Dott. Valentino Iovine - Dietista Nutrizionista

Dott. Valentino Iovine - Dietista Nutrizionista Il termine "dieta" fa sempre paura, ma sai cos'è davvero? Dieta non vuol dire rinunce, fame o sensi di colpa. Il mio obiettivo? Non esitare a contattarmi!

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Recentemente ho chiesto, in un post, quali fossero i principali motivi che vi hanno spinto a interrompere un percorso nu...
22/06/2026

Recentemente ho chiesto, in un post, quali fossero i principali motivi che vi hanno spinto a interrompere un percorso nutrizionale. Una delle risposte più frequenti è stata: la noia, la monotonia.

Questo mi ha portato a riflettere. Perché anche un professionista può imparare molto non solo dai propri pazienti, ma dall'utenza in generale. Da dove nasce questa sensazione? Cosa rende una dieta noiosa?

Ho provato a darmi alcune risposte: schemi troppo rigidi, poca varietà nella scelta degli alimenti, l'idea che "dieta" significhi soltanto pollo alla griglia, spinaci bolliti e riso in bianco. Perché, spesso, si ha la percezione di essere a dieta solo quando si mangia in modo punitivo. Tutto insapore e scondito.

Ma non dovrebbe essere così.

Nei piani alimentari che propongo ci sono oltre 30 alternative per i secondi piatti, una ventina di fonti di carboidrati e totale libertà nella scelta di frutta e verdura. Certo, alcuni alimenti possono essere sconsigliati o da limitare in frequenza e quantità, ma raramente parlo di eliminazioni assolute. Lo stesso vale per le preparazioni: purché si rispettino le quantità previste di alimenti e condimenti, non consiglio particolari restrizioni.

Un altro aspetto che, secondo me, merita attenzione riguarda le diete con menù prestabiliti. Possono essere comode e utili in determinate situazioni, ma possono anche aumentare il rischio di cadere nella routine e nella monotonia. Ecco perché le propongo raramente e, nella maggior parte dei casi, preferisco programmi più flessibili, capaci di adattarsi alle esigenze della persona e di lasciare spazio alla varietà, senza trasmettere la sensazione di uno schema rigido e immutabile.

Ora sono curioso di leggere la vostra esperienza: cosa ha reso noiosa o monotona una dieta che avete seguito?

[📷 Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.]










Loro sono Laura e Anna (nomi di fantasia). Hanno iniziato lo stesso identico percorso, ma con due mentalità completament...
19/06/2026

Loro sono Laura e Anna (nomi di fantasia). Hanno iniziato lo stesso identico percorso, ma con due mentalità completamente diverse nei confronti del tempo.

Troppo spesso ci approcciamo al cambiamento con il timer in mano. Se la bilancia non si muove nelle prime settimane, pensiamo subito: "Non funziona, devo cambiare metodo".

È esattamente quello che è successo a Laura. Al primo stallo (che può essere normalissimo) ha mollato il colpo per cercare la scorciatoia: una dieta drastica, poi un beverone, poi l'ennesimo "guru" del momento. Il risultato dopo un anno? È tornata al punto di partenza, con più frustrazione e una confusione totale su cosa significhi mangiare.

Anna, invece, si è data una possibilità. Ha accettato che il corpo ha i suoi tempi, che gli stalli fanno parte del gioco e che i veri risultati si vedono sulla distanza, non dopo sette giorni. Non ha cercato magie, ha solo dato tempo al tempo.

Il problema quasi mai è la dieta in sé, ma la fretta che ci mettiamo.

Mollare un percorso prima ancora di avergli dato qualche mese di tempo, o saltare di continuo da un approccio all'altro sperando nel miracolo, serve solo a resettare i progressi e a stancare la mente, oltre che il corpo.

Non esiste l'approccio perfetto universale e non devi per forza seguire un metodo rigido. Ma qualunque sia la strada che decidi di intraprendere per la tua salute, ricorda: datti il tempo di farla funzionare.

Le scorciatoie non esistono, le sane abitudini sì.

💬 Ti è mai capitato di rispecchiarti in Laura e di mollare un percorso solo perché i risultati non arrivavano subito? Parliamone nei commenti.

Uno degli argomenti più discussi negli ultimi tempi è sicuramente quello dei costi dell'alimentazione: quanto spendiamo ...
17/06/2026

Uno degli argomenti più discussi negli ultimi tempi è sicuramente quello dei costi dell'alimentazione: quanto spendiamo davvero per mangiare?

L'ultima rilevazione ufficiale ISTAT sulla spesa delle famiglie, relativa al 2024 e pubblicata nell'ottobre 2025, indica una spesa media di circa 532 € al mese per alimentari e bevande analcoliche, riferita a una famiglia composta mediamente da 2-3 persone.

Ma quanto questi dati si avvicinano alla realtà? A giudicare da ciò che leggo spesso online, sembrerebbe poco. Facendo qualche ricerca, emergono infatti valori orientativi di questo tipo:

Single: 180-300 €
Coppia: 350-600 €
Famiglia di 3-4 persone: 500-900 €
Famiglia particolarmente attenta alla qualità (molti prodotti freschi, pesce, carne, biologico): 700-1.200 € o più

Ovviamente si tratta di stime molto variabili, che dipendono dalle abitudini alimentari, dalla zona geografica e dalle scelte individuali.

Un altro concetto spesso espresso è che mangiare sano, o seguire un modello alimentare mediterraneo, costi necessariamente di più. Ma è davvero così?

Forse, almeno in parte, meno di quanto si creda. Seguire un modello alimentare prevalentemente vegetale, come suggerito dalle principali linee guida internazionali, comporta generalmente una riduzione del consumo di carne, in particolare di quella rossa, che viene consumata in quantità mediamente superiori a quelle raccomandate e che presenta spesso costi più elevati rispetto ad altre fonti proteiche.

I legumi, ad esempio, rappresentano una scelta decisamente più economica, anche quando si acquistano già cotti e confezionati. Quelli secchi hanno generalmente costi molto contenuti e permettono di preparare numerosi pasti a fronte di una spesa ridotta.

Un discorso leggermente diverso riguarda il pesce, che effettivamente tende ad avere un costo medio più elevato. Tuttavia la variabilità di prezzo è enorme: si passa da specie meno richieste e più economiche, come alici e altri piccoli pesci azzurri, a prodotti ben più costosi come salmone e tonno.

A questo proposito vale la pena ricordare che i prodotti surgelati vengono spesso sottovalutati. Pur non essendo sempre più economici, in molti casi rappresentano una valida alternativa sia dal punto di vista nutrizionale sia da quello economico. Anche orientarsi verso specie meno costose, come merluzzo, nasello, alici e altri pesci azzurri, può aiutare a contenere la spesa.

Per quanto riguarda i carboidrati complessi, cereali e derivati mantengono generalmente costi relativamente contenuti, anche se alcuni prodotti, come il pane, hanno subito rincari significativi negli ultimi anni.

E frutta e verdura?

Su questo tema ho letto stime molto diverse tra loro. Si trovano spesso esempi basati su prodotti come pesche, albicocche o ciliegie, che in alcuni periodi dell'anno possono raggiungere prezzi elevati. Tuttavia la forbice di prezzo è enorme e, a mio parere, la scelta migliore è acquistare in base alle proprie possibilità.

Se puoi permetterti senza particolari problemi prodotti più costosi, va benissimo. Se non puoi, esistono comunque numerose alternative valide e più economiche, come mele, banane, meloni o angurie, oltre a punti vendita che permettono di acquistare frutta e verdura a prezzi più contenuti.

Si potrebbe discutere a lungo sul rapporto tra qualità, provenienza e prezzo, ma credo che ognuno debba saper gestire le proprie priorità in modo consapevole.

Personalmente vivo a Genova, una città che non è particolarmente nota per essere economica. Eppure riesco spesso ad acquistare frutta e verdura spendendo mediamente tra 1 e 2 € al kg. Significa necessariamente che sto comprando prodotti di qualità inferiore? Non lo so. Quello che so è che si tratta di una scelta coerente con le mie priorità e con il mio budget. Peraltro, spendere molto di più non garantisce automaticamente una qualità superiore: talvolta a fare la differenza è semplicemente il luogo in cui si acquista.

Non voglio nemmeno entrare nel merito dei numerosi prodotti "proteici", "low carb" e simili, spesso caratterizzati da prezzi decisamente elevati. Al netto di specifiche necessità cliniche, sono generalmente prodotti tutt'altro che indispensabili e il loro acquisto rimane una scelta personale.

In tutto questo sto volutamente tralasciando altri due aspetti.

Il primo è che, mediamente, la popolazione assume più calorie di quelle necessarie al proprio fabbisogno energetico. Quando ciò accade in modo sistematico, comporta inevitabilmente anche una maggiore spesa alimentare.

Il secondo riguarda gli sprechi alimentari. In Italia siamo mediamente abbastanza virtuosi sotto questo aspetto, e ne sono molto felice. Resta però il fatto che lo spreco alimentare continua a rappresentare un problema rilevante: oltre all'impatto ambientale, comporta anche una perdita economica diretta per chi acquista il cibo.

Cosa voglio dire con tutto questo?

Che la vita è fatta di scelte e di possibilità. A volte sono le possibilità economiche a limitare le scelte, e questo è un dato di fatto che non va ignorato. Rimane però importante essere consapevoli di ciò che acquistiamo quando entriamo in un supermercato o in un mercato: scegliere in base alle proprie possibilità, certo, ma anche in base alle proprie priorità e ai propri obiettivi.

Se dovessi assumere un farmaco, probabilmente non ti affideresti al primo consiglio trovato online.Quando si parla di al...
15/06/2026

Se dovessi assumere un farmaco, probabilmente non ti affideresti al primo consiglio trovato online.

Quando si parla di alimentazione, invece, spesso facciamo esattamente questo.

Secondo te, perché succede?

E' perchè vedi l'alimentazione come un qualcosa di più semplice? Che necessità meno "professionalità"? O c'è dell'altro?

Scrivimelo nei commenti!








Vi faccio una domanda.Se avete mai iniziato un percorso alimentare o nutrizionale senza portarlo fino all'obiettivo che ...
09/06/2026

Vi faccio una domanda.

Se avete mai iniziato un percorso alimentare o nutrizionale senza portarlo fino all'obiettivo che vi eravate prefissati, secondo voi perché è successo?

Non mi interessa la risposta "giusta", ma la vostra esperienza.

Qual è stata la causa principale, o quella che avete percepito come più importante?

Scrivetelo nei commenti, anche con una sola parola.

Sono curioso di leggere le vostre risposte.

E se non avete mai seguito un percorso nutrizionale, secondo voi qual è il motivo per cui le persone mollano più spesso?












Negli ultimi anni il termine "infiammazione" è diventato una sorta di spiegazione universale. Sei stanco? Infiammazione....
03/06/2026

Negli ultimi anni il termine "infiammazione" è diventato una sorta di spiegazione universale. Sei stanco? Infiammazione. Hai gonfiore? Infiammazione. Non dimagrisci? Infiammazione. Hai mal di testa? Sempre infiammazione.

Il problema non è parlare di infiammazione. Il problema è usare questo termine per spiegare qualsiasi sintomo senza una diagnosi e senza nemmeno chiarire di cosa si stia parlando.

Eppure tutti sembrano improvvisamente "infiammati" e tutti devono combattere un nemico preciso.

Si parte spesso da una paura, da una frustrazione o da un dolore reale. Si convince la persona che la causa sia una misteriosa "infiammazione" e poi le si offre una soluzione già pronta da acquistare.

È un meccanismo comunicativo estremamente efficace, perché chi soffre cerca risposte. Ma proprio per questo richiederebbe ancora più rigore, non meno.
È così che funzionano molte narrazioni alimentari di successo: il problema non è complesso, multifattoriale o da valutare caso per caso. No. Il problema è il glutine. O il lattosio. O qualche altro alimento da mettere alla gogna.

E allora scatta il pensiero rassicurante: "Ecco perché non funzionava. Ecco perchè stavo male, perchè non eliminavo la tal cosa."

Il rischio di questo approccio è che si finiscano per eliminare intere categorie di alimenti senza una reale indicazione clinica, trasformando un concetto medico in uno slogan di marketing. È decisamente facile fare i professionisti così: si crea un bisogno, si propone una soluzione e si raccolgono i consensi che inevitabilmente arrivano quando si promettono spiegazioni semplici a problemi complessi.

Ammetto che sarebbe bello fare marketing così: si individua un nemico semplice, si convince il pubblico che ne soffra e poi si vende la soluzione.

Peccato che faccia il dietista e che esistano etica professionale e deontologia.
Perché creare un nemico è facile. Capire davvero l'origine di un problema e trovare una soluzione appropriata richiede molto più lavoro.

Per qualche motivo, quando indossi un camice o svolgi una professione sanitaria, molte persone si aspettano che tu sia s...
01/06/2026

Per qualche motivo, quando indossi un camice o svolgi una professione sanitaria, molte persone si aspettano che tu sia sempre perfetto.

Sempre preparato.
Sempre motivato.
Sempre sicuro.
Sempre all'altezza.

La verità è che dietro ogni professionista c'è una persona normale che cerca di fare bene il proprio lavoro.

E forse la fiducia non dovrebbe nascere dalla perfezione, ma dalla trasparenza

Tu che rapporto hai con l'idea di "professionista perfetto"?

Lei è A, una mia cara giovane paziente che, dopo anni, ha deciso di iniziare a prendersi cura di un aspetto della sua vi...
28/05/2026

Lei è A, una mia cara giovane paziente che, dopo anni, ha deciso di iniziare a prendersi cura di un aspetto della sua vita con cui combatteva da molto tempo.

Ma il suo obiettivo non era semplicemente “perdere peso”.
Con parole sue, voleva riprendere in mano la propria vita.

Quando abbiamo iniziato il percorso, però, c’era una cosa molto chiara: la bilancia le creava un po' di disagio. E quel disagio, sebbene poco, non andava forzato.

Così abbiamo scelto un’altra strada.

Niente peso. Solo altri parametri: circonferenze, energie, fame, sazietà, qualità della vita quotidiana.

Nel corso dei mesi è successa una cosa che, per molti, sembra quasi un controsenso: A ha iniziato a mangiare di più rispetto a prima.
Più struttura, più regolarità, più equilibrio.

Eppure il corpo cambiava.
Aveva più energie, meno fatica nei movimenti, più sazietà, meno stanchezza mentale e fisica.

E mentre ritrovava spazio nella sua vita quotidiana, anche le circonferenze cambiavano lentamente nel corso dei mesi: -28 cm in vita, -25 cm in addome, -16 cm sui fianchi.

Non attraverso restrizioni estreme, ma mettendo ordine.

Perché spesso il problema non è mangiare “troppo”. Molto più spesso è mangiare senza struttura, senza continuità, senza equilibrio.

E no, non abbiamo mai avuto bisogno della bilancia per capire che il percorso stava andando nella direzione giusta.

Forse questo post serve soprattutto a ricordare una cosa: non esiste un solo modo corretto per affrontare un percorso nutrizionale.

Se la bilancia ti fa stare male, si può lavorare senza bilancia. E se anche i centimetri diventano difficili da gestire, esistono comunque altri modi per capire se si sta meglio.

Perché il benessere non vive dentro un numero.








Quante volte hai pensato: “Da lunedì cambio alimentazione”?Senza sapere davvero da dove iniziare.Un primo confronto può ...
26/05/2026

Quante volte hai pensato: “Da lunedì cambio alimentazione”?
Senza sapere davvero da dove iniziare.
Un primo confronto può aiutarti a fare chiarezza, senza diete impossibili.

Se vuoi saperne di più, puoi contattarmi senza impegno al 339 1234664 o tramite messaggio su Facebook.

Di norma parlo di nutrizione, ed evito abbastanza rigidamente di entrare in argomenti che non siano il mio ambito profes...
21/05/2026

Di norma parlo di nutrizione, ed evito abbastanza rigidamente di entrare in argomenti che non siano il mio ambito professionale.
Ma c’è una cosa su cui, da cittadino prima ancora che da dietista, sento di voler dire la mia.

Non trovo giusto che assorbenti, coppette, tamponi e prodotti simili abbiano ancora costi così alti (per non dire: "Che abbiano costi", punto).
Perché avere le mestruazioni non è una scelta, non è un vezzo, non è una “condizione patologica”: per milioni di donne è semplicemente una normalissima funzione biologica. Non richiesta, spesso invalidante.

Eppure, di fatto, esiste una spesa obbligata legata al semplice fatto di essere nate donne. Una sorta di tassa biologica silenziosa che abbiamo normalizzato.

No, non sto dicendo che tutto debba essere regalato indistintamente.
Ma possibile che in un paese civile non si riesca almeno a garantire una copertura essenziale?

Che ne so: un sistema tramite farmacia, tessera sanitaria, piano dedicato, chiamatelo come volete.
Una fornitura base garantita per alcuni mesi, con una gamma minima di prodotti per le diverse esigenze.
Poi, se una persona preferisce marche specifiche o soluzioni più costose, liberissima di comprarle. Ma almeno il necessario dovrebbe essere accessibile senza che diventi un peso economico ricorrente.

Perché qui non stiamo parlando di un lusso. Stiamo parlando di igiene, salute, dignità e normalità.

E sinceramente mi sorprende che ancora oggi il dibattito venga spesso trattato come se fosse una richiesta “eccessiva” o un privilegio. Non lo è. È una necessità.

Sono curioso di sapere se sono io a vederla così o se anche altre persone la pensano allo stesso modo. Raccontatemi un po' la vostra opinione (sempre con educazione, s'intende).

Fine della parentesi fuori tema.
Domani torno a parlare di alimentazione. Promesso.

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Genova
16123

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Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
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Venerdì 09:00 - 19:00
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