17/06/2026
Uno degli argomenti più discussi negli ultimi tempi è sicuramente quello dei costi dell'alimentazione: quanto spendiamo davvero per mangiare?
L'ultima rilevazione ufficiale ISTAT sulla spesa delle famiglie, relativa al 2024 e pubblicata nell'ottobre 2025, indica una spesa media di circa 532 € al mese per alimentari e bevande analcoliche, riferita a una famiglia composta mediamente da 2-3 persone.
Ma quanto questi dati si avvicinano alla realtà? A giudicare da ciò che leggo spesso online, sembrerebbe poco. Facendo qualche ricerca, emergono infatti valori orientativi di questo tipo:
Single: 180-300 €
Coppia: 350-600 €
Famiglia di 3-4 persone: 500-900 €
Famiglia particolarmente attenta alla qualità (molti prodotti freschi, pesce, carne, biologico): 700-1.200 € o più
Ovviamente si tratta di stime molto variabili, che dipendono dalle abitudini alimentari, dalla zona geografica e dalle scelte individuali.
Un altro concetto spesso espresso è che mangiare sano, o seguire un modello alimentare mediterraneo, costi necessariamente di più. Ma è davvero così?
Forse, almeno in parte, meno di quanto si creda. Seguire un modello alimentare prevalentemente vegetale, come suggerito dalle principali linee guida internazionali, comporta generalmente una riduzione del consumo di carne, in particolare di quella rossa, che viene consumata in quantità mediamente superiori a quelle raccomandate e che presenta spesso costi più elevati rispetto ad altre fonti proteiche.
I legumi, ad esempio, rappresentano una scelta decisamente più economica, anche quando si acquistano già cotti e confezionati. Quelli secchi hanno generalmente costi molto contenuti e permettono di preparare numerosi pasti a fronte di una spesa ridotta.
Un discorso leggermente diverso riguarda il pesce, che effettivamente tende ad avere un costo medio più elevato. Tuttavia la variabilità di prezzo è enorme: si passa da specie meno richieste e più economiche, come alici e altri piccoli pesci azzurri, a prodotti ben più costosi come salmone e tonno.
A questo proposito vale la pena ricordare che i prodotti surgelati vengono spesso sottovalutati. Pur non essendo sempre più economici, in molti casi rappresentano una valida alternativa sia dal punto di vista nutrizionale sia da quello economico. Anche orientarsi verso specie meno costose, come merluzzo, nasello, alici e altri pesci azzurri, può aiutare a contenere la spesa.
Per quanto riguarda i carboidrati complessi, cereali e derivati mantengono generalmente costi relativamente contenuti, anche se alcuni prodotti, come il pane, hanno subito rincari significativi negli ultimi anni.
E frutta e verdura?
Su questo tema ho letto stime molto diverse tra loro. Si trovano spesso esempi basati su prodotti come pesche, albicocche o ciliegie, che in alcuni periodi dell'anno possono raggiungere prezzi elevati. Tuttavia la forbice di prezzo è enorme e, a mio parere, la scelta migliore è acquistare in base alle proprie possibilità.
Se puoi permetterti senza particolari problemi prodotti più costosi, va benissimo. Se non puoi, esistono comunque numerose alternative valide e più economiche, come mele, banane, meloni o angurie, oltre a punti vendita che permettono di acquistare frutta e verdura a prezzi più contenuti.
Si potrebbe discutere a lungo sul rapporto tra qualità, provenienza e prezzo, ma credo che ognuno debba saper gestire le proprie priorità in modo consapevole.
Personalmente vivo a Genova, una città che non è particolarmente nota per essere economica. Eppure riesco spesso ad acquistare frutta e verdura spendendo mediamente tra 1 e 2 € al kg. Significa necessariamente che sto comprando prodotti di qualità inferiore? Non lo so. Quello che so è che si tratta di una scelta coerente con le mie priorità e con il mio budget. Peraltro, spendere molto di più non garantisce automaticamente una qualità superiore: talvolta a fare la differenza è semplicemente il luogo in cui si acquista.
Non voglio nemmeno entrare nel merito dei numerosi prodotti "proteici", "low carb" e simili, spesso caratterizzati da prezzi decisamente elevati. Al netto di specifiche necessità cliniche, sono generalmente prodotti tutt'altro che indispensabili e il loro acquisto rimane una scelta personale.
In tutto questo sto volutamente tralasciando altri due aspetti.
Il primo è che, mediamente, la popolazione assume più calorie di quelle necessarie al proprio fabbisogno energetico. Quando ciò accade in modo sistematico, comporta inevitabilmente anche una maggiore spesa alimentare.
Il secondo riguarda gli sprechi alimentari. In Italia siamo mediamente abbastanza virtuosi sotto questo aspetto, e ne sono molto felice. Resta però il fatto che lo spreco alimentare continua a rappresentare un problema rilevante: oltre all'impatto ambientale, comporta anche una perdita economica diretta per chi acquista il cibo.
Cosa voglio dire con tutto questo?
Che la vita è fatta di scelte e di possibilità. A volte sono le possibilità economiche a limitare le scelte, e questo è un dato di fatto che non va ignorato. Rimane però importante essere consapevoli di ciò che acquistiamo quando entriamo in un supermercato o in un mercato: scegliere in base alle proprie possibilità, certo, ma anche in base alle proprie priorità e ai propri obiettivi.