Dott.ssa Giorgia Proto Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Giorgia Proto    Psicologa   Psicoterapeuta Medicina e salute

E’ necessario investire sui centri di salute mentale garantendo ai cittadini un servizio gratuito valido e sulla prevenz...
05/09/2026

E’ necessario investire sui centri di salute mentale garantendo ai cittadini un servizio gratuito valido e sulla prevenzione, questi casi aumenteranno soprattutto con il cambiamento climatico dato che il caldo eccessivo è un trigger per molte persone con vulnerabilità psichica o fisica.

Dr.ssa Giorgia Proto

“Volevo stare lontano, non volevo dormire con lei quella sera». Federico, il nome è di fantasia, indossa una maglietta e un paio di jeans. È un bel ragazzo proprio come i vicini di quel palazzo di Centocelle, a Roma, in cui domenica scorsa si è consumato l'orrore, lo hanno descritto: fisico palestrato, ma non eccessivamente, capelli castani, sguardo intenso. È lucido ma in stato confusionale. Finora sono state stilate tre diverse relazioni, che sembrano confermare problemi di natura psichiatrica tali da rendere incompatibile la presenza del giovane all'interno di una struttura detentiva minorile e da minare la capacità del 16enne di reggere il giudizio. Tre giorni fa a mani n**e ha colpito violentemente la madre, che continueremo a chiamare Silvia, 50 anni ancora da compiere, fino a provocarle lesioni tanto gravi che la donna è poi morta al policlinico di Tor Vergata. Lui è stato portato nel Centro di prima accoglienza Virginia Agnelli.

Non una lacrima. Nessun riferimento a quanto accaduto, nessun pentimento. Sabato sera, ovvero il giorno prima dell'aggressione mortale, il ragazzo ha chiamato la polizia: «Volevo stare lontano da lei, frequenta persone sbagliate». Gli agenti delle volanti intervenuti in quell'appartamento intuiscono che qualcosa non va anche perché il giovane denuncia un fatto grave che tuttavia non trova riscontro, ovvero che la madre lo stesse costringendo a «bere della birra e altri alcolici». Viene dunque portato in ospedale, «ho detto ai medici se potevo dormire li, mi hanno mandato a casa». La notte trascorre e chissà in quale modo. Nel primo pomeriggio la violenza. A tre giorni dall'aggressione mortale Federico è convinto di aver parlato con i suoi amici, con la sua fidanzata. Cosa impossibile perché non ha avuto altre interlocuzioni se non quelle con gli educatori, con gli psicologi e con il suo legale. È come se fosse in atto un "transfer": sa dove si trova ma crede di aver compiuto azioni irrealistiche. Durante il colloquio con il suo avvocato passa da un argomento all'altro senza un apparente filo logico.

di Camilla Mozzetti

Un trauma non è solo quello che ci è successo, ma anche ciò che quell’esperienza ha lasciato dentro di noi.A volte il ce...
03/09/2026

Un trauma non è solo quello che ci è successo, ma anche ciò che quell’esperienza ha lasciato dentro di noi.

A volte il cervello non riesce a elaborare completamente un evento difficile e continua a reagire come se il pericolo fosse ancora presente, attraverso ansia, paura, immagini, pensieri o sensazioni che tornano nel tempo.

Con percorsi terapeutici specifici, come l’EMDR, è possibile aiutare il cervello a rielaborare quei ricordi, affinché possano appartenere al passato senza avere più la stessa intensità nel presente.

Il ricordo non viene cancellato: cambia il modo in cui lo viviamo. 🤍

Alcune esperienze lasciano un segno profondo: un incidente, una perdita improvvisa, una violenza, un abbandono, una malattia, ma anche situazioni ripetute di trascuratezza, critica o umiliazione nel corso del tempo. A distanza di mesi o anni, può capitare di rivivere sensazioni legate a quegli even...

La consapevolezza emotiva inizia quando smettiamo di giudicare ciò che proviamo e iniziamo a chiederci: “Che cosa mi sta...
02/09/2026

La consapevolezza emotiva inizia quando smettiamo di giudicare ciò che proviamo e iniziamo a chiederci: “Che cosa mi sta dicendo questa emozione?”

Rabbia, tristezza, paura, frustrazione: ogni emozione porta con sé un messaggio. Imparare a riconoscerlo ci aiuta a rispondere con maggiore lucidità, invece di agire automaticamente.

Non si tratta di controllare le emozioni, ma di conoscerle abbastanza da non esserne guidati senza accorgercene. 🌸❤️

27/08/2026
22/08/2026

La "damnatio memoriae" dei sentimentiNell'antica Roma, quando un imperatore cadeva in disgrazia, non bastava condannarlo...
05/07/2026

La "damnatio memoriae" dei sentimenti

Nell'antica Roma, quando un imperatore cadeva in disgrazia, non bastava condannarlo: bisognava cancellarlo. Il Senato ordinava la damnatio memoriae — si scalpellava il suo nome dalle iscrizioni, si fondevano le sue statue, si bruciavano i suoi ritratti. Come se non fosse mai esistito.

Nelle relazioni facciamo qualcosa di sorprendentemente simile. Dopo una rottura dolorosa, cancelliamo le foto, blocchiamo i contatti, evitiamo i luoghi condivisi, a volte riscriviamo persino il ricordo di quella persona rendendolo tutto negativo, come se non ci fosse mai stato nulla di buono.

È un meccanismo umano, comprensibile: cancellare fa meno male che ricordare. Ma c'è una differenza importante tra i romani e noi. Loro volevano cancellare la memoria collettiva di un nemico politico. Noi, cancellando, rischiamo di amputare un pezzo della nostra storia — e con essa, la possibilità di capire chi eravamo in quella relazione, cosa abbiamo imparato, perché è finita.

La vera elaborazione non è scalpellare il ricordo, ma integrarlo: lasciargli il suo posto, senza che continui a governare il presente.

Non tutto ciò che ci ha fatto soffrire merita di essere cancellato. A volte merita solo di essere capito.

Dal web

19/06/2026

Scopri come riconoscere ansia e stress nella vita quotidiana, quali segnali osservare e quando può essere utile rivolgersi a uno psicologo per un supporto individuale.

COSA FA UNA PERSONA PRESENTE E CONSAPEVOLE DAVANTI ALLA MANIPOLAZIONEUna persona centrata non reagisce automaticamente.O...
19/02/2026

COSA FA UNA PERSONA PRESENTE E CONSAPEVOLE DAVANTI ALLA MANIPOLAZIONE

Una persona centrata non reagisce automaticamente.
Osserva.
Rallenta.
Rimane presente.

Non combatte la manipolazione sul piano della forza, ma su quello della coscienza.

1. Non risponde immediatamente

La manipolazione ha bisogno di rapidità: spingerti a reagire, difenderti, spiegarti, cedere.
La pausa rompe il ritmo.

Non è disinteresse.
È libertà dal tempo imposto dall’altro.

Quando non reagisci “a comando”, chi manipola perde la capacità di anticiparti.

2. Mantiene un volto e una postura neutri

Il corpo comunica più delle parole.

Chi manipola cerca micro-segnali: tensione, paura, rabbia, esitazione.
Una presenza neutra sottrae dati emotivi.

Non si capisce se sei colpito, se stai valutando, se stai rifiutando.
E l’altro, senza appigli, perde precisione.

3. Usa parole essenziali

Frasi brevi, sobrie, non reattive:
“Capisco.”
“Ho preso nota.”
“Va bene.”

Non alimentano la conversazione, non offrono materiale da distorcere.
Non giustificano, non attaccano.

Chi è consapevole chiude lo spazio manipolativo senza creare scontro.

4. Non si lascia trascinare nell’urgenza

La manipolazione accelera: pressa, forza, crea fretta.

La persona consapevole mantiene un ritmo stabile.
Tono calmo.
Movimenti lenti.
Respirazione regolare.

Così riprende il controllo del tempo.
Non entra nella corrente dell’altro: resta nel proprio centro.

5. Non si spiega

Ogni spiegazione diventa materiale da usare contro di te.
Chi manipola chiede “perché” non per capire, ma per trovare appigli.

La persona consapevole risponde con semplicità:
“Non è possibile.”
“Non funziona per me.”
“Non sono disponibile.”

Nessuna giustificazione.
Meno parole, meno spazio per l’intrusione.

6. Seleziona dove mettere attenzione

Non tutto merita risposta.

Domande cariche, sensi di colpa, frecciate, allusioni:
se non ricevono attenzione, perdono forza.

Non è negazione.
È scelta.

Col tempo, il campo relazionale cambia:
alcuni comportamenti smettono di esistere perché non trovano più nutrimento.

7. Ha confini chiari e costanti

La manipolazione si nutre di incoerenza.

Se oggi cedi e domani resisti, l’altro continua a provare.
Se il confine è stabile, prevedibile, sempre uguale, il gioco si esaurisce.

Non è rigidità.
È affidabilità interiore.

E quando la manipolazione non funziona più, l’altro ha solo due possibilità:
cambiare… o allontanarsi.

LA DIFFERENZA PROFONDA

Una persona inconsapevole reagisce.
Una persona consapevole osserva.

Una combatte.
L’altra si sottrae al meccanismo.

NON SI FA TRASCINARE NELL'ARENA DEL MANIPOLATORE: STA FUORI DAI GIOCHI

Non vince perché è più forte, ma perché non partecipa allo stesso piano.

La vera forza non è nel confronto, ma nella presenza.
Non nel dominare, ma nel non essere dominabili.

Il silenzio, usato con coscienza, non è assenza.
È struttura.
È confine.
È lucidità.

Quando smetti di alimentare il circuito della manipolazione, esso perde la sua base.
Non può adattarsi a ciò che non riesce a leggere.

Col tempo, la tua stabilità diventa il nuovo riferimento del campo relazionale:
non più rumorosa,
non aggressiva,
non fragile,

ma immobile.

E lì accade qualcosa di decisivo.

Non hai vinto contro qualcuno.
Hai smesso di essere governato dai suoi meccanismi.

Ci sono rotture che distruggono.E ci sono rotture che trasformano.Quando la pressione arriva solo dall’esterno, la vivia...
11/02/2026

Ci sono rotture che distruggono.
E ci sono rotture che trasformano.
Quando la pressione arriva solo dall’esterno, la viviamo come trauma: qualcosa ci invade, ci spezza, ci fa sentire impotenti. È un’interruzione subita.
Ma quando la rottura nasce dall’interno, non è collasso.
È evoluzione.
È il momento in cui la struttura che ci teneva al sicuro diventa troppo stretta.
Quando l’identità che abbiamo costruito non ci rappresenta più.
Quando restare uguali fa più male che cambiare.
Dal punto di vista psicologico, crescere è sempre una frattura:
tra ciò che eravamo e ciò che stiamo diventando.
Non è comodo.
Non è lineare.
Non è indolore.
Ma è vita che preme dall’interno.
Le grandi trasformazioni non avvengono perché qualcuno ci rompe.
Avvengono perché qualcosa dentro di noi non può più restare chiuso.
E allora la crepa non è la fine.
È il passaggio.

Indirizzo

Piazza San Nicola Giugliano In Campania NA
Giugliano In
80014

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