembra essere particolarmente rilevante nel rapporto tra madri e figlie.
Possiamo dire a una ragazza che è bella e che non dovrebbe preoccuparsi del giudizio degli altri. Ma se poi ci osserva criticare continuamente il nostro corpo davanti allo specchio, il messaggio che riceve può essere molto diverso dalle nostre parole.
I ragazzi imparano anche guardandoci.
Questo non significa che un genitore debba amare ogni giorno ogni parte del proprio corpo o fingere una sicurezza che non sente. Significa provare a evitare che peso, taglia e aspetto diventino il centro costante dei discorsi familiari.
Possiamo spostare l’attenzione:
dal peso alla salute;
dalle calorie all’energia e al nutrimento;
dai cibi “buoni” o “cattivi” a un’alimentazione varia e flessibile;
dall’aspetto a ciò che il corpo permette di fare, sentire e vivere.
E soprattutto possiamo insegnare ai nostri figli, maschi e femmine, che una persona non si misura attraverso una bilancia, una taglia o un’immagine riflessa nello specchio.
Anche il nostro modo di parlare di noi stessi può diventare una forma di educazione.
Non servono parole perfette: servono consapevolezza, ascolto e la disponibilità a cambiare, insieme.
Se la preoccupazione per il corpo diventa molto intensa, condiziona l’alimentazione, l’umore, la vita sociale o porta a controlli e restrizioni continui, è importante non minimizzarla e chiedere il supporto di professionisti (psicologo e nutrizionista).
Dott.ssa Francesca Argellati
Biologa nutrizionista
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