04/09/2026
A volte diventiamo adulti proprio quando smettiamo di aspettare dai nostri genitori ciò che, per tutta la vita, avremmo voluto ricevere da loro.
Accettare i limiti emotivi di un genitore non significa dire che quello che è mancato non era importante, né cancellare le ferite, giustificare comportamenti che ci hanno fatto stare male o convincersi che, in fondo, sarebbe potuto andare diversamente.
Significa arrivare, prima o poi, a riconoscere una realtà spesso dolorosa: i nostri genitori sono persone con una propria storia, le proprie fragilità, le proprie paure e, soprattutto, con capacità emotive che possono essere state molto diverse da quelle di cui noi avevamo bisogno.
Ci sono genitori che hanno saputo prendersi cura dei figli, ma non hanno mai saputo parlare davvero di emozioni. Altri che hanno dato moltissimo sul piano pratico, ma hanno fatto fatica a offrire vicinanza emotiva. Altri ancora che, davanti alla sofferenza del figlio, si sono chiusi, hanno minimizzato, si sono difesi oppure non hanno saputo trovare le parole e la presenza necessarie.
Da bambini, però, non avevamo gli strumenti per comprendere tutto questo.
Un bambino non pensa che il proprio genitore abbia dei limiti emotivi. Più facilmente pensa che ci sia qualcosa che non va in lui, che debba essere più bravo, meno sensibile, meno bisognoso, più facile da gestire per poter finalmente ricevere quella vicinanza che cerca.
Da adulti possiamo comprendere molto di più.
Possiamo vedere la persona oltre il ruolo di genitore, comprendere la sua storia e riconoscere ciò che probabilmente non ha saputo ricevere a sua volta.
Ma comprendere non significa necessariamente smettere di soffrire.
E soprattutto, comprendere non significa dover continuare ad aspettare.
A volte l'accettazione arriva proprio quando smettiamo di chiedere a quella persona di diventare finalmente il genitore di cui avremmo avuto bisogno e iniziamo a riconoscere, con maggiore lucidità, ciò che può darci e ciò che invece non è in grado di darci.
È una consapevolezza che può fare male, perché comporta anche un piccolo lutto: quello per ciò che avremmo voluto vivere e che forse non vivremo mai nel modo in cui lo avevamo immaginato.
Ma può anche liberarci.
Perché quando smettiamo di aspettare che qualcuno cambi per poter stare bene, possiamo finalmente iniziare a prenderci cura di quella parte di noi che per tanto tempo è rimasta in attesa.
Non per smettere di avere bisogno degli altri, ma per non affidare più il nostro valore e la nostra serenità alla speranza che qualcuno, un giorno, riesca finalmente a darci ciò che non ha saputo darci prima.
E.S.